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A EDUCA: genitori e figli di fronte alla globalizzazione

Al festival dell’educazione si cerca un nuovo patto educativo per affrontare il futuro

Nel giorno dell’anniversario della nascita di Gianni Rodari, al festival dell’educazione si riflette su come costruire un patto intergenerazionale per insegnare ai giovani come vivere nel presente e, soprattutto, come affrontare il futuro.
A parlarne Johnny Dotti e Paolo Segnana, autori di due libri in cui dialogano con le nuove generazioni, invitandole a non avere paura, a non restare passive, ma affrontare la vita in maniera cosciente, consapevole.
E da entrambi emerge che le parole chiave da cui (ri)partire per costruire un nuovo patto educativo sono alleanza, non solo tra genitori e figli, ma tra persone, e fraternità, costruita sulla ritrovata consapevolezza che siamo tutti figli.

Essere genitori oggi è complicatissimo. Ed essere figli è ancora più complicato.
Ma le difficoltà si possono affrontare e superare se entrambe le parti, genitori e figli, riescono a costruire una relazione efficace, che consenta loro di condividere, cooperare, per progettare insieme il domani.
Sul come costruire questo nuovo patto intergenerazionale si sono confrontati oggi a Educa: Johnny Dotti, pedagogista, docente all’Università Cattolica di Milano e autore di Educare è una roba seria, e Paolo Segnana, direttore della Cassa Rurale Rotaliana e Giovo e autore di Nel ventre del Pescecane e Genitori e figli di fronte alla globalizzazione, accompagnati dalla moderatrice Francesca Gennai, vicepresidente di Consolida..
 
Dotti e Segnana, autori di due libri in cui si rivolgono ai giovani, in un immaginario dialogo con i loro figli, sono concordi: le chiavi che possono aprire le porte di un nuovo patto intergenerazionale sono alleanza e fraternità.
«Le nostre – ha detto Segnana – sono generazioni cresciute in modo diverso. I nostri figli sono i primi a vivere senza grandi relazioni sociali, senza sogni per cui battersi, senza valori, in un mondo caratterizzato da una concorrenza molto elevata.
«È necessario ragionare e capire come queste due generazioni possano trovare l’alleanza necessaria per creare una prospettiva migliore. Un’alleanza tra persone ancor più che tra genitori e figli.»
 
La società in cui viviamo, ha continuato, è orientata al consumo e ci porta a vivere in un eterno mercato in cui siamo costretti a competere gli uni contro gli altri. E lo sviluppo tecnologico ha esasperato questa situazione.
«La globalizzazione gestita male – ha proseguito – ha portato a una serie di effetti devastanti, ma non per questo va condannata.
«Anzi, è importante comprenderla. È un fenomeno che va capito dai genitori, così come dai figli e dai nonni.»
«È necessario – ha aggiunto Dotti – partire dalla consapevolezza che siamo tutti figli, mentre oggi viviamo nell’illusione che sia possibile farsi da sé.»
Questo punto di vista è per Dotti la base di partenza per costruire nuove relazioni, che vanno oltre il legame genitore-figlio. 
 
«Per stringere questo nuovo patto educativo – ha detto – bisogna partire dai diritti collettivi, accantonando quelli individuali, e ritrovare il nostro essere figli per dare vita ad una nuova fraternità.»
E all’invito di Segnana ad essere tutti responsabili, sia genitori che figli, Dotti risponde con l’invito a fermarsi, ascoltarsi e individuare i propri desideri, quei desideri che possono essere alla base della progettualità condivisa che vede genitori e figli collaborare per costruire il futuro.
«Le cose importanti si fanno perché si desiderano, – ha concluso Dotti. – Prima però dobbiamo rinunciare a qualcosa perché i desideri nascono dalla mancanza.
«È poi fondamentale unire il desidero alla responsabilità, per educare al desiderio responsabile.»

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