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Suicidio in carcere, protesta della Polizia penitenziaria

Intervento del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE sulla morte nel carcere di Bolzano per suicidio di Oskar Kozlowski

Dopo la morte in carcere per suicidio di Oskar Kozlowski, 23 anni, cittadino polacco e autore dell'omicidio di un amico (avvenuto durante un rito satanico il 27 luglio dello scorso anno in un appartamento di Brunico in Trentino-Alto Adige), interviene il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.
«Come sapete, abbiamo sempre detto che la morte di un detenuto è sempre una sconfitta per lo Stato», commenta amareggiato Giovanni Vona, segretario nazionale per il Triveneto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.
 
«Il fatto è grave e si colloca in un quadro complesso degli istituti penitenziari del Triveneto: ricordo che le carceri di Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli sono pressoché quotidianamente protagoniste di proteste, di vari tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria e di moltissimi atti offensivi verso la Polizia penitenziaria.
«Le nostre carceri non possono più reggere il peso dell'indifferenza dell'Amministrazione penitenziaria: è indispensabile incontrarci e capire cosa non funziona, ma è ovvio che le cause del suicidio possono essere innumerevoli. Certo è che la correlazione tra vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto e la oggettiva carenza di personale di Polizia Penitenziaria bei vari Reparti del Triveneto non porta certo a risultati ottimali per una gestione in sicurezza delle carceri.»
 
Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, sottolinea che «il suicidio e tutti questi altri eventi critici lasciano tutti nello sconcerto, sia il personale operante che i detenuti ivi presenti. Il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti».

«A nostro avviso, sarebbe importante rivedere il modello custodiale in atto» conclude Capece. «Fondamentale sarebbe eliminare l'ozio nelle celle. Altro che vigilanza dinamica. L'Amministrazione Penitenziaria non ha affatto migliorato le condizioni di vivibilità nelle celle, perché ad esempio il numero dei detenuti che lavorano è irrisorio rispetto ai presenti, quasi tutti alle dipendenze del Dap in lavori di pulizia o comunque interni al carcere, poche ore a settimana». Il SAPPE si rivolge quindi «al Guardasigilli Marta Cartabia di trovare una soluzione urgente ai problemi penitenziari del Triveneto e dell’intero Paese».

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