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«Turismo di guerra. La costruzione del mito della grande guerra»

La Biblioteca Archivio del CSSEO organizza per mercoledì 28 marzo alla Biblioteca comunale di Trento l’incontro-dibattito sul tema – Interviene Stefano Morosini

L’espressione «turismo di guerra» sembra contenere un ossimoro. Come si può pensare di rendere attraente un territorio che è stato devastato dalla guerra e nei cui anfratti hanno perso la vita migliaia di uomini?
E difatti considerazioni simili vennero fatte da Alcide Degasperi in un articolo dove racconta la sua salita, il 16 agosto 1919, al Monte Bocche (2.745 m), «un monte antipatico, di colore grigio-oscuro», tale che «nessun turista nell’epoca prebellica era tentato da questa massa faticosa e nera, senza ardimenti di rocce a picco e senza bianchezza di nevai».
Di questa montagna descrive la devastazione, l’assenza della natura, la presenza di masse di rifiuti e avanza la previsione che «di qua innanzi è da credere che molti affronteranno la fatica della lunga ascensione, perché la guerra ha condotto lassù per quasi due anni migliaia e migliaia d’uomini, venuti dalla Galizia e dalla Baviera, e dall’altro lato, dal golfo di Napoli; e tutti questi uomini con una fatica tenace e sanguinosa hanno scavato caverne, accatastato massi, noti prima solo al vento e alla bufera, minate le rocce...».
 
Se una data deve essere data per l’inizio di questo turismo, questa può essere il 6 settembre 1920 quando spontaneamente, tramite il passaparola, migliaia di alpini si trovano per l’inaugurazione di un monumento in ricordo della battaglia dell’Ortigara: una colonna spezzata con la scritta: «per non dimenticare».
Il fenomeno non è solo italiano e i governi europei sono ben presto consapevoli del fatto che l’arrivo di flussi di visitatori, soprattutto americani, avrebbe potuto contribuire significativamente alla ripresa economica.
Iniziarono così a considerare il turismo – la cui promozione, nei decenni precedenti la guerra era essenzialmente delegata all’iniziativa di operatori privati e autonomie locali – come un settore di diretto intervento delle autorità centrali.
 
Seguendo l’esempio della Francia, dove già nel 1910 era stato istituito l’Office national du tourisme, nella maggior parte dei paesi europei vennero creati degli Uffici nazionali per il turismo, incaricati di coordinare e curare direttamente una vasta gamma di attività, tra le quali la supervisione su una rete di punti d’informazione per i viaggiatori siti sul territorio nazionale e pure all’estero.
In Italia la promozione del turismo di guerra fu affidata soprattutto all’Ente nazionale industrie turistiche (ENIT), costituito nel 1919, il quale, con la collaborazione della Compagnia italiana turismo (CIT) e del Touring Club (TCI), nel 1921 celebrò i luoghi legati alla Grande guerra, curando una pubblicazione denominata «Visite ai Campi di battaglia», cui seguì nel 1927 il volume dell’ENIT, «I campi della gloria. Itinerario illustrato delle zone monumentali dei campi di battaglia da Trieste a Trento», e l’anno successivo la collana del Touring, «Sui campi di battaglia. Guida storico-turistica».
 
Se in Italia l’afflusso di stranieri presso i luoghi della guerra fu parzialmente compromesso dal basso livello qualitativo delle strutture e delle infrastrutture nazionali; i luoghi del conflitto divennero soprattutto meta di escursioni giornaliere, spesso organizzate da associazioni dopolavoristiche e istituzioni pubbliche, promosse nell’ambito di quella «educazione» ai valori patriottici forgiata dal regime con l’obbiettivo ultimo di cementare il consenso verso di esso.
Le origini del turismo di guerra e la costruzione del mito della Grande Guerra vengono affrontate e ricostruite nell’incontro dibattito con Stefano Morosini (Università degli Studi di Milano), che si terrà mercoledì 28 marzo 2018, alle ore 17,30, nella “Sala degli Affreschi” della Biblioteca comunale (Via Roma 55).
 
L’incontro è organizzato dalla Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino.
E' il nono incontro del ciclo «Il Trentino-Alto Adige nel periodo 1922-1943».
Ingresso consentito fino all’esaurimento dei posti a sedere.
 
Stefano Morosini è autore di varie pubblicazioni, tra cui: «Sulle vette della patria. Politica, guerra, e nazione nel Club alpino italiano, 1863-1922» (Franco Angeli, 2009); e «Il meraviglioso patrimonio. I rifugi alpini in Alto Adige/Südtirol come questione nazionale (1914-1972)» (Fondazione Museo Storico del Trentino, 2016).

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