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«Rapporto minori-internet: Dare la regia ai Corecom»

Ricerca su nuovi media e adolescenti presentata dal Comitato per le comunicazioni

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Oggi in Italia occorre una politica per l’utilizzo del web («Internet educational policy») che si declini sia nell’addestramento dei ragazzi a scuola sia, soprattutto, nella «formazione dei formatori», degli insegnanti e dei genitori.
Con l’obiettivo di sviluppare negli adulti la consapevolezza dei problemi e la capacità di intervenire per la tutela e la crescita dei minori che, lasciati soli, non riescono a cogliere le potenzialità e le opportunità offerte dalla rete e dai new media.
 
Ma una politica di questo tipo deve nascere dal basso, da organismi territoriali che abbiano già una precisa competenza in materia come i Corecom, i comitati regionali e provinciali per le comunicazioni.
A lanciare la proposta è stato il prof. Marino Livolsi, ordinario di scienze e tecnologie della comunicazione all’Università Vita salute San Raffaele di Milano, presentando oggi a Trento la ricerca «Media e minori, politiche sociali per un utilizzo consapevole delle vecchie e nuove tecnologie mediali», da lui curata con due collaboratori.
 
I risultati dell’indagine sono stati illustrati e discussi questa mattina nell’aula Beniamino Andreatta del dipartimento di sociologia, grazie a un seminario promosso non a caso, sullo stesso tema della ricerca, dal Corecom Trentino, presieduto da Enrico Paissan. 
 

 
 Dorigatti: «Gli adulti non possono chiamarsi fuori»
Nell’aprire i lavori Paissan ha letto un messaggio inviato al convegno da Bruno Dorigatti, presidente del Consiglio provinciale, nel quale il Corecom è incardinato.
Per Dorigatti per l’utilizzo consapevole della rete gli adulti devono oggi assumersi delle responsabilità precise nei confronti dei giovani.
«Se ci chiamiamo fuori – ha osservato – rischiamo di innescare un corto circuito nella trasmissione dei saperi, perdendo per la prima volta nella  storia un ruolo educativo e formativo, a causa di una disparità di conoscenze e competenze.»
 
«Questa ricerca – ha poi osservato Paissan – sottolinea i ritardi con cui in Italia la politica, le agenzia formative e la nostra società hanno si qui affrontato la tematica del rapporto media/minori.»
«Tuttavia – ha aggiunto – dalle conclusioni operative del report emergono ampi margini per attivare una politica che superi questi ritardi con un’azione concertata e coordinata dei vari soggetti, tra i quali possono o debbono svolgere un ruolo non secondario proprio i Comitati regionali per le comunicazioni.»
 
Maria Pia Caruso, Autorità nazionale per le garanzie nelle comunicazioni, ha sottolineato il ruolo conoscitivo assunto dai Corecom (comitati regionali per le comunicazioni analoghi a quello trentino) nell’indagare il mondo in particolare il mondo di internet e dei social network, per favorire l’alfabetizzazione e l’apprendimento consapevole di questi strumenti ed evitare effetti diseducativi, dai contenuti offensivi, al bullismo, alla pedopornografia.
La scuola, ma soprattutto i genitori, sono i primi
soggetti chiamati a svolgere questo ruolo educativo.
 
 La ricerca: bassa percezione dei rischi
Il prof. Livolsi ha poi evidenziato i dati salienti della ricerca insieme ai due componenti della sua equipe, Federico Bertolini e Roberto Lillini dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Sostanzialmente tre gli elementi più significativi emersi dall’indagine. 
 
Primo. L’Italia, dopo la Grecia, è il paese europeo dove i minori iniziano debuttano più tardi in internet (in genere a partire dagli 11 anni), per lo più a casa, con scarso apporto della scuola, servendosene in modo poco competente, con un apprendimento pragmatico, non strutturato, ripetitivo e passivo (guardano videoclip, ascoltano e scaricano musica, giocano) e non per la loro lettura o la formazione. 
 
Secondo. I minori in Italia primeggiano in Europa nell’uso dei social network come Facebook, ma con una bassa percezione dei rischi: non tanto dei virus, come quello che infettano i telefonini attaccando i giochi tipo «razzo», quanto di quelli derivanti dalla tendenza ad affidare la propria immagine alla rete nei profili, raccontandosi e mostrandosi senza più privacy né la consapevolezza delle conseguenze. 
 
Terzo. I genitori sono poco competenti e quindi non consapevoli dei veri rischi derivanti dalla sempre più quotidiana e intensa frequentazione della rete da parte dei figli anche tramite i cellulari e gli smartphone, gelosamente custoditi dai minori perché chiave di accesso a internet. 
 
 I nuovi media esaltano tre tendenze culturali
Per il dipartimento di sociologia dell’università di Trento, Carlo Buzzi ha individuato nei nuovi media gli strumenti che più esaltano le tre principali tendenze culturali emergenti nei minori.
La prima è il «presentismo», per cui non esiste più passato ed è inutile programmare il futuro anche prossimo (si decide all’istante utilizzando il cellulare, che risponde bene a questa visione pragmatica dell’esistenza).
La seconda è il relativismo valoriale: non ci si comporta ovunque allo stesso modo, ma si cambia atteggiamento e approccio a seconda degli ambiti esperienziali: con gli amici non si applicano le stesse regole e gli stessi principi adottati a casa o a scuola (qualcosa di analogo avviene nelle varie finestre aperte nel mondo digitale, perché in word non si scrive come in una chat).
Terza tendenza: la reversibilità delle scelte che non sono più sentite come definitive: dalle decisioni si può sempre tornare indietro, basta cancellarle come avviene nel mondo virtuale con un semplice reset. 
 
 D’Angelo: concertare regole per il rapporto minori-internet
Dopo la tavola rotonda alla quale hanno partecipato Filippi Lacci, presidente del coordinamento nazionale Corecom, e Mauro Cristoforetti della cooperativa Educazione ai diritti dell’infanzia per Save the Children, a tirare le conclusioni del convegno è stato Nicola D’Angelo, magistrato, già Commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
D’Angelo ha sottolineato l’attuale invasività dei social network e degli operatori della rete, per cui a suo avviso internet va sottoposto a qualche elemento di disciplina e regolazione. In che modo?
Affidando da subito ai Corecom una potestà di concertazione tra i soggetti a vario titolo interessato alla tutela dei minori (dalla scuola, alle associazioni dei genitori ed educative) perché assumano una responsabilità forte nei confronti degli adolescenti.
 
 

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