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L’emendamento che taglia i contributi all’editoria è arrivato

Nel 2019 saranno ridotti del 20%, nel 2020 del 50%, nel 2021 del 75%, nel 2022 verranno aboliti completamente

La crisi della stampa è sotto gli occhi di tutti. Gli otto anni di depressione passati hanno ridotto sia le vendite che la pubblicità.
Chi acquistava più di un giornale si è limitato a sceglierne uno, chi ne comperava uno si è rivolto a internet.
Adesso che la crisi è passata è praticamente impossibile ricreare le abitudini a dieci anni fa, perché i comportamenti sono ormai assodati nella gente.
Noi, che gestiamo un quotidiano online totalmente gratuito, dovremmo stare tranquilli, ma in realtà non è così.
Il rapporto tra i vari mezzi di stampa è il rapporto che consente la diffusione dell’informazione a più livelli emotivi e motivazionali.
 
Nessun mezzo di comunicazione nuovo ha mai soppiantato quelli esistenti. Si sono affiancati sempre. In altre parole, la gente si è informata di più e meglio.
Un quotidiano cartaceo pubblica mediamente una quantità di articoli pari a 10 volte tanto un quotidiano online. Per contro, una testata online ha una quantità di lettori di dieci volte più numerosa di quella cartacea.
Chiaro dunque come i due veicoli abbiano vite nettamente separate ma complementari.
Sia come cittadini che come operatori dell’informazione ci auguriamo dunque che tutti i mezzi di comunicazione esistenti continuino ad avere il loro spazio operativo.
 
La decisione del Governo di tagliare i fondi per l'editoria in difficoltà è una scelta difficile da comprendere.
Certamente non è stato il risparmio a ispirare il legislatore, quanto piuttosto una miopia generalizzata sulle componenti che contribuiscono alla crescita di una società.
A seguire le cronache che hanno accompagnato i ministri in questa scelta viene da pensare che si tratti addirittura di una ripicca. 
Ma non vogliamo pensarlo perché sarebbe una posizione più puerile che apodittica.
E, in tutti i casi, i giornalisti messi sulla strada potranno godere del reddito di cittadinanza, no?

È l’emendamento n. 1.2464 all’Atto Senato n. 981 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021), a firma del Capogruppo al Senato del M5S, Patuanelli, cofirmatari i colleghi Accoto, Gallicchio, Marco Pellegrini, Pirro, Presutto, Turco e Pesco.
Lo avevano detto e lo hanno fatto: il Movimento 5 stelle, e in particolare il sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi, avevano annunciato la riproposizione dell’emendamento taglia-fondi ai contributi diretti alla stampa, dopo il ritiro di un analogo testo alla Camera.
L’emendamento alla fine è arrivato. Il testo è stato approvato e propone la progressiva riduzione dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici «fino alla loro abolizione» dal 1º gennaio 2022.
 
«Per l’annualità 2019 l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale sarà ridotto del 20% della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro», – si legge nella proposta firmata dal capogruppo M5s Stefano Patuanelli.
Per il 2020 «l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale sarà ridotto del 50% della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro» e per il 2021 del 75% della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro.
Per finire, nel 2022, con l’abrogazione definitiva.
Stefano Patuanelli (da www.senato.it)
 
In alternativa alla contribuzione diretta, la proposta a firma Patuanelli prevede che «con uno o più decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri» siano individuate le modalità per «il sostegno e la valorizzazione di progetti, da parte di soggetti sia pubblici che privati, finalizzati a diffondere la cultura della libera informazione plurale, della comunicazione partecipata e dal basso, dell’innovazione digitale e sociale, dell’uso dei media, nonché progetti volti a sostenere il settore della distribuzione editoriale anche avviando processi di innovazione digitale», a carico del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione.
L’emendamento del M5S, inoltre, stabilisce che, sempre a decorrere dal 1º gennaio 2020, sia abolita la legge 7 agosto 1990, n. 230 (contributi alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale) e siano soppresse le parole «Nonché alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 250» dell’articolo 1, comma 1247, della legge 27 dicembre 2006, n. 296
 
 IL TESTO DELL’ EMENDAMENTO n. 1.2464 
Dopo il comma 471, inserire il seguente:
471-bis. Nelle more di una revisione organica della normativa di settore, che tenga conto anche delle nuove modalità di fruizione dell’informazione da parte dei cittadini, i contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, sono progressivamente ridotti fino alla loro abolizione, secondo le seguenti previsioni:
 
1) a decorrere dal 1º gennaio 2020:
a) la legge 7 agosto 1990, n. 230 è abrogata;
b) all’articolo 1, comma 1247, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole: «nonché alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 250» sono soppresse;
 
2) il contributo diretto erogato a ciascuna impresa editrice di cui all’articolo 2 comma 1 lettera a), b) e c) del decreto legislativo 15 maggio 2017, n.70, in deroga a quanto stabilito all’articolo 8 decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, è ridotto progressivamente nel seguente modo:
a) per l’annualità 2019 l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale sarà ridotto del 20 per cento della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro;
b) per l’annualità 2020 l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale sarà ridotto del 50 per cento della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro;
c) per l’annualità 2021 l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale sarà ridotto del 75 per cento della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro;
 
3) a decorrere dal 1º gennaio 2022 gli articoli da l a 24 del decreto legislativo 15 maggio 2017, n.70 sono abrogati;
 
4) il contributo diretto erogato complessivamente alle imprese editrici di cui all’articolo 2 comma 1 lettera g) del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 (quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero – ndr) in deroga a quanto stabilito dagli articoli 18 e 22 del decreto legislativo 15 maggio 2017, n.70, per gli anni 2019, 2020 e 2021 è pari a 1 milione di euro;
 
5) al fine di perseguire obiettivi di valorizzazione e diffusione della cultura e del pluralismo dell’informazione, dell’innovazione tecnologica e digitale e della libertà di stampa, con uno o più decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono individuate le modalità per il sostegno e la valorizzazione di progetti, da parte di soggetti sia pubblici che privati, finalizzati a diffondere la cultura della libera informazione plurale, della comunicazione partecipata e dal basso, dell’innovazione digitale e sociale, dell’uso dei media, nonché progetti volti a sostenere il settore della distribuzione editoriale anche avviando processi di innovazione digitale, a valere sul fondo per il pluralismo di cui all’art 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198.
 
 FNSI E ORDINE DEI GIORNALISTI 
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti si sono dichiarati «al fianco dei giornalisti di tante realtà editoriali che in queste ore vedono i loro posti di lavoro messi a serio rischio dall’emendamento alla Legge di Bilancio presentato al Senato».
«È una «pugnalata alla schiena – hanno sottolineato FNSI e OdG – alle realtà editoriali espressioni di minoranze politiche, culturali, linguistiche», il cui auspicio «è che i singoli parlamentari facciano appello alla loro libertà di coscienza e votino contro.»
 
 L’APPELLO AL PREMIER CONTE 
L’USPI e le altre associazioni di categoria hanno rivolto un appello al Presidente del Consiglio, Antonio Conte, in cui si chiede un ripensamento urgente del Governo rispetto ai tagli indiscriminati e perentori, che comporterebbero pesantissime ripercussioni su diversi giornali cooperativi e delle altre realtà no profit, e su tutto l’indotto.
Giuseppe Conte (a dx.) con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Presidenza della Repubblica, Attribution, https://commons.wikimedia.org)
La proposta dei firmatari dell’appello è quella che vengano rinviati i tempi dell’applicazione di tagli dei fondi al 2020, per creare le condizioni rapide per un confronto serrato sul merito dei cambiamenti da proporre all’attuale legge e per costruire nel prossimo anno soluzioni adeguate e innovative di sostegno all’intera filiera editoriale.

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Gottardi Roberto 24/12/2018
Chissà se si può fare una legge che faccia pagare i buchi di bilancio dei giornali di Partito ai legittimi propositori. La Padania e L'Unità ci sono costati un bel pò di milioni di euro.
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