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Educa, il bilancio della edizione 2020

Scuola e famiglia: come riemergere dall’esperienza Covid

Il festival EDUCA si è chiuso poco più di una settimana fa registrando un’elevata partecipazione anche da altre regioni d’Italia. Successo anche per la versione on line di Educa Immagine, la rassegna del linguaggio del cinema e dei media che si intreccia con il festival.
Il Comitato promotore e il board scientifico: «Ne usciamo con una ritrovata consapevolezza della centralità della scuola, ma anche che l’educazione è una responsabilità collettiva che deve coinvolgere tutto il territorio.
«Gli esperti ci hanno indicato le direzioni per riemergere dall’esperienza Covid costruendo l’educazione e la società del futuro. La prima cosa da fare: arginare le crescenti diseguaglianze.»
 
Pedagogisti, filosofi, sociologi, esperti di neurosviluppo e di tecnologie, giornalisti, registi e critici cinematografici, tiktoker e youtuber: più di 60 gli esperti che si sono incontrati virtualmente per discutere di educazione analizzando il contesto radicale determinato dal Covid 19 con l’obiettivo di individuare le strade da percorrere perché alla scuola e alle famiglie non rimangano solo le fatiche, ma l’esperienza si trasformi in apprendimenti per il futuro.
 
Secondo il Comitato promotore e il Board scientifico del festival la pandemia è stata un «evidenziatore» per temi e questioni che prima di febbraio erano nell’agenda dei soli addetti ai lavori e invece adesso sono al centro dell’attenzione pubblica.
Usciamo da questa edizione di EDUCA con ritrovate consapevolezze: oggi più che mai c’è unità sulla rilevanza della scuola; se prima se ne parlava in termini di valutazione, spesso molto critica, rispetto al suo operato, adesso se ne riconosce in modo unanime il ruolo primario, che è quello di rimuovere gli ostacoli che impediscono agli individui di diventare ciò che vorrebbero, di essere luogo di emancipazione sociale.
 
Unanimi poi gli ospiti del festival nel segnalare l’urgenza di intervenire rispetto alle diseguaglianze: la storia ci insegna, e le rilevazioni attuali lo confermano, che le pandemie aumentano sensibilmente le diseguaglianze.
Le ricerche più recenti hanno già registrato che migliaia di studenti con disabilità o svantaggio sono stati esclusi o comunque hanno faticato e faticano con la didattica a distanza; accanto a loro però a livello nazionale ci sono nuove povertà determinate dalla mancanza di strumenti adeguati o di figure di riferimento in grado di garantire un supporto specifico.
 
«La scuola più di altri – sottolinea il Comitato – può individuare precocemente queste inedite situazioni di difficoltà di bambini e ragazzi (collegate magari a nuove condizioni di povertà famigliare generate dal Covid 19 non ancora in carico alle politiche socio-educative permettendo così interventi di tipo preventivo.
Tre le direzioni indicati dagli esperti per intervenire: la didattica onlife, la didattica situata; l’alleanza scuola-famiglia.
 
Didattica onlife, che riconosce la continua interazione tra vita reale e vita virtuale. Soprattutto nella prima fase del lockdown abbiamo assistito ad una grande generosità da parte degli insegnanti per cercare di mantenere vive le relazioni con i loro studenti; più recentemente, anche cogliendo alcuni limiti della DAD come, ad esempio, con i bambini più piccoli, si è sviluppata a livello collettivo una diffusa resistenza all’uso delle tecnologie.
Occorre invece uscire dalla contrapposizione tra didattica a distanza e in presenza per cogliere le opportunità che le tecnologie possono offrire se utilizzate in modo adeguato (lavori di gruppi, educazione peer to peer, ibridazione tra dirette e materiali da scaricare, tutoraggio individuale) anche per gli studenti in difficoltà.
 
Didattica situata: la formazione onlife riguarda non solo gli strumenti, ma anche i contesti educativi; educazione outdoor in questo senso allora non è soluzione temporanea per tornare tutti dentro la scuola quando non servirà più avere spazi maggiori a disposizione, ma riconoscere che all’interno di una comunità possono esserci anche altri soggetti e contesti dove fare educazione rendendo insieme visibile la presenza di bambini e ragazzi all’interno di un territorio, invece di relegarli esclusivamente in spazi pensati per loro.
E allora i docenti e i dirigenti scolastici diventano direttori d’orchestra che con grande creatività coinvolgono gli altri attori della comunità di educante: organizzazioni del Terzo Settore, musei e altri enti culturali, imprese.
E in questa educazione onlife si collocano anche la fiducia, l’ascolto e la creazione di spazi per gli adolescenti dove possano rielaborare i vissuti ma anche costruire i loro progetti e dare vita alle loro idee.
 
L’alleanza scuola-famiglia: l’esperienza del lockdown ha certamente aumentato lo stress dei genitori, in particolari delle madri, e dei bambini piccoli, soprattutto nelle situazioni di smartworking e fragilità preesistenti, ma ha anche consentito di recuperare un tempo buono e lento in famiglia.
La sfida ora è eliminare gli ostacoli sociali, culturali ed economici che affaticano le famiglie consentendo loro di tornare al loro ruolo originario che è quello della cura e della protezione, non sovraccaricandole di altre funzioni.
Fondamentale per il benessere dei bambini il reciproco riconoscimento tra scuola e famiglia dei propri ruoli il che significa anche dare spazio alle differenze di visioni e metodi educativi.

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