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Romano Prodi: «L’Europa è un laboratorio, non un museo»

La riflessione di Prodi, ospite dell'Università di Trento, sulle potenzialità del «Vecchio Continente» – Contestazione fuori tema da parte anarchica No-Tav

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Prodi è stato ospite dell’Università di Trento per affrontare il tema in chiave europea la vitalità del tessuto imprenditoriale di piccole e medie imprese e la necessità che venga sostenuto con adeguate politiche industriali.
Il suo intervento è stato interrotto da una decina di giovani che hanno lanciato volantini contro la Tav e, già che c’erano, per hanno chiesto la scarcerazione dei militanti del movimento.
Al grido di «vergognati e libertà per tutti» hanno accusato l’ex premier di essere «responsabile della devastazione e dei manganelli in Val Susa».
«Non pensavo di avere così grandi responsabilità», ha detto Prodi mentre buona parte del pubblico stava dalla sua.
Sono quindi intervenuti gli agenti della Digos che hanno allontanato i contestatori e li hanno identificati.
Una contestazione fuori tema, che però ha suscitato l’interesse della stampa nazionale più del suo intervento.
Sic transit gloria mundi.

Riforme, competitività delle piccole e medie imprese italiane, disoccupazione«tecnologica», potenziale economico dei Paesi emergenti: sono queste le parole chiave attorno a cui oggi pomeriggio Romano Prodi è intervenuto all'Università di Trento in un dialogo aperto con studenti, ricercatori, professori e tanti cittadini.
I temi dei dibattito hanno preso le mosse da una sintesi delle numerose domande - circa una quarantina - arrivate tramite la rete, al sito dell'Università di Trento.
Sul tavolo le problematiche e le sfide che attendono l'Unione Europea e i governi nazionali alle prese con la coda della crisi economica e con la crescente competizione globale.
Sullo sfondo anche il prossimo semestre italiano, appuntamento che offrirà al nostro Paese un'occasione di riscatto e di leadership.
L'ex premier (per due volte, dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008) e presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004, nonché docente universitario,
 
Romano Prodi, è intervenuto rispondendo con disponibilità e franchezza alle domande del pubblico, numeroso e attento, presente in sala, nell'aula magna della Facoltà di Giurisprudenza, completamente aperta per l'occasione.
Ad accoglierlo e introdurlo con il benvenuto della comunità accademica e della cittadinanza, la rettrice Daria de Pretis e il promotore dell'incontro, il docente Michele Andreaus (responsabile del corso di laurea magistrale in Management del Dipartimento di Economia e Management e presidente della Fondazione Trentino Università).
Prodi ha accettato l'invito dell'Ateneo a tenere un intervento e a confrontarsi con la comunità accademica e con la cittadinanza sul ruolo che il nostro Paese potrà avere in futuro nello sviluppo sociale ed economico e nella partita delle riforme cruciali che dovranno essere affrontate in una prospettiva europea.
 
«Stiamo attraversando una fase di cambiamento enorme – ha esordito Prodi – e viviamo in un mondo completamente diverso rispetto a qualche decennio fa, quando lo scenario globale, dal punto di vista economico e militare era dominato dall'influenza degli Stati Uniti.
«Il ritorno sulla scena internazionale della Russia e la forte spinta al cambiamento – di cui saranno emblema le prossime olimpiadi di Sochi – unita alle pressioni dei Paesi emergenti, primi fra tutti la Cina, hanno cambiato gli equilibri mondiali e hanno contribuito a mettere l'accento sulle disuguaglianze sociali ed economiche e a rimarcare le spinte nazionalistiche.»
 
Nella riflessione introduttiva sugli scenari di politica internazionale, Prodi ha dedicato un focus particolare alla Cina (dove «la trasformazione economica e sociale con lo spostamento dei cinesi dalle campagne alle città non è ancora compiuta, ma già i problemi globali si fanno pressanti»), e ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, con la Turchia in prima fila.
Avvicinandosi alle questioni europee, Prodi ha poi riflettuto sulle difficoltà di affermazione del primato economico e politico dell'Europa a livello globale.
«Sapevamo che una moneta unica non poteva sostenere l'Europa senza una politica monetaria. Nonostante questa consapevolezza, i passi da fare erano molti e complessi e i governi che si sono succeduti hanno preso strade diverse.
«Nonostante il grande lavoro fatto, dunque, l'Europa non riesce a sfruttare le proprie potenzialità per sostenere i processi di globalizzazione. Perché non riesce a imporsi e ha un atteggiamento dimesso a livello internazionale.
«Gli sforzi fatti per favorire la coesione e l'integrazione interna hanno consumato le energie e hanno alimentato un atteggiamento di paura che si nutre delle spinte verso le divisioni e del timore nei confronti del diverso, di cui gli immigrati sono il simbolo.
«Ma non sono pessimista sul ruolo e sul futuro dell'Europa. Noi siamo stati il grande laboratorio di cambiamento, anche se ancora non vedo una grande svolta. L'Europa è un laboratorio, non un museo. Non si può più stare fermi, occorre fare passi in avanti. Accettare il fatto che l'Europa è cambiata e che a tirare è l'asse franco-tedesco.»
 
E per quanto riguarda il futuro dell'Italia nell'Europa?
«Oggi stare assieme in Europa per il nostro Paese è una necessità. Attraverso l'Europa possiamo avere una voce nel mondo. Il sistema economico funziona ancora ma le rigide regole imposte non ne permettono la ripresa e se forse la discesa si è arrestata, ancora non si vedono i segnali di ripresa di cui si parla.
Il nostro Paese si trova a dover affrontare un forte problema di domanda interna, testimoniato ad esempio dalla persistenza del divario marcato tra Nord e Sud.
Ora per incentivare la ripresa è necessario un cambiamento di impostazione nella politica europea, che non sia una mera contrapposizione alle posizioni tedesche, quanto piuttosto un superamento della politica di rigore che soffoca il rilancio dell'economia.»
 
«Il nostro valore aggiunto, la carta vincente dell'Italia – ha aggiunto Prodi – si trova nel tessuto delle circa 3mila imprese piccole e medie che caratterizzano l'economia del nostro Paese e che possono affacciarsi con buone possibilità di successo sui mercati internazionali. Abbiamo bisogno di politiche industriali che le sostengano, ne favoriscano l'accorpamento o che, ad esempio, ne seguano il ricambio generazione. Dobbiamo investire su questa vitalità.»
Prodi ha fatto poi riferimento alla ricchezza del Trentino dal punto di vista scientifico.
«Grazie all'autonomia il vostro territorio è ricco di centri di ricerca attivi e prestigiosi. Una realtà che purtroppo non si incontra in altre zone d'Italia.»
 
Uno spunto che ha colto anche la rettrice dell'Università di Trento, Daria de Pretis nel suo saluto, per rimarcare le difficoltà della ricerca in Italia, potenzialmente eccellente, ma stretta in una cronica carenza di finanziamenti.
Al termine del suo intervento, Prodi ha quindi risposto alle numerose domande dal pubblico, che hanno spaziato dal progetto di un'Europa unita e coesa ai problemi della moneta unica, dalle emergenze strutturali italiane ai rapporti tra sovranità nazionale e politiche europee, dalle elezioni europee al semestre italiano.

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