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Un «grazie» di cuore lungo 100 anni

Brentonico ha ricordato i comuni che diedero ospitalità ai suoi paesani nella Grande Guerra

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«Lo stesso spirito di fratellanza dimostrato da chi 100 anni fa ha accolto i nostri concittadini, lo dobbiamo avere nei confronti dei profughi di oggi.»
Così il sindaco di Brentonico Christian Perenzoni al termine di «100 anni dopo, 1.000 volte grazie» la cerimonia di ringraziamento che Brentonico ha organizzato per celebrare i Comuni di Trecate, Ala, Colle Santa Lucia, Terragnolo e Torcegno che tra il 1916 e il 1917 diedero accoglienza e aiuto ai profughi di guerra provenienti dal paese dell'altopiano.
Pur non essendo stato un luogo dove si combatté aspramente, la Grande Guerra coinvolse anche Brentonico e i numeri parlano di 7-800 uomini reclutati nell’esercito imperiale, una cinquantina di internati dagli austroungarici, un centinaio internati dagli italiani, parecchie decine di fuoriusciti politici sia verso nord sia verso sud, circa tremila profughi disseminati dalla Sicilia alla Boemia in circa 140 località di tutte le regioni del Regno d’Italia e in una dozzina dell’Impero Austroungarico.
 
Allo scoppio della Grande Guerra, Brentonico si era trovato chiuso a metà strada tra il fronte austriaco e quello italiano col risultato che gli austriaci perseguivano i sospettati di essere filoitaliani e gli italiani perseguivano i sospetti filoaustriaci.
Ne seguì un'importante fuga, chi verso nord, chi verso sud, nei paesi più sicuri tra cui appunto Ala, Terragnolo, Colle Santa Lucia, Torcegno e Trecate.
A distanza di 100 anni da questi episodi, l'amministrazione ha voluto ringraziarli pubblicamente per quanto fatto allora.
 

 
«Dal 2015 – ha spiegato il primo cittadino Perenzoni – stiamo ricordando con diverse iniziative uno dei periodi più drammatici trascorsi dall'Europa e, nel nostro caso, dai brentegani.
«Nell'ottobre del 2015 abbiamo ricordato l'ingresso dell'esercito italiano in paese, avvenuto il 17 ottobre 1915, giorno in cui si concluse quel periodo nel quale l'altipiano rimase stretto tra le linee austriache e italiane, col rischio di essere bombardato da entrambi gli eserciti.
«La normalità rimase fino alla primavera del 1916 quando il paese venne evacuato, i suoi abitanti portati un po' in tutta Italia e pochi mesi prima altri furono trasportati in Austria e Boemia.
«La stessa sorte, seppur differente, accomunò alcuni cittadini di Colle santa Lucia, Ala, Terragnolo e Torcegno. Grazie al resoconto della visita a Trecate del novembre scorso, grazie alle ricerche di Margherita Lodroni Calassi e di Rita Pedrotti, abbiamo potuto apprezzare la solidarietà e l'umanità dimostrate dagli avi dei nostri amici piemontesi.
«Non posso fare altro che ringraziare e porre una rinnovata riconoscenza a tutta la comunità di Trecate per aver generosamente accolto i nostri cittadini e aggiungere che dovremmo porci di fronte ai profughi di oggi con lo stesso spirito di fratellanza di allora.»
 
Parole condivise anche da Federico Binatti, sindaco di Trecate.
«La storia dimostra che a volte non serve fare grandi cose per dimostrare accoglienza ed essere utili.
«Gli abitanti di Trecate aiutarono i brentegani fornendo loro piccole cose ma di importanza vitale come pane, latte, scarpe e vestiti.
«A volte bastano piccoli gesti reali veri, concreti per aiutare le persone in difficoltà e penso che anche oggi Trecate sarebbe in grado di garantire lo stesso aiuto ad altre persone, ne sono convinto.
«Sarà mia cura fare in modo che alcuni episodi storici e umani possano essere ricordati nel tempo.»
 
Ornella Campestrini, sindaca di Torcegno, ha fatto leva sull'ospitalità dei trentini.
«Anche a Torcegno rimane vivo il ricordo di quelle genti che ci hanno accolto in quei momenti. Persone che in poco tempo sono state allontanate dal loro paese e dalla quotidianità.
«Non erano lontane materialmente ma per loro era come mandarle in prigione all'estero.
«Sono convinta che i trentini sappiano riconoscere in questo momento il valore dell'ospitalità, ora che tocca a noi ospitare altra gente che giunge da posti che sono come erano i nostri una volta.»
 
Infine Antonella Tomasi, vicesindaco di Ala, ha rimarcato l'importanza di trasmettere il più possibile queste conoscenze.
«Chi ha saputo accogliere allora, saprà accogliere anche adesso.
«È giusto che queste cose vengano alla luce: la testimonianza di chi ha subito il trauma di essere portato via dalla casa dai propri affetti e ha trovato le porte aperte di qualcuno che si è fatto in quattro per dare accoglienza e solidarietà è un esempio che non dobbiamo assolutamente dimenticare.
«Oggi abbiamo il compito di trasmettere ai giovani e lavorare affinché questi episodi di solidarietà si ripetano, perché meritiamo tutti un futuro migliore.»

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