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«1989-2019: Il muro di ieri, i muri di oggi»

A trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, una rassegna a più voci, con il coordinamento del Forum trentino per la pace e i diritti umani

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Ogni barriera ci dà l’illusione di proteggerci e, al tempo stesso, ci rinchiude. E ci esclude.
Questo vale per i muri fisici, naturalmente, ma anche per quelli mentali, che ci fanno davvero credere che si possa delimitare un confine netto tra un «noi» e un «loro».
E, soprattutto, che in «loro» si annidi sempre l’insidia, o il potenziale pericolo. Che ci invitano a isolarci, a respingere, a rifiutare l’incontro e il confronto. Separando, chiudendo e blindando ci propongono un mondo meschino, ombelicale, a compartimenti stagni, in cui la diversità è una minaccia e l’inarrivabile omogeneità un fine a cui tendere.
Un mondo chiuso, appunto.

Carlo Greppi, «L’età dei muri», Feltrinelli, 2019

Il 9 novembre del 1989, decine di migliaia di persone si radunarono, da una parte e dall’altra, lungo il muro che dal 1961 aveva tagliato in due la città di Berlino, assurgendo a simbolo della guerra fredda e della divisione di un continente tra opposte ideologie. Iniziò quel giorno, sotto i colpi di piccone dei berlinesi, lo smantellamento della «Berliner Mauer», che aprì la strada alla riunificazione tedesca, conclusa il 3 ottobre 1990.
Trent’anni dopo, il mondo è più che mai lacerato da muri, confini e barriere, per tre quarti costruiti dopo il 1989. La conclusione della guerra fredda non ha cambiato lo stato delle cose, moltiplicando le cesure, i segni visibili della separazione e della differenza.
Il trentesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino offre dunque l’occasione per un’ampia riflessione concretizzata nella rassegna «1989-2019 Il Muro di ieri, i muri di oggi», presentata questa mattina presso la Sala dell’Aurora di Palazzo Trentini.
 
L’iniziativa nasce da un percorso condiviso che, su proposta del «Forum trentino per la pace e i diritti umani», ha riunito numerose associazioni e realtà istituzionali: ANPI Vallagarina, Associazione 46° Parallelo, Centro Pace Rovereto, Cinema Astra, Docenti Senza Frontiere, Fondazione Bruno Kessler - Istituto Storico Italo-Germanico, Fondazione Museo storico del Trentino, Libreria Due Punti, Pace per Gerusalemme, Progetto Prijedor, con il patrocinio del Comune di Trento e della Rai e la media partnership della rivista UCT, il cui ultimo numero, presentato in conferenza stampa, dedica un ampio approfondimento alla rassegna e all’anniversario della caduta.
All’incontro hanno partecipato Mara Dalzocchio in rappresentanza del Consiglio provinciale, l'Assessore alla Cultura del Comune di Trento, Corrado Bungaro, il presidente e la vicepresidente del Forum, Massimiliano Pilati e Katia Malatesta, il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi, Federico Zappini per Libreria Due Punti e il direttore di UCT Alessandro Franceschini.
 
Trent’anni fa è davvero iniziato un periodo di unità e di solidarietà tra i popoli? Fino ad un certo punto.
Nelle parole di Massimiliano Pilati, con l’abbattimento del Muro non vennero meno le divisioni: da quelle di carattere economico, politico e sociale a quelle, non meno reali, radicate nella testa della gente.
Sono fratture che ancora oggi si fanno sentire: una ricerca del 2004, infatti, ha rivelato che a quella data un tedesco dell’Est su otto rimpiangeva gli anni del Muro; e ancora nel 2015, in base ai dati raccolti dall’Istituto di Berlino per la popolazione e lo sviluppo, metà dei tedeschi denunciava la persistenza di differenze economiche e culturali.
Alle tracce materiali delle fortificazioni del 1961 si aggiungono quelle immateriali: il Muro resta la metafora grigia della più grande divisione politica del Novecento e delle ferite che essa ha prodotto.
 

 
D’altra parte, l’umanità ha elevato muri fin da quando ha iniziato a costruire: prima per delimitare la propria casa, poi attorno alle città, lungo i confini, attraverso territori contesi.
Ne esistono diverse tipologie: da quelli interni agli Stati e alle città, come quello di São Paulo o le Peace Lines in Irlanda del nord, a quelli che delineano i confini degli Stati, come accade fra USA e Messico, fra Austria e Ungheria, fra Israele e territori palestinesi.
Le dichiarazioni ufficiali li motivano in base ad esigenze di sicurezza, ma la funzione è spesso più simbolica che effettiva: il forte impatto visivo del muro va inevitabilmente ad incidere sulla psicologia delle persone che vivono sui due lati, rafforzando la tendenza a svilire e demonizzare chi sta dall’altra parte, non visto e non conosciuto.
 
Non c’è niente di più iconico di una parete di cemento o di filo spinato per raccontare il conflitto con l’alterità in un'epoca paradossalmente caratterizzata da un’economia globale e dalle tecnologie di comunicazione istantanea di un mondo interconnesso.
Le domande si moltiplicano guardando allo scenario europeo. Nel 1989, l’Europa si unì nell’abbattere le barriere per liberare chi vi era rimasto dentro; nel 2019, la tendenza è a innalzarle per tenere fuori chi vuole entrare.
Senza dimenticare gli «altri» muri invisibili, da quelli che attraversano il mare a quelli interiori o virtuali alimentati dai discorsi d'odio.
Partendo dalla ricostruzione dei fatti di trent’anni fa, la rassegna «1919-2019 Il Muro di ieri, i muri di oggi» intende quindi declinare il concetto di muro come barriera fisica, ma anche come limite immateriale, metaforico o psicologico. Nella sintesi di Katia Malatesta, questa molteplicità di visioni trova corrispondenza in un denso programma che alterna incontri, spettacoli, proiezioni, mostre e presentazioni di libri.
 
Dopo il successo dei primi appuntamenti, che hanno toccato Trento, Rovereto e Mattarello, lunedì 28 ottobre si riparte dalle pagine del saggio I giorni più lunghi del secolo breve di Andrea Coccia, protagonista dell’incontro in programma dalle 18.30 alla libreria Due Punti; anche nelle settimane a seguire il programma della rassegna dà ampio spazio a volumi e autori che possono offrire altrettanti punti di vista sul tema del pericoloso riemergere dei muri, fornendo preziosi spunti di interpretazione del passato, lettura del presente e immaginazione del futuro.
Ricca anche la proposta cinematografica a tema, con tre serate di proiezioni in calendario al Cinema Astra di Trento, a partire dall’anteprima nazionale del film «Meeting Gorbachev» (Herzog incontra Gorbaciov, di Werner Herzog e André Singer, Stati Uniti, Germania, Regno Unito / 2018 / 90'), in programma lunedì 4 novembre alle 21.
Gli incontri saranno anche l'occasione per richiamare, con l'aiuto di storici particolarmente impegnati sul fronte della medialità, la complessità sincretica dei fenomeni cinematografici, tra generi, convenzioni e modalità rappresentative, tecniche, usi, in dialogo vitale con la società e con i modelli culturali.
 

 
Fondamentale in questo senso la collaborazione con i partner scientifici dell’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler e della Fondazione Museo storico del Trentino.
L’Aula grande di FBK, nella serata di martedì 5 novembre, ospiterà l’incontro con il giornalista Raffaele Crocco, autore di una capillare ricerca dei servizi e delle trasmissioni sulla caduta del Muro andati in onda tra il 9 novembre 1989 e il 31 dicembre dello stesso anno, materia per l’analisi del racconto «in diretta» degli eventi proposto dalla televisione nazionale, e Pietro S. Graglia, autore del volume «Il muro, Berlino e gli altri», in dialogo con il ricercatore Maurizio Cau (FBK-ISIG).
La Fondazione Museo storico del Trentino a sua volta celebra l’anniversario con un’articolata proposta di eventi, incentrata sull’allestimento della mostra «100 marchi - Berlino 2019», che sarà inaugurata sabato 9 novembre, alle ore 11.00, presso Le Gallerie di Piedicastello.
 
L’esposizione, prodotta da Fondazione Museo storico del Trentino, Museo del Risparmio (Torino), CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia (Torino) e Archivio Storico Istituto Luce (Roma), su progetto artistico del fotografo Tommaso Bonaventura, sviluppato in collaborazione con Elisa Del Prete, racconta la vita prima e dopo la caduta del muro di Berlino attraverso le biografie dei cittadini della DDR.
Nello spazio espositivo de Le Gallerie il 15 novembre sarà ospite il pluripremiato scrittore tedesco Clemens Meyer che presenterà il suo ultimo libro Il silenzio dei satelliti (Keller, 2019).
La giornata di sabato 9 novembre vedrà anche l’incontro con Andrea Purgatori, uno dei più amati sceneggiatori e giornalisti investigativi italiani, in programma alle ore 18.00 presso la Sala Falconetto di Palazzo Geremia. 
 
Purgatori presenterà il suo romanzo «Quattro piccole ostriche» (edizioni HarperCollins, 2019), grande thriller spionistico che rimanda proprio a quella notte indimenticabile di trent'anni fa.
L'intervento, in dialogo con Giuseppe Ferrandi, con il saluto dell'Assessore alla Cultura del Comune di Trento Corrado Bungaro e il coordinamento della giornalista Fausta Slanzi, sarà anche l'occasione per gettare un altro sguardo di prospettiva su processi ancora aperti nel nostro presente, e sulla rinnovata necessità di adoperarsi per «abbattere muri, e costruire ponti».
Media partner dell’iniziativa è la rivista UCT, che nel numero presentato durante la conferenza stampa moltiplica gli sguardi dando spazio anche alla dimensione architettonica e urbanistica connessa al tema dei muri; il numero si arricchisce inoltre dell’infografica «Atlante muri del mondo» realizzata dall’Associazione 46° Parallelo.

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