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Religioni, Democrazia e Stato nei mondi cristiano e musulmano

Dibattito in sala Depero nell'ambito dell'iniziativa promossa da Ipsi, Ministero Affari Esteri e Provincia

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L'assessore provinciale alla solidarietà internazionale e convivenza, Lia Giovanazzi Beltrami, ha aperto questo pomeriggio la tavola rotonda dedicata ai processi di secolarizzazione in Europa e nel mondo islamico, nell'ambito della quarta edizione della manifestazione «Religioni e relazioni internazionali».
«Da quattro anni Trento si propone come luogo di confronto fra esperti nei campi del dialogo interreligioso e della risoluzione dei conflitti, – ha detto l’assessore in apertura. – Ci eravamo chiesti se davvero le religioni sono solo veicolo di conflitti; se esse non potrebbero essere strumento di pace e di democrazia. In questo percorso abbiamo imparato che, sì, le religioni possono essere a tutti gli effetti uno strumento di dialogo e di risoluzione dei conflitti, pur non nascondendo le problematicità che portano con sé.»
 
Il Trentino di nuovo si propone dunque come «spazio aperto», dove persone di diversa provenienza possono dialogare in maniera serena, cosa che spesso risulta difficile nei paesi d'origine.
L'evento prosegue stasera con uno spettacolo teatrale alla Filarmonica di Trento. Domani le conclusioni dei lavori.
L’evento dell'incontro pubblico si è tenuto in sala Depero della Provincia autonoma di Trento nell'ambito della quarta edizione di «Religioni e Relazioni Internazionali».
L'iniziativa è promossa da ISPI-Istituto per gli studi di politica internazionale, Ministero Affari Esteri-Unità di Analisi e Programmazione e Provincia autonoma di Trento, con la collaborazione di Religion Today Filmfestival.
 
All’intervento dell’assessore Beltrami è seguito un dibattito con Piero Bassetti (già presidente della Regione Lombardia), Lajmi Lourimi (membro del comitato esecutivo del partito tunisino Ennahda), Olivier Roy (professore di Teoria Sociale e Politica, Robert Schuman Centre for Advanced Studies, European University Institute), Charles R. H. Tripp (professore di Politica con focus sul Medio Oriente, SOAS) e Fabio Petito (Senior Lecturer in Relazioni Internazionali, Università del Sussex).
Molte le questioni sul tappeto: il rapporto fra Islam e democrazia ma anche fra i partiti europei di ispirazione democratico-cristiana e le nuove forze politiche emerse nei paesi del Mediterraneo, a partire dalla Tunisia, dopo la cosiddetta «primavera araba».
 
Il tutto alla luce dei processi di secolarizzazione che interessano tanto l'Europa quanto i Paesi arabi e delle richieste espresse con forza dalle società civili, in campi che vanno dai diritti umani al ruolo della donna.
E ancora, il sostegno dato dall'Occidente ai dittatori «secolari», nella convinzione che comunque la secolarizzazione fosse un presupposto della democratizzazione; comportamento che in realtà ha portato quasi ovunque alla reislamizzazione della società, a una società più religiosa di quella precedente.
 
Ma proprio la «primavera araba» ha rotto questi schemi, portando avanti una richiesta tout court di democrazia, a prescindere dai fattori religiosi, che pure erano e sono presenti.
Fino ad oggi le rivoluzioni non hanno prodotto degli stati come quello iraniano. Molto atteso quindi l'intervento del rappresentante del partito tunisino Ennahda, islamico-democratico.
 
«Il nostro è un partito politico moderno – ha detto Lourimi, – analogo a quelli che fanno politica nei paesi democratici dell'Europa. Ma è un partito che ha una sua specificità: ha l'Islam come riferimento. Il nostro partito è stato legittimato da elezioni libere e trasparenti.
«Noi rifiutiamo la violenza e vogliamo che le regole democratiche regolino i nostri rapporti con gli altri partiti. I partiti d’ispirazione islamica devono essere visti come una presenza “normale” nei paesi arabi, esattamente come i partiti socialisti o liberali in Occidente. La loro presenza nei parlamenti non deve spaventare.»
 
«C'è un valore aggiunto che noi vogliamo portate – ha proseguito Lourimi, – i valori etici che dalla religione travasiamo nella politica e nelle istituzioni. Fin dal primo giorno, però, noi abbiamo reclamato la libertà per noi e per tutti gli altri. Abbiamo subito la repressione del regime di Ben Ali, che ci ha dipinti come estremisti nei confronti dell'Europa.
«L'Unione europea, così, per molto tempo ha preferito la stabilità garantita dai regimi autoritari al cambiamento. Oggi ci auguriamo che si possa aprire una nuova stagione nei rapporti fra i nostri paesi e l'Europa. Ci chiedono come un partito islamico possa convivere con uno stato secolare. In realtà noi non vogliamo costruire uno stato teocratico.»
 
«Vogliamo uno stato “civile” – ha detto in conclusione, – uno stato basato sul diritto e le istituzioni, uno stato che non discrimina i cittadini, che prevede l'alternanza pacifica delle forze democratiche alla guida del governo. Certo, prima venivamo discriminati e carcerati; oggi siamo attori fondamentali nella costruzione del paese.
Dopo le ultime elezioni siamo andati al potere, governando con altri partiti e sulla base di un programma di coalizione. Avremo presto una nuova costituzione che garantirà l'equilibrio fra i diversi poteri. Difenderemo la democrazia e le sue procedure.»
 
Piero Bassetti nel suo intervento ha ricordato due cose: «che la parola "democrazia" non è uguale in ogni epoca e a tutte le latitudini, e che l'Italia è stata governata democraticamente da un partito che si definiva cristiano».
«Negli ultimi decenni l'Occidente a volte si è imposto di esportate la propria democrazia. – Ha agigunto bassetti. – E' un atteggiamento di imperialismo culturale. Il mondo oggi è “glocale” ed è cambiato soprattutto per effetto di forze che non sono espressione della politica tradizionale, il mondo è stato cambiato dalle tecnoscienze.
«Oggi siamo nell'era della tecnocrazia. Se vogliamo vivere in pace e dialogare dobbiamo imparare a riconoscere e rispettare le altre forme di democrazia e di stato. Quello che è successo in Tunisia è solo una parte del percorso compiuto dalla sponda sud del Mediterraneo.
«Stanno avanzando molte esperienze diverse, diverse tra loro e diverse dalla nostra. E dobbiamo avere rispetto per la fatica, per gli sforzi che questi paesi stanno facendo per affrontare sfide che abbiamo affrontato anche noi, meno di cento anni fa, nel fare convivere il potere secolare e quello religioso. Tenendo a mente che la ricchezza del Mediterraneo è sempre stata la diversità di popoli e culture, non l'essere tutti uguali.»
 
Nel prosieguo del dibattito sono emersi i fattori che consentono di rispondere alla domanda: perché le rivoluzioni recenti non hanno prodotto stati teocratici, stati modellati sull'esempio di realtà come l'Iran?
Ad essere stati esaminati sono i fattori che hanno prodotti i cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi 30 anni, cambiamenti che l'Occidente spesso ha ignorato.
La crescita dell'istruzione, dell'individualismo, la fine del modello patriarcale ma anche del culto del leader carismatico sono alcuni di questi fattori.
 
Anche il processo di reislamizzazione ha portato in realtà ad una maggiore diversificazione della società, non a una standardizzazione di pensieri e comportamenti: nel mondo islamico ci sono oggi molte correnti, si dibatte su cosa sia il «vero Islam», gli stessi partiti islamisti non controllano l'universo religioso nel suo complesso. La separazione fra religione e politica è già, in molti paesi, nei fatti.
Ciò ha portato necessariamente le stesse forze politiche ad orientarsi verso soluzioni di compromesso. Soluzioni che sono alla base delle costituzioni che stanno emergendo da questa fase convulsa battezzata «primavera araba» e delle esperienze di democratizzazione in corso, che l'Occidente deve sostenere con convinzione.

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