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L’appello conclusivo del «Forum Greenaccord»

«L'evoluzione culturale di un territorio è fortemente influenzata dalla sua evoluzione idrogeologica, geomorfologica, climatica e biologica»

«Esiste un processo coevolutivo fra natura, struttura fisica e società umana attraverso le reti di scambio che riguardano ciascun ambito e contemporaneamente si influenzano reciprocamente. L'evoluzione culturale di un territorio è fortemente influenzata dalla sua evoluzione idrogeologica, geomorfologica, climatica e biologica, ma contemporaneamente influenza questi ultimi aspetti.
«Il sistema economico consumista che domina il mondo ha rotto questa unità evolutiva con la natura. Allora l'evoluzione della strutturazione antropica del territorio si è staccata dall'evoluzione degli ecosistemi presenti, danneggiando sia le reti ecologiche sia le reti di scambio fra uomo e natura, come anche le reti di relazioni sociali.»
Con l’analisi del presidente del Comitato scientifico di Greenaccord onlus, Andrea Masullo si sono conclusi oggi pomeriggio i lavori del X Forum dell’Informazione cattolica per la Salvaguardia del Creato.
Un appuntamento, organizzato in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento e l’Arcidiocesi cittadina, che in tre giorni di sessioni e confronti, davanti a oltre cento giornalisti della stampa locale e nazionale, ha indagato sul ruolo delle reti come strumento di tutela del territorio (soprattutto quando esso è delicato come le aree montane) e come elemento di progresso dell’Umanità.
 
«Reti ecologiche, reti di trasporto, reti di informazione e di telecomunicazione, percorsi di pellegrinaggio, reti commerciali, reti spirituali. Sono argomenti con un denominatore comune: esse rappresentano la strutturazione fisica di un sistema organizzato.
«La qualità e l'efficienza delle reti di scambio sono rappresentative della qualità, della capacità evolutiva di un sistema, che gli ecologi chiamano ascendenza. Il valore di una organizzazione dipende dalla qualità degli scambi di materia, di energia, di informazione genetica, di informazione culturale che si svolgono all'interno di un sistema organizzato, fra le sue parti costituenti fisiche e biologiche, e fra il sistema e l'esterno.
«Ma a queste si aggiungono anche le reti di scambio spirituale che non sono oggetto di speculazione scientifica, ma non per questo di minor importanza, che riguardano le dimensioni immateriali dell'universo.»
 
Dimensioni in qualche modo impalpabili ma che erano ben note a Margherita Hack, l’astronoma appena scomparsa e ricordata da Masullo nel suo intervento.
«Margherita si dichiarava atea ma era pienamente consapevole ed affascinata dalla sacralità dell'universo di cui esplorava con passione i misteri. Riscoprire la sacralità della natura, e la nostra appartenenza ad essa è la base del superamento di un rapporto utilitaristico che domina nell'economia e che non ha futuro.»
Dagli interventi delle cinque sessioni di convegno emerge chiara un’esigenza, necessaria sia a tutelare il patrimonio montano sia a garantire un futuro al rapporto Uomo-natura.
«Insistere su un modello che dopo due secoli di straordinario successo – prosegue Masullo – ha esaurito le sue potenzialità e inizia a produrre povertà ecologiche, economiche ed umane, è il vero pericolo che abbiamo di fronte. La paura del cambiamento è la peggiore minaccia al progresso.»
 
Infine, un appello affinché la politica torni ad avere il primato sull’economia, in modo da poterla «indirizzare verso la produzione e la diffusione del benessere, utilizzando la finanza a tale scopo come strumento, anziché esserne strumento passivo».
«Non possono essere le regole delle reti finanziarie a dominare sulle reti sociali, sui sistemi ecologici, strumentalizzando la politica. Le reti finanziarie si occupano di trasferimenti di valori virtuali ma non si occupano delle conseguenze sulle ecologia e società.
«Ma il vero valore alla base del benessere è la disponibilità di risorse e servizi ecologici, alimenti sani, aria e acqua pulite, un clima stabile e la qualità delle reti di relazioni sociali.»
L’obiettivo è ritrovare la tenerezza nel guardare alla fragilità della vita.
«La tenerezza non è un parametro considerato dalla scienza, né è un valore economico, ma deve contaminare la conoscenza e l'organizzazione sociale per ricomporre quel patto interrotto fra uomo e natura.»

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