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Il 25 aprile è ancora una Festa nazionale che divide

Solo il sindaco Andreatta ammonisce che «la situazione è drammatica come una settantina di anni fa»

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In tutto il Paese la ricorrenza del 25 aprile resta una festa che divide. In barba a quell’unità che vorrebbe ricordare con la Liberazione, l’Italia sembra ancora divisa come in quei maledetti anni Quaranta.
Un po’ in tutto il Paese abbiamo assistito a qualcuno che si sentiva più giusto di altri, al punto di definire indesiderate presenze di personalità politiche democraticamente elette dalla libera gente della Repubblica.
E gli interventi sono sempre gli stessi di sempre. Qualcuno ha liberato l’Italia da qualcun altro che deve restare fuori dal gruppo.
 
Un intervento ci ha invece fatto piacere ascoltare, fuori dal coro, quello del sindaco Andreatta.
Il Primo cittadino ha colto l’occasione per ricordare come la situazione attuale sia drammaticamente molto simile a quella di una settantina di anni fa.
Ha denunciato la «dittatura dello spread, la crisi dei partiti, l'economia in stallo o peggio in recessione, il lavoro sempre più precario, i troppi giovani scoraggiati che non cercano neppure più un'occupazione».
 
Come non essere d’accordo con lui, dato che ogni giorno assistiamo a eventi che mettono in discussione valori che abbiamo faticosamente conquistato dal 25 aprile 1945 a oggi con duri sacrifici... Un’economia che vede lo Stato sempre più accentratore e sempre più rapace. Un’Europa che più cerchiamo di unire e più vediamo scricchiolare schiacciata dagli egoismi nazionali.
Lo scenario è davvero drammatico, tanto che il sindaco ha sentito il bisogno di citare qualche commentatore che lo paragona a quello bellico di una settantina di anni fa.
 
La soluzione? «Puntare sui giovani – invoca Andreatta, – ricordando le nostre radici». 
Questo è il messaggio che ci sentiamo di dare anche noi nella ricorrenza della Liberazione.
Ricordiamoci i sacrifici fatti per arrivare fin qui, prima di rovinare tutto. E soprattutto puntiamo sui giovani. Loro sono il nostro futuro e senza i loro sogni il futuro non esiste più.
Stavolta il nemico non è più «al di là della strada», è dentro di noi.
 
GdM
 

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