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In Valle di Ledro il menù cèco rievoca la grande guerra

All’Immacolata torna il l'incancellabile legame gastronomico con la Boemia

Il legame tra la gastronomia e la storia torna d'attualità in Valle di Ledro, nel prossimo ponte dell'Immacolata grazie al secondo appuntamento stagionale con Menù Ledro Ceco.
L'occasione permetterà di ripercorrere, comodamente seduti a tavola, le vicende che nel corso della prima guerra portarono alla deportazione della gente ledrense in Repubblica Ceca.
«La Cucina dell'Esodo» è il sottotitolo esplicativo dell'iniziativa che torna in quattro ristoranti della Valle di Ledro, dall'8 all'11 dicembre.
Tra la Valle di Ledro, in Trentino, e la Cechia infatti sussiste un legame particolare, stretto cento anni fa durante la Grande Guerra e poi coltivato sempre più fino a diventare un abbraccio costante anche ai giorni nostri.
E anche quest’anno la tradizione ledrense e quella boema torneranno a fondersi nel terzo appuntamento annuale con Menù Ledro, l'iniziativa che grazie alla collaborazione di diversi ristoratori proporrà piatti studiati proprio per esaltare la cultura culinaria della valle trentina e della regione dell'attuale Repubblica Ceca.
 
Protagonisti sono quattro ristoratori della Valle di Ledro che proporranno altrettanti menù, studiati ad hoc per consentire un autentico viaggio nella storia della vallata: il Ristorante dell'Elda di Lenzumo, il Ristorante Maggiorina di Bezzecca, l'Osteria La Torre di Pieve e la Locanda Le Tre Oche di Molina.
Durante i mesi, gli anni di permanenza nella Cechia, la gente ledrense - furono circa 5.000 i deportati - ha potuto apprezzare prima ed imparare poi i segreti della cucina locale, portandoli poi con sé al momento del ritorno a casa.
E così i piatti della tradizione boema sono diventati pilastri della realtà ledrense; dai noti gnocchi boemi al gulasch fino alle livanze, soffici impasti ideali per chiudere in bellezza la cena.
CENTO ANNI FA: Con l'ingresso in Guerra del Regno d'Italia la Valle di Ledro si ritrovò nel 1915 nella scomoda condizione di terra di frontiera, con le cime circostanti a rappresentare il vero fronte tra l'esercito Austro-Ungarico e le truppe italiane.
Una situazione altamente pericolosa e fu così che Vienna decise di imporre la deportazione in Boemia per salvaguardare la popolazione: il 22 maggio 1915 venne notificata l'evacuazione da effettuarsi nel giro di 24 ore.
 
Va ricordato che a quel tempo l'Impero Austro-Ungarico era già coinvolto nella Grande Guerra da quasi un anno, con i giovani Ledrensi già arruolati ed impegnati in battaglia sul diversi fronti della Prima Guerra Mondiale.
Proprio per questo gli sfollati furono soprattutto anziani, donne e bambini, molti dei quali mai usciti prima dai confini della valle.
Da un giorno all'altro furono così chiamati ad affrontare un viaggio con destinazione sconosciuta e raggiunta la stagione ferroviaria di Riva del Garda, la popolazione Ledrense affrontò il lungo trasferimento nell'allora Austria Superiore, la Cechia moderna, tra Boemia e Moravia.
Una lingua sconosciuta, usi e culture diversi, il dispregiativo «talianski» cucito addosso: l'impatto fu tremendo, ma con il tempo le cose andarono migliorando, perché in fondo anche la popolazione ceca era in una situazione simile, non di deportazione, ma comunque costretta ad affrontare le privazioni della guerra.
Mese dopo mese si istaurò un legame sempre più forte, i Ledrensi conquistarono la fiducia dei cechi e il disprezzo iniziale venne a trasformarsi un saldo vincolo, rinnovato al termine della Grande Guerra e vivo ancora oggi.
 
OGGI: Cento anni dopo, come detto, la Valle di Ledro e la Repubblica Ceca sono vicine come non mai e ne è significativa testimonianza il periodo di formazione che Fabrizio Pellegrini ha vissuto a Praga per imparare l'arte della birra e trasferirla nel recente Birrificio Leder che trae ispirazione dalla perizia dei mastri birrai cechi per proporre la propria birra artigianale.
Insomma, la commistione delle due culture potrà esaltarsi nei due lunghi fine settimana tardo autunnali di Menù Ledro Ceco, terzo atto stagionale dopo Menù Ledro Primavera e Menù Ledro Autunno che hanno visto, rispettivamente, protagonisti lo zafferano e la patata viola.
La cucina è quindi la grande protagonista del tardo autunno della Valle di Ledro, territorio del Trentino che può godere di un ambiente pressoché incontaminato e certificato dall'Unesco con l'inserimento nel progetto Riserva della Biosfera e di una storia con radici antichissime, radici presenti ancora oggi grazie al lavoro del Museo delle Palafitte di Ledro, con le abitazioni preistoriche ancora oggi a specchiarsi nelle acque del Lago, il cui colore a seconda delle stagioni sfuma nelle tonalità smeraldo cobalto zaffiro e acquamarina.
Un fascino unico esattamente come le proposte gastronomiche dei ristoranti di Ledro.

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