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Cerimonia al cimitero militare della Grande guerra di Streva

Commemorati altri due caduti scoperti alcuni mesi fa nell'ambito di ricerche d'archivio

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A un anno di distanza dall'inaugurazione del cimitero militare italiano della Grande Guerra di Streva, alla presenza dei Gruppi Alpini di Montegalda, Breganze, Mestrino (VI) e di Vallarsa, in coordinamento con l'Associazione Pasubio100anni, domenica 17 ottobre si è svolta la cerimonia di commemorazione con la posa delle targhe identificative di altri due caduti, scoperti alcuni mesi fa, nell'ambito di ricerche d'archivio.
Erano oltre un centinaio le spoglie dei soldati custoditi fino alla loro esumazione, per la traslazione al Sacrario del Pasubio costruito e inaugurato nel 1926 e, molti di questi, erano periti sotto le valanghe tra novembre e dicembre del 1916.
 
Alla fine dell’offensiva imperiale, scattata il 15 maggio 1916 (Strafexpedition), gli eserciti si erano posizionati lungo l’antico confine di Stato, con gli imperiali sui settori nord-occidentali del Pasubio e gli italiani nei settori orientali e sulla cima Palon (m. 2.233). Nell'ottobre 1916, la controffensiva italiana, tendente alla riconquista del saliente montano, aveva consentito al Regio Esercito di guadagnare terreno, grazie anche al rifacimento dei calcoli balistici del Cap. Mauro Picone, «il matematico prestato alla guerra», occupando parzialmente l’Alpe di Cosmagnon, fino a quando le prime abbondanti nevicate impedivano la mobilità di entrambi gli eserciti.
 
Copiose nevicate seguite da copiosi giorni di pioggia che allagava trincee e ricoveri e ancora nuove nevicate a partire dal 10 novembre, fino ad un metro e mezzo di altezza, interrompevano ogni movimento delle truppe, le comunicazioni e i rifornimenti, causando, altresì, numerosi casi di congelamento, seppellendo tutto e tutti nella neve.
A tutto ciò, seguiva un improvviso rialzo delle temperature e di nuovo tempeste di vento e neve, portando la coltre nevosa, alla data del 19 novembre, a due metri e mezzo di spessore, saliti poi a quattro metri ai primi di dicembre.
 
Tra il 20 novembre e il 14 dicembre, i distacchi nevosi interessavano i versanti occupati dagli italiani, infatti, il 20 e 21 novembre perivano almeno 25 uomini del 158° Reggimento Fanteria, il 6 dicembre, 14 alpini del Battaglione Exilles sul Cosmagnon sotto il settore Cima Palon - Soglio dell’Incudine.
L'8 e 9 dicembre nella zona del Corno di Pasubio, una valanga seppelliva i baraccamenti del III Battaglione del 158° Fanteria, causando 8 morti e 24 feriti.
Sempre il 9 dicembre, 13 territoriali del 208° Battaglione morivano in Val di Fieno, mentre il 10 dicembre, nei pressi di Bocchetta Campiglia, probabilmente nel vallone degli Scarubbi, venivano travolti 3 soldati del 209° Battaglione della Milizia Territoriale e, parallelamente, almeno 4 zappatori del 2° Reggimento Genio sui Coni Zugna.
 

 
Anche gli imperiali, all’inizio di dicembre subivano le stesse tragedie, come la valanga di Val Zuccaria, la principale via d’accesso ai settori nord-occidentali del Pasubio.
L’11 dicembre una valanga in Val Caprara, il profondo intaglio sul versante nord che separava le linee imperiali dei Soji Bianchi dalle postazioni italiane della dorsale del Pruche, spazzava via i ricoveri delle posizioni italiane più avanzate, uccidendo 11 alpini del Battaglione Monte Levanna e 6 fanti della 5ª Compagnia del 79° Reggimento.
 
Nello stesso giorno, sul versante opposto della Val Posina, un’altra valanga scendeva dalla Val Grande travolgendo 3 soldati appartenenti alla 7ª e 8ª Compagnia e alla Sezione Mitragliatrici del 79° Reggimento di Fanteria.
Sempre il giorno 11 dicembre, la slavina in alta Val di Fieno sul versante di Pian delle Fugazze, si portava via 3 soldati della 543ª Centuria (un Reparto di lavoratori addetti alla logistica), che venivano poi sepolti al cimitero di Streva.
Sono proprio due di questi, i nomi che si aggiungono agli altri già censiti, per il momento, nel cimitero di Streva, per un totale di 11: Debattisti Fiorenzo di Tortona (AL), 10.2.1879 – Pasubio, 10.12.1916 e Nolli Francesco di Gerre dè Caprioli (Cremona), 30.3.1879 – Pasubio, 11.12.1916. Il terzo era Vagni Lorenzo da Castelleone (Cremona), già censito ed il cui Sindaco, Pietro Fiori, era intervenuto alla cerimonia di inaugurazione del 2020.
 
Tre vite trascinate vie dalla forza brutale delle valanghe che avevano interessato tutta la linea più avanzata di entrambi gli schieramenti e che erano proseguite, senza tregua, fino al 17 dicembre con altre decine di morti.
Sebbene i dati registrati dagli austroungarici parlino di 795 morti, 505 dispersi e 52 feriti dal 5 al 14 dicembre, le vittime italiane, considerando i congelati, i feriti e i dispersi, sono molte di più.
Il bilancio, infatti, è ancora provvisorio e necessita di ulteriori e meritevoli approfondimenti.
 
Finita la guerra, con la costruzione dei sacrari, le salme venivano esumate dai cimiteri ma, per ognuna di esse, venivano prelevati il teschio e i due femori, mentre tutto il resto rimaneva lì, motivo per cui, anche quello di Streva, è un cimitero a tutti gli effetti.
Oggi, i possenti rami di «nonno Fò», il faggio secolare meta di visite didattiche che protegge i ruderi della sua cappella, e le spoglie dei caduti, rendono questo luogo di memoria un luogo dell'anima.
 
Dopo la deposizione della corona, i discorsi e il momento del silenzio, Massimo Barbato ha recitato tre lettere scritte alla mamma, alla fidanzata e al fratello, chiudendo il momento commemorativo dicendo: «Le radici e le foglie di questo possente faggio, sono i custodi delle anime di questi ragazzi; prendetevi una foglia ciascuno e portatevela a casa, in loro memoria!»

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