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«Tutta questione di benessere» al Festival della Famiglia

Il volume su lavoro e felicità presentato questa mattina dall'autrice nella Sala degli affreschi della biblioteca di via Roma alla presenza di illustri interlocutori

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Elisabetta Dallavalle, esperta di benessere della persona nei contesti organizzativi aziendali, ha così esordito nell'ambito della presentazione del suo libro dal titolo «Tutta questione di benessere» (edizione Licosia 2019): «Il lavoro è un luogo dove ci si può liberare dal concetto che bisogna soffrire, è invece una meravigliosa opportunità per esprimersi e donare tutto se stessi, facendo parte del sistema Paese. All'interno di un contesto organizzativo la persona può fiorire.»
Con l'appuntamento di oggi nella sala degli affreschi della biblioteca di via Roma, il Festival della Famiglia si è dunque occupato del tema del welfare aziendale e della conciliazione lavoro-famiglia, prendendo spunto da esperienze professionali e da progetti che possono creare una diversa cultura del lavoro a partire dall'interno delle aziende stesse.
Il giornalista Giorgio Lunelli, moderatore dell'incontro, ha individuato le tre parole chiave del libro della Dallavalle: lavoro, felicità, benessere, i vertici di un triangolo che vede al centro «una persona che sta bene nel proprio contesto», come ha commentato l'autrice.
 
Smart working e altri strumenti di conciliazione, servizi per le persone, incentivi fiscali per le aziende che vogliono fare del benessere dei dipendenti il proprio orizzonte, sono stati i temi affrontati nel corso dell'incontro.
Al dibattito, aperto dal saluto introduttivo del responsabile dell'Agenzia provinciale per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili della Pat Luciano Malfer, hanno partecipato la vice segretaria generale della Giunta della Regione autonoma Trentino Alto Adige Antonella Chiusole, la Ceo e fondatrice di Variazioni s.r.l., società di consulenza in materia di smart working e welfare aziendale, Arianna Visentini e il giornalista e direttore responsabile di KongNews, testata giornalistica online specializzata sui temi del lavoro Filippo Di Nardo.
Antonella Chiusole ha ricordato come in Trentino, ma anche altrove, la tendenza dei decenni precedenti era quella per cui le donne che lavoravano non facevano figli.
A partire dagli anni '90, invece, questa linea si è invertita e i luoghi con più alto tasso di lavoro femminile sono anche quelli con maggiore indice di fecondità.
 
Le organizzazioni hanno un peso importante in questo, assieme a fattori di contesto legate a politiche stabili e coordinate.
«Serve un sistema che favorisca un cambiamento sociale e culturale», ha detto Chiusole, «e un ambiente di lavoro che consenta ai genitori di fare i genitori, non solo aiutando le madri nella conciliazione vita-lavoro, ma con una condivisione di responsabilità. La Provincia autonoma di Trento ha fatto una valutazione sull'impatto delle politiche del lavoro ed è emerso che quelle di conciliazione, fra l'altro le meno costose, sono state le più produttive.»
Arianna Visentini ha notato che spesso le aziende parlano di conciliazione in modo filantropico e non organizzativo e che alcuni ostacoli culturali e stereotipi devono ancora essere abbattuti, ma c'è in corso un grande cambiamento.
Lo ha evidenziato anche Filippo Di Nardo, che ha sottolineato come il welfare aziendale convenga sempre, allo Stato, che non deve intervenire in prima battuta nel garantire certi servizi alle famiglie, ai lavoratori che ne usufruiscono e ne possono apprezzare l'utilità, alle aziende che ne ricevono un ritorno su moltissimi fronti, anche quello del risparmio e della maggiore produttività.

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