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Welfare trentino / 5 – La tavola rotonda

Voci e proposte dell’«Operazione ascolto»

Folto pubblico anche nel pomeriggio per gli stati generali del welfare, promossi dalla Provincia autonoma di Trento e che hanno visto il coinvolgimento - alla sala della Cooperazione - di tutti i soggetti che operano nel campo sociale in Trentino, ma anche di numerosi amministratori di Comuni, Comunità e istituzioni.
Se al mattino la chiusura è stata affidata al dibattito con alcuni interventi preordinati nonché ad alcune riflessioni dell'assessore alla salute e politiche sociali, Ugo Rossi, il pomeriggio si è aperto con una tavola rotonda, moderata da Ugo De Ambrogio, del Comitato provinciale per la programmazione sociale.
 
In apertura Paolo Cavagnoli, presidente dell'Associazione provinciale Problemi Minori, ha evidenziato la necessità di coinvolgere sempre piu i giovani nelle politiche del welfare.
 
Quindi Massimo Komatz, della Cooperativa Samuele - Fondazione Villa Sant'Ignazio, ha auspicato che la giornata di oggi sancisca il confronto fra le diverse categorie «In un'ottica di cooperazione e non di contrapposizione alla politica», portando quindi alcuni esempio pratici.
 
Santino Boglioni, presidente della Cooperativa sociale Gruppo '78 ha portato la sua esperienza maturata alla meta degli anni '80 con la legge 35, ormai superata, e con i principi di sussidiarietà orizzontale.
 
Anna Michelini, della Fondazione Opera Famiglia Materna, ha invece sottolineato la profonda trasformazione della società negli ultimi anni.
«La nostra struttura esiste da 93 anni, ma mai come negli ultimi anni ha visto una rivoluzione nel profilo sociale delle persone che a noi si rivolgono. Si tratta spesso di stranieri, con percorsi difficili, di gravi conflitti, ma anche di persone che non reggono più i ritmi della normalità non solo per fragilità, bensì anche per aver perso il lavoro, per aver assistito allo sfacelo della famiglia. Assistiamo quindi alla crescita della domanda e alla sua diversificazione, si tratta di un cambiamento sociale di tale portata che non è più concepibile rispondere con i modelli tradizionali.»
 
A Silvano Deavi, presidente di Consolida, il compito di muovere alcune critiche all'amministrazione provinciale in favore di un welfare privato. Deavi ha anche presentato un documento unitario, sviluppato dalle organizzazioni del Terzo Settore trentino e contenente dieci passi per un welfare nuovo e partecipato.
«Il terzo settore trentino avanza riflessioni e proposte che muovono dall'attuale stagione del nostro territorio in cui a fronte della contrazione delle risorse pubbliche e della moltiplicazione dei bisogni sociali è necessario mettere in modo processi innovativi che valorizzino le risorse dei nostri territori. Innovazione e partecipazione sono i punti di forza della nostra terra, su cui fare leva...»
 
Anna Pia Rigon, direttore Casa della Giovane ha quindi messo in evidenza la necessità di lavorare in rete, soprattutto per le donne.
 
L'ultimo rappresentante del terzo settore, Arrigo Dalfovo presidente Acli Trentine, ha ricordato che «Bisogna fare una selezione sulle priorità è questa l'equità, inoltre è necessario ricordare il valore educativo di quello che stiamo facendo, perché i processi devono generare inclusione, infine attenzione al neo mutualismo, che è quanto stiamo cercando di fare».
Dalfovo, che ha ricordato che sono oltre 131.000 le persone che vengono incontrate da Acli, patronato e Caaf, ha concluso dicendo «Alla nostra autonomia manca il senso del vivere civile, ovvero di riuscire a mettere assieme il vivere quotidiano con il dono di vivere in una comunità.»
 
Quindi la parola alla comunità. Maria Angela Zadra, responsabile Servizi Sociali di Comunità, ha ripercorso la legislazione provinciale e l'evoluzione del welfare che hanno via via messo al centro dell'azione i cittadini e la famiglia e favorito integrazione fra i diversi servizi e soggetti, ricordando infine che «le famiglie sono sempre più in difficoltà a sostenere gli anziani, ma le soluzioni a casa sono sentite più limitanti, c'è anche la necessita di sostenere genitorialità e di dare risposta al disagio minorile».
 
Per Sergio Menapace, presidente della Comunità Val di Non, la scelta di affidare i servizi al territorio è giusta perché risponde a una «necessità di innovazione a un cambiamento che va affrontato assieme. Il Piano sociale di comunità va in questa direzione, verso una pianificazione sociale integrata per individuare i veri bisogni».
 
Infine Antonio Giacomelli, presidente Upipa ha chiuso la Tavola rotonda, prima di lasciare nuovamente spazio agli interventi preordinati del pubblico, parlando di sostenibilità nel medio periodo e ricordando il ruolo delle strutture per l'assistenza.
«L'aumento dell'età della popolazione e la contrazione delle risorse porteranno ad un aumento delle richieste e dovremo intervenire con nuovi strumenti: i soci di Upipa stanno lavorando su questo da tempo. Non si tratta di appaltare ai privati ma di indirizzare meglio la domanda e di ridurre le domande improprie, puntando infine a servizi personalizzati e di qualità, come il modello Qualità e Benessere, che è un marchio sottoscritto da oltre cinquanta strutture residenziali per anziani al di qua e al di là delle Alpi.»

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