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Commemorati per la prima volta i caduti alla Portèla di 70 anni fa

Ricordati con le sirene i primi caduti civili della città, deposta una corona di alloro, inaugurata l'esposizione fotografica «Aeroplani nemici sono su Trento»

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Prima di riportare il servizio sulla giornata dedicata al ricordo del bombardamento della Portèla, è bene fare una precisazione.
Per 70 anni quelle vittime vennero dimenticate, per la sola ragione che furono uccise dal «fuoco amico», o meglio quello che pochi giorni dopo sarebbe divenuto tale.
Oggi finalmente è stato fatto un gesto che le vittime innocenti di allora si meritavano da tempo: sono state ricordate come vittime dell’olocausto.
Con l’urlo delle sirene, con i discorsi della memoria, con le benedizioni, con le corone e con i saluti militari, siamo riusciti finalmente a dare alle vittime dei bombardamenti il ruolo di coloro che sono caduti eroicamente per consentire alla storia di fare il suo corso. 

 
 
«Giovedì verso mezzogiorno Trento ha subito la sua prima incursione aerea. La città... è stata raggiunta da un gruppo di bombardieri anglosassoni che ha sganciato numerose bombe dirompenti sui quartieri popolari della Portela che sono i più poveri della città vecchia.»
Così scriveva Il Gazzettino sabato 4 settembre 1943, riferendosi al bombardamento che il 2 settembre distrusse il vivace e popoloso quartiere di Trento e aprì la terribile stagione dei bombardamenti anglo-americani sul capoluogo.
Oggi nel tardo pomeriggio il capoluogo ha ricordato questa triste ricorrenza con una commemorazione in piazza 2 Settembre 1943, la deposizione di una corona al monumento ai caduti di tutte le guerre in piazza della Portela e l'inaugurazione a Torre Vanga della mostra fotografica «Aeroplani nemici sono su Trento...», curata dalla Soprintendenza per i Beni storico-artistici, librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento.
 
Numerose le autorità presenti. Accanto al presidente della Provincia autonoma di Trento Alberto Pacher e al sindaco Alessandro Andreatta, vi erano il prefetto Francesco Squarcina, l'arcivescovo Luigi Bressan, la soprintendente Laura Dalprà, il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, i senatori Franco Panizza e Sergio Divina, il presidente dell'associazione Vittime civili di Guerra Giuseppe Ticò, oltre a rappresentanti delle forze dell'ordine e delle associazioni reduci e combattentistiche.
 
Prima lo scoprimento di una lapide in piazza 2 Settembre 1943, a ricordo delle vittime del terribile bombardamento che spazzò via il quartiere della Portela, poi la benedizione e la posa di una corona al monumento ai caduti di tutte le guerre, infine l'inaugurazione della mostra fotografica allestita a Torre Vanga che descrive i danni che causarono le bombe sul capoluogo dal 1943 al 1945. Così Trento ha voluto simbolicamente ricordare la ricorrenza del 2 settembre che aprì la stagione, drammatica, dei bombardamenti aerei.
 
 
 
E proprio sulla potenza espressiva degli scatti fotografici dei fratelli Pedrotti e di Giulio Cagol si è concentrato il pensiero del presidente Pacher.
«Si tratta di una mostra che racconta con la forza comunicativa delle immagini gli orrori della guerra. Come dimenticare, infatti, la forza di immagini come il bambino ebreo con le mani in alto del ghetto di Varsavia, la bimba vietnamita che fugge nuda al napalm, – ha proseguito Pacher. – O, per arrivare a realtà a noi più vicine, l'eccidio di Malga Zonta, immortalato per sempre in una foto….
«È bene ricordarlo, perché è questa la guerra, quella di cui sentiamo parlare in Afghanistan o in Siria… Queste scene si ripetono ogni giorno ad Aleppo…»
 
Sulla stessa linea anche il sindaco Andreatta, che ha voluto portare una riflessione sulle bombe che ancora oggi, purtroppo, uccidono.
«Abbiamo voluto ricordare i primi caduti di una città che credeva di non aver nulla a che fare con la guerra…»
Il sindaco aveva disposto che venissero suonate le sirene alle 11.40 (ora di iniziato allarme) e alle 14.30 (ora del cessato allarme.
«Dopo 70 anni le vittime della Portela hanno avuto il loro giusto tributo nella memoria dei propri concittadini.»
 
Alla soprintendente Laura Dalprà il compito di fornire la chiave interpretativa della mostra allestita fino al 3 novembre a Torre Vanga.
«Si tratta di immagini che presentano i danni agli edifici, non alle persone. Anche i luoghi sono una ferita sulla vita collettiva, sulla qualità urbana, una ferita che esiste ancora oggi.»

 
 
Quindi il direttore della Fondazione Ferrandi ha ricordato i fatti di quella giornata.
«70 anni fa alle 11.40 le fortezze volanti, per colpire lo scalo ferroviario di Trento, scaricarono 218 tonnellate di bombe
causando quasi 200 morti.»
«Forse è bene ricordare – ha aggiunto Ferrandi – che nella Seconda guerra mondiale moririno 60 milioni di persone e che la metà di questi, 390 milioni, erano civili. Inermi cittadini come i quasi 200 che persero la vita alla portela nel primo bombardamento della storia della città.»
 
Fu nel 1943 che partì infatti l’offensiva anglo-americana contro le truppe germaniche attestate nell’Italia settentrionale con una tattica aerea che contava sul bombardamento a zona, per ostacolare il flusso di rifornimento verso il fronte di combattimento nella penisola italiana ma anche per fiaccare la resistenza della popolazione.
Il 2 settembre 1943 decine di aerei scaricarono sulla città oltre 200 tonnellate di bombe, cui seguirà una serrata sequenza di incursioni aeree che provocherà lutti, danni agli edifici e alle infrastrutture viarie e ferroviarie, distruzioni di opere artistiche, e, in parallelo, l’organizzazione di rifugi antiaerei, l’adozione di provvedimenti di sfollamento della popolazione verso le vallate, di interventi di protezione civile e di antisciacallaggio.
Tra il primo e l’ultimo bombardamento datato 3 maggio 1945 si contarono almeno 80 incursioni aeree con quasi 400 vittime e centinaia di edifici danneggiati. 
 
 

Il Presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti ha espresso la propria ammirazione per l’occasione che mette a confronto tre generazioni.
«È giusto che i ragazzi di oggi sappiano quale tributo di sangue hanno dovuto dare i loro nonni, – ha detto. – È giusto che sappiamo che la libertà e la pace non ha prezzo, anche quando sembra cfhe sia un bene scontato…»
 
Il titolo della mostra «Aeroplani nemici sono su Trento» viene dal diario di Carlo Anti, direttore generale delle Arti della Repubblica Sociale di Salò, raggiunto dalla notizia dell’ennesimo bombardamento.
Un’espressione quasi asettica e cronachistica, mentre le bombe scoppiavano sulle case e sui loro abitanti con il loro carico distruttivo, del quale testimonianza diretta e cruda è fornita dalle immagini fotografiche scattate il più delle volte a poche ore di distanza dalle incursioni.
Si tratta di documentazione eseguita dai pochi fotografi presenti in città, e in particolare dai fratelli Pedrotti e dal loro aiutante Giulio Cagol, conservata presso l’Archivio Fotografico Storico della Soprintendenza per i Beni storico-artistici, librari e archivistici.
 
Le fotografie sono esposte nelle sale di Torre Vanga, edificio che si erge, ora come allora, al limitare del quartiere della Portèla, epicentro del primo tragico bombardamento sulla città durante il secondo conflitto mondiale e luogo divenuto simbolo del sacrificio di civili inermi e dell’annientamento di interi segmenti di storia urbana e collettiva.
 
Durante l'inaugurazione anche l'apprezzata proiezione del filmato dal titolo «Le ali maligne, le meridiane di morte», realizzato da Lorenzo Pevarello della Filmwork per la Fondazione Museo Storico del Trentino (1995) e gentilmente concesso per tale occasione, mentre alle 20.30 una rappresentazione teatrale del Club Armonia.

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enziothiene 03/11/2017
Nell'ora del bombardamento del 2 settembre ero in casa, abitavo in via schivabriga (ora piazza Lodron) e vidi gli aerei dalla finestra e in via Tommaso Gar .
Morì mio zio Odoardothiene mentre stava parlando con una signora Santoni che era affacciata alla finestra accanto che confinava con la casa caduta, mio zio le disse meglio ritirarsi, ma non fece in tempo.
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