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Trento Film Festival, destinazione… Groenlandia

È la sconfinata nazione artica il «Paese ospite» della 69ª edizione del Festival

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Quando il condottiero e navigatore normanno Erik il Rosso sbarcò sulle coste di una terra di nord-ovest, di cui aveva sentito solo l’eco lontana delle leggende, decise di chiamarla Grønland, «terra verde», nome che oggi sembra bizzarro, considerato che l’80% dell’isola è ricoperto da ghiacci.
Ma così non era intorno all’anno Mille, nel pieno dell’Optimum climatico medievale - la fase climatica relativamente calda che ha caratterizzato l'Alto Medioevo - quando la Groenlandia era davvero una terra più verde.
 
Recentemente la più grande isola del mondo ha assunto sempre maggiore rilevanza internazionale, a causa delle emergenze climatiche e delle relative conseguenze ambientali, economiche e geopolitiche: il programma speciale «Destinazione… Groenlandia» del Trento Film Festival 2021 (30 aprile - 9 maggio) invita così alla scoperta di questo luogo straordinario e poco conosciuto.
 
«Sono proprio i cambiamenti climatici ad imporre un nuovo e diverso rapporto tra uomo e ambiente, che caratterizzi la ripartenza economica e sociale del dopo pandemia, nel segno di un reale cambiamento, – evidenzia Mauro Leveghi, presidente del Trento Film Festival. – Da anni il Festival affronta questi temi attraverso il linguaggio del cinema, e le sconfinate terre artiche sono da sempre uno dei più affascinanti orizzonti per esploratori da tutto il mondo: ecco quindi che la Groenlandia ha tutte le carte in regola per essere l’undicesimo Paese ospite del Trento Film Festival, in una 69ª edizione che - dopo lo slittamento in estate dello scorso anno - riporta la rassegna nella sua tradizionale collocazione primaverile, confidando nella riapertura delle sale, per il bene del Festival e dell’intera filiera del cinema.»
 

 
«È dal 2011 che la sezione Destinazione... presenta un itinerario cinematografico e culturale dedicato a un Paese o area geografica affini alla manifestazione, affermandosi come percorso coerente e insieme originale all'interno della variegata proposta del festival, – ricorda la direttrice Luana Bisesti. – La sezione conta su un pubblico appassionato e numeroso, come confermato dalla frequentazione in costante crescita, fino alle ultime edizioni in sala dedicate a Islanda, Giappone e Marocco, con proiezioni costantemente sold out, e dall’attenzione suscitata nel 2020 dal programma dedicato alla Georgia, nell’ambito della 68ª edizione ibrida del festival, nei cinema di Trento e online.»
 
Superato con successo il decennale, Destinazione… riparte mettendo al centro due temi che stanno da sempre a cuore al Festival, ovvero i cambiamenti climatici e le trasformazioni sociali che riguardano le aree più remote del pianeta e i loro abitanti, con il meglio della recente produzione cinematografica groenlandese e internazionale dedicata al paese (in collaborazione con il Danish Film Institute di Copenaghen) e una serie di eventi.
 
I riflettori sulla nazione artica si accenderanno già nell’ambito della vetrina più prestigiosa del festival, il Concorso, con la presentazione in anteprima italiana del nuovo documentario di produzione italo-tedesca «La casa rossa» (2021), sostenuto da IDM Film Fund & Commission dell’Alto Adige, Film Commission Torino Piemonte e Mibact: diretto da Francesco Catarinolo, il film racconta la vita e il lavoro di Robert Peroni, il noto esploratore e scrittore sudtirolese che, dopo diverse spedizioni in Groenlandia, ha scelto di vivere nella remota località di Tasiilaq, dove ha aperto un centro di accoglienza per turisti, divenuto una risorsa e punto di riferimento anche per la comunità locale.
 

 
Le riprese del film sono state realizzate nella primavera scorsa, quando, come raccontato dai media nazionali in quella fase di emergenza, la troupe di quattro documentaristi italiani è rimasta bloccata in Groenlandia, in seguito ai primi casi di Covid-19 registrati nella capitale Nuuk, e al blocco dei voli.
 
«Realizzare La casa rossa – racconta il regista Catarinolo – è stata un’esperienza unica, che mi ha cambiato per sempre la vita. Ho lavorato al progetto per cinque anni, e siamo partiti per Tasiilaq a fine febbraio 2020.
«Dopo poche settimane di riprese il Covid-19 ha seminato il panico tra i nativi: tutti avevano paura di noi! Abbiamo dovuto utilizzare tutte le nostre risorse fisiche e mentali per trovare il modo di ultimare il documentario, malgrado le difficoltà. Il risultato è stato inaspettato, un film corale con storie emozionanti, che hanno al centro un personaggio carismatico come Peroni, e uno scenario meraviglioso come la Groenlandia.»
 
Robert Peroni accompagnerà la premiere a Trento di La casa rossa, e sarà presente al Festival per un evento dedicato alla sua vicenda e alle sue esplorazioni artiche.
Alla selezione cinematografica si aggiungeranno diversi altri eventi dedicati alla Groenlandia, proposti al pubblico sia in presenza - nel rispetto delle normative vigenti nelle date del Festival - che in streaming.
 
Molto atteso l’evento sulla storia della climatologia, che proprio in Groenlandia nella seconda metà del Novecento ha fatto le sue scoperte più importanti.
Il ghiacciaio interno della Groenlandia, infatti, è oggi un grande laboratorio per lo studio dei cambiamenti climatici, e lo scioglimento del ghiaccio polare ha un enorme impatto sul clima alle nostre latitudini.
Protagonista sarà il giornalista e scrittore del gruppo RCS Sandro Orlando, che racconterà l’esito di una spedizione scientifica a cui ha preso parte: tema oggetto del suo prossimo libro, che sarà pubblicato quest’estate da Laterza.
 

 
Le fotografie di questa spedizione, in un affascinante parallelo con quelle scattate nel 1934 da Leonardo Bonzi nel corso della prima spedizione italiana in Groenlandia, saranno esposte nella cornice di Piazza Fiera in una mostra fotografica all’aperto.
 
Un incontro letterario dedicato alle Leggende groenlandesi (ed. Iperborea) porterà a Trento il curatore del volume, Bruno Berni.
Raccolti un secolo fa dal grande esploratore e antropologo Knud Rasmussen e trascritte in danese, questi racconti ci consegnano intatto il millenario confronto del popolo dei ghiacci con una natura matrigna, fatto di paura ma anche di un ricco e originale immaginario con cui superarla.
 
Immancabile l’appuntamento di In viaggio con papà, con Ella e Fabio Pasini: la Groenlandia è la grande utopia di papà Fabio, sono vent'anni che la frequenta e organizza viaggi famigliari al villaggio di Isortoq, sulla costa orientale. L'ultimo previsto, con la terza figlia Ella, è saltato a causa del Covid, così i due rovistano tra appunti, filmati e fotografie dei viaggi precedenti con i figli maggiori Zeno e Brenno, per raccontarci una diversa "normalità" dove per sopravvivere si va a caccia di orsi, foche e balene.
 
Destinazione...Groenlandia gode del patrocinio dell’Ambasciata di Danimarca in Italia.
 

 
 Destinazione… Groenlandia  
I Film
«Per un territorio sconfinato ma che conta poco più di 50mila abitanti, è impossibile parlare di una riconoscibile tradizione cinematografica: ciononostante negli ultimi anni si sono affacciate ai festival internazionali alcune opere capaci di ritrarre la Groenlandia di oggi, raccontando il suo straordinario territorio e patrimonio naturale, ma anche la sua complessa storia recente, l’identità contrastata e le sfide della sua popolazione», spiega Sergio Fant, responsabile del programma cinema del Festival.
 
Sono questi i due assi sui quali si sviluppa il programma di Destinazione… Groenlandia: «Da una parte la fragilità di un ecosistema unico, in prima linea nel pagare le conseguenze già evidenti del riscaldamento globale; dall’altra i cambiamenti ugualmente drastici vissuti dalle popolazioni native, in seguito alla forzata modernizzazione del loro stile di vita e della loro società».
 
A quest’ultimo aspetto sono dedicati tre documentari in programma, a partire da Sumé - The Sound of a Revolution (2014) di Inuk Silis Høegh, il primo film capace di raccontare la Groenlandia recente, attraverso la vicenda della prima rock band groenlandese ad avere successo fuori dall’isola, cantando i conflitti e lo smarrimento di un’intera generazione.
Dagli anni ‘70 ad oggi, due film fanno il punto sulle istanze cui i Sumé avevano dato voce, a partire dalla questione dell’indipendenza dal Regno di Danimarca: The Raven and the Seagull (2018) di Lasse Lau mette l’accento sull’emergere in Groenlandia come in Danimarca di una coscienza post-coloniale, che favorisca la conoscenza reciproca; The Fight for Greenland (2020) di Kenneth Sorento Dichmann segue una recente campagna elettorale, e attraverso le posizioni dei candidati su fronti opposti, e le preoccupazioni dei loro sostenitori, offre un ritratto coinvolgente della Groenlandia oggi.
 

 
In Winter's Yearning (2019) di Sidse Torstholm Larsen e Sturla Pilskog la trasformazione dello stile di vita si confronta con i temi ambientali, seguendo attraverso gli anni il progetto di un colossale impianto industriale, e la battaglia tra i cittadini preoccupati per l’impatto su ambiente e attività tradizionali, e quelli decisi a sfruttare le risorse naturali offerte dal territorio.
Per una minaccia ambientale finora evitata, un’altra molto più concreta è quella del riscaldamento globale: Sila and the Gatekeepers of the Arctic (2016) della svizzera Corina Gamma segue in parallelo le attività di sussistenza secolari degli abitanti dell’insediamento più settentrionale dell’isola, e quelle degli scienziati che nella stessa zona studiano la calotta polare per interpretare le drammatiche trasformazioni climatiche.
 
Uno sguardo particolare alle condizioni di vita dei giovani, colpiti da crisi identitaria, disoccupazione, elevata incidenza di dipendenze e maltrattamenti familiari, lo gettano due lavori: Eskimo Diva di Lene Stæhr (2015) è il coloratissimo e affettuoso ritratto di un musicista e perfomer che, sfidando i pregiudizi della comunità, rivendica la sua identità queer sognando di diventare una pop-star; e infine Arctic Spleen (2014) del fotografo e regista italiano Piergiorgio Casotti, che ha vissuto sulla costa orientale della Groenlandia per ben 3 anni, durante i quali ha documentato con sensibilità la vita dei teenager, tra noia, violenze domestiche e assenza di prospettive, cause di uno dei più alti tassi di suicidi al mondo tra i giovani.

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