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Rapporto Auditel-Censis: 3,5 milioni di famiglie senza internet

E si vuole incentivare lo smart working, favorire l’istruzione a distanza, informatizzare il rapporto con l’ente pubblico

«Il vero distanziamento sociale è stato per circa 3,5 milioni di famiglie che per questione di accessibilità alla rete o di disponibilità di device digitali, non hanno avuto la possibilità di essere integrate all’interno di un sistema che si è basato a livello di interazione esclusivamente sulla accessibilità.»
Ecco il dato più importante, spiegato da Andrea Imperiali, presidente di Auditel, emerso dal terzo Rapporto Auditel/Censis, «L’Italia post lockdown: la nuova normalità digitale delle famiglie italiane».
La buona notizia, invece, è che «per il resto delle famiglie, che sono oltre 15 milioni, è stata un’occasione straordinaria per accrescere le competenze tecnologiche, è stata una grandissima sperimentazione di massa che ha consentito di dotarli di tutte le capacità di cui hanno bisogno per interagire con i media digitali».
 
In generale, l’unica conseguenza positiva del Covid-19 è stata la fortissima accelerazione impressa all’alfabetizzazione digitale del Paese e il fatto che siano venute a galla una volta per tutte le forti criticità sull’argomento, soprattutto in alcune aree della penisola.
Il Rapporto afferma che ben 8 milioni di famiglie di fascia medio-bassa sono in possesso di un solo device (uno smartphone, quasi sempre), con cui durante il lockdown tutti in casa hanno dovuto studiare, lavorare, fare acquisti, comunicare con l’esterno.
«Il Rapporto offre un contributo importante e consente di cogliere i mutamenti sociali in atto. Rappresenta anche uno strumento originale per le scelte che le istituzioni in futuro dovranno intraprendere per lo sviluppo del Paese», – ha affermato il presidente Istat, Gian Carlo Blangiardo.
 
11 milioni e 800mila famiglie, durante quei mesi difficili, sono riusciti a svolgere almeno un’attività utilizzando la connessione internet e i dispositivi associabili e per 24 milioni e 300mila persona era la prima volta.
Nel 76,9% delle famiglie di livello socioeconomico basso non è presente in casa neppure un pc fisso o portatile o un tablet collegato a internet, quota che è del 10,2% tra quelle di livello socioeconomico alto.
Osservando i dati anche nel periodo precedente al lockdown, Auditel fa notare che a febbraio c’era già l’85,3% dei 24,3 milioni di nuclei famigliari che aveva un collegamento al web e il 55% con una connessione in banda larga su rete fissa.
Dopo il periodo di chiusura, quindi guardando ai mesi di giugno e luglio, le percentuali erano salite, rispettivamente, all’88,4% e al 56%.
 
Adesso 42,2 milioni di italiani si connettono alla rete tutti i giorni (+4,4% rispetto a prima del lockdown), ma la cosa interessante è che 19,2 milioni si connettono attraverso più device (+35,5%), con 14,5 milioni di cittadini che lo fanno ogni giorno attraverso un pc portatile (+47,5% rispetto al pre-lockdown), 6,4 milioni attraverso un tablet (+23%), e 5,1 milioni con un pc fisso (+23,4%).
 
Durante la presentazione dello studio è intervenuto anche Giuseppe De Rita, presidente del Censis.
«Durante il lockdown gli italiani hanno mostrato la loro capacità di adattamento e in milioni si sono esercitati, molti per la prima volta, a utilizzare le nuove tecnologie, compiendo un grande balzo in avanti sulla strada della modernità.
«Oggi, di fronte alle nuove restrizioni che ci aspettano, siamo profondamente cambiati e più pronti ad utilizzare il digitale per vivere la vita normale.»
Il dato da analizzare approfonditamente e che va assolutamente invertito è quello che riguarda «lo squilibrio fra fasce alte e fasce basse» che il lockdown ha portato definitivamente a galla.
 
«La fascia alta prende la dimensione innovativa, l’altra no. E con ogni probabilità questa realtà continuerà ad accentuarsi.
«Quello che si vede è la dipendenza dalla comunicazione unilaterale: si guarda passivamente la televisione, ma non c’è vero dialogo fra insegnante e alunno, fra chi fa una conferenza e chi ascolta.
«Manca il dialogo, la discussione e quindi diminuisce il tasso di vivacità della cultura italiana e della cultura familiare, quasi una sorta addormentarsi per qualche tempo», – ha concluso De Rita.
E il neo-presidente AGCOM, Giacomo Lasorella, gli fa eco, avvertendo: «L’accelerazione tecnologica ha messo in evidenza disuguaglianze e fragilità all’interno della popolazione che è compito della politica colmare».
 
Presente anche il sottosegretario con delega all’Informazione e all’Editoria, Andrea Martella, che dal punto di vista politico interviene: «Leggere i dati ci aiuta a maturare la consapevolezza dell’era che stiamo vivendo e ci pone dinanzi a sfide future che coinvolgeranno tutte le istituzioni.
«Emerge una dimensione nuova, quella digitale che incide profondamente sulle nostre vite.»

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