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Le 80 primavere al Giardino Botanico Alpino Viote

Dal 1938, il giardino più grande e antico dell’arco alpino – Inaugurazione delle attività: giovedì 21 giugno ore 14.30

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Sono 80 le primavere fiorite del Giardino Botanico Alpino delle Viote di Monte Bondone.
Questo luogo incantato della media montagna trentina, scelto per la naturale ricchezza botanica delle praterie a sfalcio e delle torbiere, per la ricchezza d'acqua e per l'esposizione soleggiata.
Nel 1938 l’allora Museo di Storia Naturale della Venezia Tridentina ne fondò il primo nucleo e oggi, quale sede territoriale del Museo delle Scienze - MUSE, questo angolo di paradiso botanico consta di ben 10 ettari di un’equilibrata gestione tra conservazione della natura e proposte floristiche di grande interesse.
 
Rispetto alle origini, il Giardino Botanico Alpino si è ampliato in estensione, strutture e attività per il pubblico, mantenendo sempre intatta la sua funzione di ricerca e conservazione delle specie botaniche, soprattutto quelle a rischio di estinzione.
Nel periodo recente, una particolare attenzione è stata riservata alle attività per il pubblico; non solo appassionati di botanica ma anche famiglie che vogliono trascorrere alcune ore al fresco del Monte Bondone.
Le gradevolissime e interessanti attività per il pubblico, a stretto contatto con la natura del Giardino botanico, si tengono con cadenza quasi giornaliera nel periodo da fine giugno ad agosto.
Il programma di quest’anno è arricchito di numerose novità, tra le quali segnaliamo in particolare l’Activity book Taccuino dell’esploratore, la Nanna al Giardino.
Quest’anno, l’inaugurazione ufficiale delle attività si tiene giovedì 21 giugno alle 14.30.
 

 
«Stiamo vivendo un momento di intensa riflessione sul Monte Bondone e il suo futuro, – spiega Michele Lanzinger, direttore del MUSE. – In molti pensiamo che sia una sorta di grande parco periurbano il quale presenta in modo distinto una sua dimensione di natura incontaminata e una di maggiore frequentazione per il pubblico.
«Il territorio delle Viote indubitabilmente appartiene alla prima, così come confermato dall’istituzione della Rete delle Riserve del Monte Bondone.
«Una funzione dunque prioritariamente rivolta alla conservazione e alla contemplazione dei grandi valori naturalistici di questo territorio. In questa meravigliosa cornice, troviamo proprio il Giardino Botanico Alpino che si candida a sostenere e motivare ulteriormente lo sforzo di considerare questo territorio uno dei patrimoni naturalistici più rilevanti dei dintorni di Trento.
«Un territorio al contempo da conservare e da promuovere per una fruizione accorta, responsabile e illuminata dalle esperienze che ai suoi entusiasti visitatori sono qui proposte.»
 

 
 Un po’ di storia 
Il Giardino Botanico Alpino Viote è uno dei più antichi e vasti delle Alpi. Il nucleo originario consiste in una collezione iniziale di piante alpine collocate su aiuole rocciose.
Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale l’attività di molti botanici e studiosi ha portato il Giardino a essere conosciuto per la sua importanza scientifica.
Negli anni ’60 – grazie alla spinta data dal botanico trentino Vittorio Marchesoni professore all’Università di Camerino – sono state costruite nuove grandi aiuole, introducendo molte specie extra-europee e disponendo le piante secondo un criterio fitogeografico, cioè secondo l’area di provenienza delle specie.
L’impianto base è ancora osservabile nelle aiuole dedicate ai diversi massicci montuosi del mondo: Alpi, Balcani, Carpazi, Caucaso, Pirenei, Montagne Rocciose, Himalaya e Appennini.
Gli anni a seguire hanno portato a una sempre maggiore espansione delle sue collezioni, alla costruzione del laghetto, alla sistemazione della torbiera e al miglioramento delle strutture e delle attività per il pubblico.
 

 
 Strutture e spazi 
Il Giardino si compone di un’area storica ricca di specie endemiche e minacciate, coltivate in aiuole rocciose, e di un’area a parco composta da praterie fiorite, boschi, torbiere e campi coltivati per una superficie totale di circa 10 ettari.
Fanno parte della struttura uno spazio coperto per attività di interpretazione naturalistica e
il Rifugio Capanna Catoni, con una parte destinata alle funzioni di supporto alle attività del Giardino, laboratori e uffici, e un piccolo spazio espositivo a tema erboristico denominato «Sala delle Erbe» dov’è allestito un essiccatoio tradizionale e sono esposte decine di piante medicinali coltivate in Giardino. In adiacenza il Rifugio Viote, offre ristorazione e piccola ospitalità.
Una piccola biglietteria segna inoltre l’ingresso con le importanti funzioni addizionali di bookshop, punto informativo e distribuzione materiali per la visita, accoglienza cani, prestito passeggini a tre ruote e prestito coperte da picnic.
 

 
 Ricerca e collezioni 
Un Giardino Botanico non risponde solo a criteri estetici ma svolge un’importante funzione scientifica. Le piante in coltivazione costituiscono infatti una ben documentata collezione di riferimento, per promuovere la ricerca e la conservazione della biodiversità vegetale e l’educazione ambientale ad essa connessa.
In particolare alle Viote
- si attua un periodico programma di verifica della corretta identificazione ed etichettatura delle specie in coltivazione per garantirne la valenza di riferimento scientifico;
- si coltivano 70 specie trentine a rischio d’estinzione per caratterizzarne l’autoecologia e contribuire alla loro conservazione, mantenendone viva un riserva di sicurezza;
- si raccolgono i semi delle piante coltivate per contribuire alla rete di scambio tra i Giardini Botanici a livello globale incarando il principio sharing is keeping;
- si promuovono attività di divulgazione ed educazione ambientale informate e ispirate dalla ricerca scientifica, infondere nel visitatore il rispetto per la natura.
 
Oltre alle aiuole monografiche dedicate ai principali massicci montuosi del mondo, altre collezioni tematiche riguardano le piante medicinali e velenose (identificate con i cartellini verdi), le specie a rischio d’estinzione (cartellini rossi) e le piante acquatiche.
Un’ampia zona è poi dedicata a campi e orti dove si mettono in mostra le colture tradizionali e abbandonate della montagna trentina come i molti cereali di montagna, le piante da fibra (canapa e lino), una collezione di patate, specie selvatiche commestibili (alimurgiche), piante mellifere e ancora ortaggi di alta quota. Queste coltivazioni vengono riprese da attività didattiche a tema, a partire dai laboratori di tintura naturale dove si affrontano le tematiche dell’utilizzo delle fibre vegetali fino al laboratorio di panificazione con cereali.
 
Tra le specie più interessanti abbiamo le endemiche, cioè quelle piante che presentano un’areale di distribuzione molto ridotto, a volte anche un solo gruppo montuoso, e quindi identitarie per un dato territorio, i relitti glaciali, le specie che sono arrivate sulle Alpi dalle alte latitudini con l’ultima glaciazione e che poi sono rimaste confinate sulle cime quando i ghiacci si sono ritirati per l’ultima volta.
Un capitolo interessante e senz’altro attuale è quello delle specie invasive, che permette di affrontare il tema del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità.
 

 
 Le attività per il pubblico e le novità 2018 
Negli anni, l’attività del Giardino Botanico Alpino ha visto una crescente attenzione e apertura nei confronti del pubblico, sia negli strumenti e nei supporti alla visita che nella gamma di attività proposte.
Nell’ottica di presentarsi come un museo della montagna a cielo aperto, il Giardino continua ad ampliare gli ambiti tematici di laboratori e visite guidate, che vanno dalla botanica alla zoologia, alla geologia ed all’ecologia più in generale.
Eventi speciali, spettacoli, concerti, degustazioni sono tutti linguaggi moderni per veicolare un’esperienza in un contesto ecologico e paesaggistico privilegiato, che vuole lasciare sì contenuti ma soprattutto modalità di lettura diverse e più ricche del nostro ambiente e delle modalità con le quali ci rapportiamo a esso.
 
Un esempio di queste nuove modalità nell’approccio all’apprendimento informale si trova ad esempio nello sviluppo della «Tematica legata all’apicoltura»: non solo una camera di volo dove poter osservare le api in sicurezza, ma anche una mostra fotografica, un’arnia didattica per apprendisti apicoltori con fotografie a grandezza naturale dell’interno, un nuovissimo laboratorio dedicato ai sensi delle api e all’analisi di mieli abbinati alla vegetazione e ancora eventi speciali e uno spettacolo di teatro-scienza a tema.
 
Un altro progetto recente, finanziato grazie ad un progetto con la Fondazione Caritro, è stato sviluppato con la cooperativa sociale IRIFOR del Trentino che si occupa di persone non vedenti. Il progetto ha portato alla realizzazione del «Percorso sensoriale a occhi chiusi» dedicato alla scoperta di specie particolari, selezionate per le loro caratteristiche tattili, olfattive e per il sapore, il tutto bendati e guidati dell’esperto per concentrarsi sui sensi alternativi alla vista.
Si tratta del primo tracciato senza barriere del Giardino Botanico adatto sia a vedenti che a non vedenti e ipovedenti, proposto anche alle scuole e molto apprezzato per la capacità di parificare le differenze interne al gruppo e le diverse abilità individuali.

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