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Due nuove farfalle scoperte dal Museo di Scienze dell’Alto Adige

Le due specie di farfalle delle Dolomiti altoatesine e trentine finora sconosciute sono state denominate «Sattleria dolomitica» e «Sattleria sophiae»

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Sattleria dolomitica e Sattleria sophiae: sono state chiamate così le due nuove specie di farfalle delle Dolomiti altoatesine e trentine, finora sconosciute a livello mondiale, recentemente scoperte nell'ambito di un progetto di ricerca del Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige di Bolzano e del Museo Ferdinandeum di Innsbruck (A) finanziato dalla Ripartizione Diritto allo studio, Università e Ricerca scientifica della Provincia Autonoma di Bolzano.
«Queste nuove scoperte» rileva l'assessore provinciale ai Musei, Florian Mussner «sono la testimonianza della ricchezza naturale e della specificità delle Dolomiti.»
 
Le due specie sono state descritte - e denominate - nella rivista specializzata «Zootaxa», uno degli organi internazionali più rinomati per la presentazione di nuove specie animali.
Obiettivo del progetto nell'ambito del quale la scoperta è avvenuta è di catalogare da un punto di vista genetico il maggior numero possibile di specie di farfalle e produrre una panoramica della loro biodiversità nel Tirolo meridionale, settentrionale e orientale.
 
Oggi nelle regioni alpine sono note circa 5.500 specie di farfalle, in Alto Adige 3.100.
La maggior parte di quella che, per l'Europa, è una biodiversità enorme, è stata descritta e denominata scientificamente a partire dalla fine del XVIII secolo da più generazioni di ricercatori.
 
Iniziative di ricerca come quella del Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige per rilevare la varietà genetica della fauna hanno permesso ora di scoprire nuove specie difficilmente distinguibili.
Molte di esse, mai notate fino ad oggi, vivono nascoste in zone spesso molto delimitate (ad esempio, singoli gruppi montuosi) e sono altamente specializzate.
 
Un esemplare di Sattleria dolomitica era già stato rinvenuto nel 1876 vicino a Carbonin, nei pressi di Dobbiaco, da un esperto viennese che però non l'aveva riconosciuto come una specie nuova, classificandolo erroneamente come un'altra specie già nota.
La classificazione erronea dell'unico esemplare fino ad oggi conosciuto si è propagata fino a quando, grazie all'uso di nuove tecniche nelle preparazioni e di metodi genetici, esso è stato identificato come specie nuova.
 
Tutti i tentativi di raccoglierne ulteriori individui sono finora falliti a causa delle indicazioni poco precise sulla località di rinvenimento.
Sattleria sophiae è stata invece scoperta nel 2012 da Giovanni Timossi nel Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, in Trentino.
Le farfalle del genere Sattleria vivono a altitudini elevate, tra i 2.000 e i 3.500 metri circa.
Presumibilmente, sono sopravvissute alle ultime glaciazioni in aree non ricoperte dai ghiacci vicine a quelle che abitano oggi.
 
L'isolamento ha probabilmente favorito la loro formazione come specie. Sulla biologia di queste nuove specie di farfalle non si sa comunque ancora nulla.
Le femmine di tutte le specie Sattleria si caratterizzano per le ali fortemente ridotte che non permettono loro di volare.
Caratteristica, questa, che può essere interpretata come adattamento alle aspre condizioni climatiche di alta montagna, in particolare al forte vento.
I ricercatori temono che su queste nuove specie incomba la minaccia del cambiamento climatico, dal quale non sono in grado di proteggersi in quanto impossibilitate a sfuggire all'aumento di temperatura salendo in alto.
 
Foto: Peter Huemer. 
Ulteriori informazioni: Petra Kranebitter, tel. 0471 412973, presso Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige, via Bottai 1, Bolzano. Peter Huemer, tel. +43 512 59489-413 e cell. +43 650 4424528, Museo Ferdinandeum, Innsbruck (A).

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