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Oggi è l’80esimo anniversario della battaglia di El Alamein

Non mancò il valore dei nostri ragazzi, ma il sostegno di rifornimenti e mezzi

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Carri tedeschi.

Il 1942 segno il momento di maggiore espansione delle Forze dell’Asse, con la Francia occupata, la Germania che si era avvicinata a Mosca, l’Italia che si era portata in Egitto.
Ma fu quello anche l’inizio della ritirata da tutti i fronti.
L’Italia, per la verità, allo scoppio della guerra aveva perso l’impero etiope in breve tempo per la semplice ragione che la chiusura del Canale di Suez, saldamente in mano agli Inglesi, impediva l’invio di rifornimenti e di rinforzi. Perfino i pochi sommergibili che rimasero di là dal canale dovettero fare ritorno a casa circumnavigando l’Africa.
In Libia, invece, le forze italiane erano molto superiori a quelle inglesi sia per numero di uomini che di mezzi. E Mussolini aveva ordinato più volte a Graziani, governatore della Libia, di attaccare per primo i britannici proprio per impossessarsi del Canale e, già che era lì, raggiungere i pozzi di petrolio che Roma e Berlino.

Rommel.

Ciò non accadde. Graziani non fece nulla e gli Inglesi, inferiori per uomini e mezzi, attaccarono gli Italiani e conquistarono in breve tempo la Libia.
Mussolini rimosse Graziani e inviò al suo posto il generale Navarini. Chiese aiuto ai Tedeschi, i quali inviarono Rommel e i suoi carri armati.
Il trasporto truppe e mezzi in nord Africa stava ancora funzionando perché Malta era costantemente sotto attacco. Inviammo truppe fresche, paracadutisti e alpini.
Rommel e Navarini rovesciarono in breve le sorti della guerra in Africa. Riconquistarono le terre perdute arrivando ai confini con l’Egitto.
La prima battaglia di El Alamein iniziata il 1° luglio, finì il 27 luglio 1942.
 

 
Churchill sostituì il comandante con Montgomery e inviò tutti i rinforzi possibili. Rommel chiese rifornimenti all’Italia, ma per noi era diventato sempre più difficile attraversare il Canale di Sicilia perché i sommergibili britannici erano sempre in agguato al momento e al posto giusto, grazie al funzionamento dell’intelligence che era riuscita a penetrare il sistema criptato dei tedeschi.
Quello che mancava era soprattutto il carburante, ma Rommel si era trovato a disporre in sostanza di soli 55 carri funzionanti per sostenere un fronte di 65 chilometri. Non solo non era più in grado di concludere la manovra avvolgente che aveva attivato, ma avrebbe potuto non essere in grado di sostenere un contrattacco.

Montgomery.

Montgomery, ben rifornito ormai di tutto, non si decise di attaccare subito, timoroso di una contromossa di Rommel e dovette raggiungerlo Churchill in persona per ordinargli di muoversi.
E così, la seconda Battaglia di El Alamein iniziò il 23 ottobre 1942, esattamente 80 anni fa. Si concluse il successivo 5 novembre.
Gli effettivi dell’Asse contavano 100.000 uomini, 547 carri armati e 198 aerei.
Gli alleati avevano schierato 200.000 uomini, 1.000 carri armati e 1.000 aerei.
La battaglia ebbe inizio con l'offensiva generale britannica (nome in codice Operation Lightfoot) e continuò per alcuni giorni con intensi combattimenti dall'esito alterno e pesanti perdite per entrambe le parti.
 

Carri italiani.
 
L'Armata corazzata italo-tedesca del feldmaresciallo Rommel fu infine costretta a ripiegare con i pochissimi mezzi rimasti, di fronte alla netta superiorità numerica e materiale britannica.
Interi reparti dell'Asse, soprattutto italiani, furono costretti alla resa perché sprovvisti di veicoli adeguati. Basti pensare che i nostri parà, per sopravvivere, si trovarono costretti a rubare di notte il materiale bellico e i generi alimentari dagli accampamenti inglesi più vicini.
Il ripiegamento venne inoltre ritardato dagli ordini di Hitler che imponevano una resistenza estrema sul posto, nonostante il parere contrario del feldmaresciallo Rommel.
Nonostante ciò i soldati italiani tennero la posizione e la difesero fino all'ultimo mentre i tedeschi si ritirarono.
Alla fine della battaglia le forze dell’Asse avevano perso 10.000 soldati morti e 15.000 feriti. I prigionieri furono 34.000. Perdemmo quasi tutto il materiale.
Gli alleati avevano perso 13.560 uomini, 500 carri armati e 97 aerei.
La vittoria britannica in questa battaglia segnò il punto di svolta nella campagna del Nordafrica, che si concluse nel maggio 1943 con la resa definitiva delle forze dell'Asse in Tunisia.

GdM

Il sacrario di El Alamein, che ospita tutti i caduti. Si raggiunge dall'Egitto partendo da Il Cairo verso ovest, oltre Alessandria.

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Ferdinando Biancalani 26/10/2022
Gloria ed onore a tutti i combattenti italiani in Africa che spesso hanno compiuto atti di sacrificio e di puro eroismo!
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