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Bressan ai consacrati: «Esempio di un’altra umanità»

In cattedrale il Giubileo dei religiosi e conclusione dell’anno della vita consacrata

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«Noi annunciamo con la vita, con le parole, con le azioni che un’altra umanità è possibile. Testimonianze ve ne sono tante, anche in mezzo ai consacrati e consacrate del nostro tempo. Tutta la Diocesi nutre riconoscenza nei vostri confronti. Dio benedica il vostro impegno, ci sostenga con nuove vocazioni per questa dimensione essenziale della Chiesa locale.»
Così l’Arcivescovo Luigi Bressan ha rivolto ad oltre trecento religiose, religiosi e laici consacrati (sui circa seicento complessivamente presenti in Diocesi) riuniti nel pomeriggio di oggi in cattedrale per vivere, nella Giornata della vita consacrata, la celebrazione del loro Giubileo della Misericordia.
La Giornata segnava anche la conclusione dell’Anno della vita consacrata, aperto da papa Francesco il 30 novembre 2014.
I consacrati nella Chiesa sono coloro che emettono (in forma pubblica o privata) voto di povertà, castità e obbedienza, sia all’interno di Ordini e comunità religiose, ma anche come laici nella vita secolare.
Una liturgia semplice, quella odierna, con il ritrovo alla Porta della Misericordia, affacciata su piazza Duomo, per entrare attraverso di essa in cattedrale, dove ognuno era invitato a passare davanti al fonte battesimale ed accendere una candela, simbolo dell’adesione piena ad una vita illuminata da Gesù Cristo.
 
Nel commentare le Sacre Scritture (il 2 febbraio è il giorno in cui si fa memoria della presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme) monsignor Bressan ha ricordato che «Gesù non ha scelto di essere un super-man che non senta il peso del dolore; egli ha voluto essere pienamente umano, condividere le nostre fatiche e debolezze.
«Anche noi – aggiunge l’Arcivescovo, facendo chiaro riferimento alla scarsità di adesioni alla vita religiosa, così come per il clero diocesano – vorremmo che le difficoltà fossero allontanate, i limiti delle nostre comunità fossero superati, la società fosse diversa, che il numero delle vocazioni fosse ben più elevato.
«Ma il Signore – si appassiona il vescovo – ci domanda di essere fedeli e coerenti alla sua chiamata e alla missione affidataci nella Chiesa e per il mondo.»
 
Monsignor Bressan ha quindi rimarcato la profonda attualità del Giubileo straordinario voluto da papa Francesco.
«Questo anno santo – ha ribadito l’Arcivescovo – è giunto, infatti, in un momento cruciale per il mondo: la pace è lontana e le guerre si sono estese e si fanno tanto violente, crescono la povertà e il divario tra benestanti e poveri del mondo, il numero dei profughi è passato in breve da 35 a 55 milioni, si vive nella paura, non c’è fiducia sul futuro.
«Ma la fede – ha concluso – ci parla ancora di speranza, della possibilità di essere sereni e costanti costruttori di pace, di fraternità, non fondandoci sulla disponibilità dei mezzi umani, ma sulla forza di Colui che ha vinto la morte perché anche noi possiamo risuscitare da tutte le forme di oppressione.»

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