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Il Museo Marmolada Grande Guerra 3000 M compie trent'anni

Un progetto pionieristico raggiungibile con la funivia Marmolada - Move To The Top che suggerisce riflessioni e insegnamenti di vita e resilienza sempre attuali

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La Marmolada, vetta più alta delle Dolomiti, con la sua maestosità, bellezza e asprezza è stata anche testimone delle sofferenze e delle speranze di uomini che qui hanno combattuto durante la Grande Guerra.
Esperienze di solitudine e isolamento che, seppur in un contesto differente, ritornano attuali anche in questo particolare periodo della storia mondiale.
Oggi, per narrare queste vicende belliche, la Regina delle Dolomiti ospita il Museo Marmolada Grande Guerra 3000 M, raggiungibile con l’impianto Marmolada - Move to the Top partendo da Malga Ciapèla (1.450 m): uno spazio espositivo pionieristico di cui quest’anno ricorre il trentennale della sua realizzazione, frutto di un importante percorso di valorizzazione del concetto di pace fra i popoli che l’associazione e la società Marmolada tutelano da sempre.
A ricordare, imparzialmente e al di sopra di ogni ideologia politica e di confine, tutti gli uomini che combatterono tra il ghiacciaio e le rocce, il Museo Marmolada Grande Guerra 3000 M sorge nel 1990 dalla collaborazione tra Mario Bartoli e Bruno Vascellari.
 
Un progetto avveniristico che nel 2020 compie 30 anni e che si è evoluto nel tempo per diventare un percorso multimediale e multidisciplinare, dove ogni anno migliaia di persone si avvicinano ad aspetti legati alla Grande Guerra che non si possono apprendere sui libri di storia.
Qui sono esposti cimeli personali e di guerra appartenuti a soldati italiani e austro-ungarici, rinvenuti in zona, assieme a foto e documenti d’epoca, mentre dai suoi ampi finestroni si possono osservare le vicine postazioni di guerra e i camminamenti che le collegano.
Nel 2015, su volere del «Centro Studi e Ricerche» che ne aveva promosso la nascita, il museo è stato ristrutturato ex novo ampliando l'esposizione su 300 mq, allestiti con moderne tecnologie.
Nella sua nuova veste, racconta la guerra dal punto di vista delle persone che ne sono state coinvolte e segue un filo conduttore rappresentato da stralci di diario che aprono una finestra sull’interiorità dei soldati e sui loro stati d’animo.
 
Il percorso si sviluppa in una serie di ambienti che affrontano le principali tematiche della guerra in alta montagna, attraverso soluzioni architettoniche e un allestimento di grande impatto, pensato per trasmettere al visitatore emozioni e sensazioni, immedesimandolo nella quotidianità della guerra condotta tra i ghiacci.
Dalla rivisitazione di una trincea a un tunnel espositivo dedicato alle diverse realtà belliche come la vita nelle baracche, gli aspetti sanitari, il duro lavoro, la lotta contro le forze della natura, tra vetrine tematiche, numerose fotografie, contenuti multimediali e filmati d’epoca.
Numerosi gli spunti di riflessione che portano il visitatore a comprendere come anche queste difficili circostanze abbiano spronato alla resilienza, ad affrontare le avversità senza perdere la speranza, riuscendo a scovare nella bellezza della montagna una motivazione per continuare a lottare. In un estratto di un diario si legge infatti: «8 agosto. Cara mammina, quassù l’aria è così lieve che quasi non è materiale; per questo forse i sogni vivono così intensamente in queste altezze; forse quassù l’anima respira.»
 
Lo stesso respiro che proprio in questo periodo di distanziamento legato a una pandemia mondiale le persone cercano attraverso un’immersione nella natura.
Un concept innovativo mirato a coinvolgere il visitatore in prima persona e a trasmettere un grande insegnamento sul concetto di umanità che va oltre le origini, la politica e l’odio strumentalizzato dalla guerra.
«Ricordando nei cimeli i Caduti di ogni nazionalità, i promotori del Museo affermano il valore ideale di fratellanza tra i popoli ed il rifiuto di soluzioni cruente delle controversie. In tale spirito, questa esposizione non è una rassegna di documenti di morte, ma la sommessa descrizione di vita di uomini che, in un tormentato periodo di storia dei popoli, hanno reso manifesta da queste vette la loro capacità di sacrificio nella speranza di un futuro migliore» conclude Mario Bartoli, ideatore del museo che alla fine degli anni ’80 ha voluto dare voce a un momento storico cruciale del territorio dolomitico, unendo il grande contesto naturalistico e paesaggistico della Marmolada alla storia di migliaia di uomini, ancora oggi custodita tra rocce e ghiaccio.

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