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Al via il nuovo Museo delle Palafitte del lago di Ledro

Sabato 6 e domenica 7 luglio 2019 si inaugura una struttura di ultima concezione, che valorizza al meglio una parte del Patrimonio Unesco

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Preparativi e lavori non conoscono sosta a Ledro dove, il prossimo 6 e 7 luglio, inaugura il nuovo allestimento del Museo delle Palafitte che si offre al pubblico raddoppiato negli spazi e più luminoso e aperto che mai.
Il nuovo Museo - sede territoriale del MUSE Museo delle Scienze - è frutto di un importante investimento da parte della Provincia autonoma di Trento che, ancora una volta, conferma attenzione al tema cultura, sensibilità nei confronti del patrimonio e della storia locale, lungimiranza nel promuovere e sostenere un alto livello di qualità della vita, in ogni zona del territorio locale.
All’interno del nuovo allestimento, grazie a un’interpretazione museografica contemporanea - che si basa su concetti quali dinamismo, trasparenza, leggerezza, immediatezza, spettacolarità e inclusione - il filo della trama espositiva corre da un reperto all’altro, per ricostruire e cucire insieme gli aspetti personali e locali con quelli sociali e globali della vita sulle palafitte.
Il programma dell’inaugurazione prevede due giorni di festa con visite guidate, spettacoli, laboratori e concerti, oltre a una special edition delle Palafittiadi® Olimpiadi della preistoria.
 
L’appuntamento, che è un grande e apprezzato classico dell’estate a Ledro, quest’anno è targato UNESCO, in virtù di una speciale programmazione che include una sfida su canoe e coinvolge i 6 paesi del Sito seriale Palafitte UNESCO.
Il Museo delle Palafitte di Ledro è un caso rilevantissimo nel quadro della museologia contemporanea – spiega il direttore del MUSE Michele Lanzinger.
Progettato e gestito per tanti anni come un semplice antiquarium dedicato a esporre una limitata selezione di reperti e con la funzione di controllo degli accessi al sito palafitticolo, la sua funzione è cambiata radicalmente grazie alla fantasia e all’impegno di una vivacissima squadra di curatori che hanno riletto la funzione verso nuovi traguardi.
Il museo è diventato progressivamente un luogo dove si pratica intensamente l’azione educativa con scuole che giungono da tutto il settentrione e, negli anni, si è dimostrato capace di produrre importanti programmi ed eventi per il pubblico al punto di assumere un ruolo di promotore di turismo locale di altissima importanza.
 
La stessa inaugurazione, che si dipanerà in due giornate fitte di appuntamenti, conferma lo stile e il modo di fare di un museo pensato soprattutto per i suoi visitatori e non solo per i materiali conservati.
Rimane da sottolineare la qualità architettonica del rifacimento delle esposizioni e quella dell’ampliamento della struttura.
Finalmente il museo, con i suoi oltre 45 mila visitatori all’anno, avrà lo spazio per ospitare adeguatamente le proprie attività educative e potrà produrre esposizioni temporanee capaci di rinnovare l’interesse anno dopo anno, per le sue iniziative espositive.
I ringraziamenti vanno alla squadra che vi lavora con impegno e costanza, agli architetti e le aziende che hanno collaborato e infine alle istituzioni, tra le quali la Provincia autonoma di Trento che ha sostenuto i costi della realizzazione e il Comune di Ledro che ha sostenuto nei fatti il miglioramento, anche degli intorni, di questo splendido museo.
 
IL NUOVO ALLESTIMENTO
Il museo raccoglie i reperti, risalenti all’età del Bronzo, ritrovati nel corso di 90 anni di ricerche tra i resti del villaggio palafitticolo sulle sponde del Lago di Ledro, uno dei più importanti dell’arco alpino.
All’interno i reperti sono raccolti e interpretati secondo criteri museografici attenti al contenuto, tanto quanto alla resa scenografica e al coinvolgimento – anche emotivo – del visitatore.
Il nuovo allestimento è ancora all’insegna della trasparenza e della leggerezza, per immergere il visitatore in uno spazio privo di confini e percorsi obbligati. Immediatezza, spettacolarità e inclusione sono espressioni evidenti di un lavoro di ristrutturazione e reinterpretazione che ha visto un ripensamento di tutto l’apparato espositivo.
Dalla riprogettazione delle vetrine ai reperti esposti, dalle didascalie alle modalità di comunicazione adottate, tutto è stato ripensato.
I temi affrontati sono 4, articolati su un asse concettuale che va dal Macro al Micro.
Partendo dalle palafitte come fenomeno alpino ed europeo, si passa alla dimensione del villaggio e del territorio che lo circonda, per arrivare infine agli individui, alle loro attività e alle tante cose, piccole e grandi, che ci distinguono e ci accomunano con gli abitanti della palafitte di 4000 anni fa.
All’esterno della struttura la ricostruzione di quattro capanne, complete di arredi e suppellettili, riproduce uno spaccato di vita quotidiana preistorica nella quale il visitatore può immergersi scoprendo come vivevano i nostri antenati.
Il percorso si conclude con l’aggiunta di un cubo vetrato, il QBO, che funge da nuovo spazio per attività educative, eventi, spettacoli, mostre temporanee e da speciale punto di osservazione del lago e dell’area archeologica.
 
 IL PROGRAMMA DELLA FESTA DI INAUGURAZIONE 
- La grande festa inizia sabato 6 luglio, alle 18.00, con l’inaugurazione ufficiale del nuovo Museo.
Dopo il taglio del nastro si possono visitare gli spazi riallestiti, la mostra temporanea «Pile-dwellings around the Alps» e i punti di animazione e degustazione posizionati nel parco.
Alle 22.00 gran finale con lo spettacolo di danza «Il gesto di Saba» della compagnia LAM di Rovereto con la coreografia di Wally Holzhauser e i costumi di Chiara Defant.
Saba, Massangla e le loro amiche festeggiano l'apertura di un nuovo spazio del villaggio palafitticolo con una danza propiziatoria.
A partire dalle incisioni rupestri scoperte in vari siti archeologici è stata ricreata una coreografia supportata da costumi, luci e suoni fortemente evocativi, con una visione contemporanea.
Come colonna sonora è stata scelta una composizione del 1979 dell'artista americana Meredith Monk: «Dolmen Music».
Un brano per sei voci - tre femminili e tre maschili - con sporadici interventi di violoncello e percussioni, che suggerisce l'idea di una cerimonia preistorica, di un convegno al chiaro di luna, al quale l'ascoltatore sta per prendere parte.
Per vivere un momento di un antico rito collettivo.

- Il giorno successivo, domenica 7 luglio alle 10.00, si tiene la Log boat Regatta UNESCO: sfida a colpi di remi, su canoe scavate nel legno, fra le rappresentanze dei 6 Paesi iscritti nel sito seriale: «Palafitte preistoriche dell’arco alpino».
La sfida, che è partita 4 anni fa sulle acque del lago Biel, in Svizzera è passata l’anno successivo in Austria, sul lago Mondsee; poi in Francia sul lago di Aiguebelette, lo scorso anno si è svolta sul fiume Ljubljanica in Slovenia e quest’anno approda in Italia, sul lago di Ledro.
Alle 14.00, parte la grande sfida dedicata ai grandi e piccoli ardimentosi, le divertentissime Palafittiadi – olimpiadi della preistoria, giunte alla ventesima edizione, una serie di competizioni che impegnano tutti, principianti ed esperti, in specialità preistoriche.
Tra queste, il tiro con l’arco, l’accensione del fuoco, l’impasto dell’argilla, la tessitura e la gara con la canoa.
Le specialità nelle quali le squadre si confrontano riprendono attività che quotidianamente i palafitticoli svolgevano circa 4000 anni fa nel villaggio.
Alle 18.00 la grande festa termina con il concerto di frizzanti e gioiose atmosfere tipiche della musica popolare giamaicana degli anni Sessanta con venature ska dei milanesi «Olly Riva and the Magnetics».
Il frontman è Oliviero Olly Riva, una vecchia conoscenza della scena musicale italiana che ha già incendiato le performance di Shandon, The Fire, Rezophonic e Soulrockets.
Con lui una band composta da Andrea Massaron, Dimitri Pugliese alla batteria e Vincenzo Jack Giacalone alla chitarra.
 
 LE PALAFITTIADI 
- Tirare con l’arco
Cinque sono gli archi trovati a Ledro, le dimensioni sono modeste e il loro valore scientifico è straordinario.
Gli archi impiegati nella competizione sono il risultato di laboratori estivi che, dal 1998, hanno portato alla produzione di strumenti di varie fogge e proporzioni: agli sfidanti il compito di scegliere l’arco giusto per fare centro.
- Accendere il fuoco
L’accensione del fuoco è la specialità più suggestiva, quella che richiede la più alta concentrazione dei giocatori che, sfregando energicamente legni di diversa consistenza, devono produrre brace incandescente per ricavarne la fiamma… come dei veri preistorici!
- Modellare l’argilla
Per gli olimpionici, il divertimento consiste nel modellare l’argilla e darle la forma di uno dei reperti esposti nel museo, copia in argilla di un vasetto che veniva prodotto a Micene, in oro, testimonianza che la moda influenzava la produzione già 4000 anni fa.
- Tessere
Ai concorrenti viene richiesto di creare un tessuto intrecciando il filo della trama sui fili dell’ordito.
La difficoltà è dovuta all’utilizzo dei fili di lana i quali, più fragili e meno lisci dei fili di lino, costringono i giocatori a lavorare con delicatezza oltre che precisione.
- Guidare la canoa
Ricavata da un unico pezzo di abete largo 70 cm e lungo più di 5 metri, la canoa è la regina dei reperti in legno portati alla luce a Ledro durante gli scavi degli anni ’60.
Impugnare la pagaia, affondarla nell’acqua verde del lago, spingerla via con tutta la forza che si possiede tenendo il ritmo con i compagni di squadra e condurre la canoa, copia del reperto, a doppiare una boa posta a 100 metri dalla riva: un gioco da preistorici.
- Dipingere il corpo
Ocre e polveri colorate vanno usati per disegnare sui corpi segni e simboli dai più semplici ai più complessi che la creatività suggerisce ai palafitticoli in gara.
 
 LA MOSTRA «PILE DWELLING» 
La mostra prende le mosse dalla considerazione che i villaggi dei Palafitticoli, diffusi lungo tutto l’arco alpino, dalla Francia alla Slovenia, vivono l’ambiente montano in maniera diversa a partire dal proprio punto di vista, che siano immersi nel paesaggio montano o che abbiano le montagne a fare da sfondo.
L’esposizione al Museo delle Palafitte del lago di Ledro riprende questa seconda condizione, sulla quale crea delle suggestioni:
- Le Alpi viste e vissute come orizzonte, come sfondo condiviso da comunità molto distanti fra di loro, ma accomunate da un medesimo, particolare «modo di abitare»: la palafitta.
- Una selezione di reperti (ritratti in foto) rappresentativi di ciascuno dei 6 Paesi componenti il sito seriale UNESCO «Palafitte preistoriche dell’arco alpino» presentata nello spazio che si apre fra montagna e lago, fra terra e acqua.

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