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«Francisca», in streaming, per il Festival «Nuova Consonanza»

All’interno del festival di Roma, domenica 29 novembre è in programma, in streaming sul canale YouTube di Nuova Consonanza la nuova opera di Cosimo Colazzo

Tempi di pandemia, emergenza sanitaria, e di resilienza per il mondo dello spettacolo e della musica.
Così può accadere che, anziché desistere si resista, e allora un cartellone articolato, complesso, con tantissime nuove produzioni, numerosi artisti, veda comunque la luce, anche in tempi così difficili. Non in presenza, ma in streaming. È il caso del 57° Festival «Nuova Consonanza» a Roma.
Festival glorioso, dotato di un prestigio che viene da decenni di ricerca e militanza nel segno delle musiche nuove, attraversato, nel tempo, dai nomi internazionali più importanti.
«Laborintus 2.0» il titolo-traccia che si è voluto dare a quest’edizione della manifestazione che si svolgerà dal 27 novembre al 20 dicembre prossimi: a dire la complessità della ricerca e anche del mondo attuale, che non sembra offrire facili approdi, ma impone di mettersi in cammino, di ricercare, di trovare una strada.
 
All’interno del festival, domenica 29 novembre, alle 21, è in programma, in streaming per il pubblico (l’ingresso è libero) sul canale YouTube di Nuova Consonanza (vedi), la nuova opera di Cosimo Colazzo (compositore pugliese, trentino d’adozione, docente di Composizione al Conservatorio di musica di Trento di cui è stato direttore) dal titolo «Francisca», su libretto di Giuliana Adamo liberamente ispirato a un racconto di Maria Attanasio pubblicato da Sellerio.
Un’opera che tratta del tema dell’identità, ricercata, trovata, in un equilibrio tutto personale (Francisca è donna, ma opera pubblicamente come un uomo), che la società fatica ad accettare; della sanzione morale che presto raggiunge la protagonista, anche sotto forma di un processo intentato dall’Inquisizione. Una drammaturgia tra i personaggi e interna ai personaggi evolve esibendo contrasti, perdite di sé, dubbi, risoluzioni.
Il tutto attraverso il canto di un baritono (L’Inquisitore), di un soprano (Francisca), di una voce recitante (che lega vicende, commenta, suscita riflessioni), e di un quartetto di sassofoni.
Un cast d’eccezione per l’opera, con i cantanti Roberto Abbondanza, Patrizia Zanardi, la voce recitante dell’attore Massimo Venturiello, e il suono strumentale di MP Saxophone Quartet.
 
Francisca – dicono le cronache di fine Seicento della sicula Caltagirone – è donna, ma si comporta da uomo, fa lavori da uomo. Presto le malelingue la perseguitano. Di più, nasce la diceria che sia strega. Finisce davanti al Tribunale dell’Inquisizione. E qui non può opporre che le ragioni di una vita umile che ha scelto quello strano modo di esistere per ragione di necessità. Perso il marito, così ha potuto lavorare, d’altra parte bravissima nei lavori dei campi. L’Inquisitore è la sentenza dura del potere, la sanzione morale contro il disordine dei comportamenti che non possono essere ammessi. Eppure una luce s’insinua nell’Inquisitore, l’idea che Francisca o Francisco non facciano nulla di male in effetti. In quella forma hanno trovato un posto nel mondo, e vi danno un loro contributo. L’Inquisitore, preso in un travaglio critico-emotivo, dall’alto del suo potere stabilirà che Francisca possa andare assolta.
 
La musica è prevalentemente sillabica, a disegnare il potere che articola, misura, assegna valore. Il canto dell’Inquisitore è ritmico, incisivo, sillabato, è un’istanza morale che sa, conosce, a cui tutto deve ricondursi. È principio di ordine. La donna non può misurarsi con questo statuto del potere. Protesta la sua innocenza, ma sente anche di stare perdendosi, di essere ormai presa in un meccanismo più grande che farà di lei un esempio in negativo: ciò che non può essere ammesso, ciò che va disperso perché fattore di disordine. Presagi di morte la raggiungono. Il suo canto non sa misurarsi con la ragione dura e angolosa dell’Inquisitore. è canto che liricamente si apre al dolore, per ripiegarsi, infine rendersi ossessivamente ribadito, lamento funebre in un intorno di macchia sonora.
 
Ma la sua condizione, per cui è diversa ma anche innocente, inerme di fronte a un mondo che vorrebbe sventagliarla via, costituisce una domanda per l’Inquisitore. Perché l’accanimento? Perché l’autorità deve essere sorda al richiamo degli individui, di coloro che sono ai margini ma hanno un diritto di voce? L’Inquisitore è colto, ha letto Bruno, legge i nuovi filosofi preludi all’illuminismo alle porte. Il canto dell’Inquisitore resta rovello critico anche quando emotivamente si accende nella spinta a porsi in dubbio. Infine la sentenza, in un intorno placido che è un’onda continua di suono: Francisca è assolta. Nessuna retorica vittoria alla fine. Anzi il suono strumentale si dirige al grave e al silenzio, come a significare che il mondo resta traversato da contraddizioni e ingiustizie, e dal caso, anche se talvolta s’accende della luce del coraggio e del bene.
 
Molti i temi di quest’opera: diversità, identità di genere, rapporto con il potere che controlla e giudica, con la società che a volte comprime e annulla gli individui quando diversi dal modello prevalente. E canta la necessità della tolleranza, che illumina variabilmente gli individui, secondo le loro vitali differenze.

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