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Dorigatti: «Resistere, per risorgere. Oggi come allora»

Il presidente del Consiglio provinciale a palazzo Geremia per il 68esimo anniversario della liberazione

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«Resistere per risorgere, in un ritrovato spirito di unità e di coesione.»
È questa, oggi, la lezione «di assoluta modernità» della Resistenza secondo Bruno Dorigatti.
 
Parlando stamani nell’affollatissimo salone di rappresentanza di palazzo Geremia, dove è confluito il corteo che poco prima, per celebrare il 68° anniversario della Liberazione, aveva deposto corone sulle lapidi di palazzo Thun, sul monumento dei caduti di piazza Portela, all'ex Imi, nella galleria Partigiani e in piazza Pasi, accompagnato dalla banda sociale di Aldeno, il presidente del Consiglio provinciale ha evidenziato la forte valenza politica di questa festa.
«Viviamo – ha osservato – una delle fasi più acute dell’emergenza democratica del Paese, che trova un antidoto nell’azione responsabile del Presidente della Repubblica, al quale va la nostra profonda riconoscenza.»
 
 
 
 Sommersi dal liquame, non disarmiamo la speranza
Impietosa l’analisi del presente: dilagano confusione, «volgarità, prepotenze, egoismo, corruzioni e sconcezze di varia natura», e il Paese – ha detto Dorigatti – «sembra sommerso da una massa di liquame fuoriuscito dalle peggiori fognature.»
L’impulso di arrendersi, quindi, è forte, anche perché crescono la disoccupazione e la povertà mentre il rilancio della crescita appare una chimera.
In questo quadro cosa ci insegna il 25 aprile? «A non scoraggiarci – ha risposto Dorigatti – a non disarmare la speranza, a non ritenere che tutto sia ormai perduto, a non lasciarci travolgere dalla tentazione dell’abbandono, che è stupida come lo sono in genere le tentazioni»
Il perché è sotto gli occhi di tutti.
«Esiste anche un’altra Italia, diversa, onesta, solidale, libera e coraggiosa un’Italia di cui andare fieri.»
 
 Il 25 aprile ci invita ad essere cittadini e non servi
«D’altronde – ha proseguito il presidente – non chiediamo nulla di più di un Paese normale», cioè «un luogo cioè dove i ladri stanno in prigione e non altrove, dove le promesse non sono parole in libertà, dove i condannati in via definitiva non si candidano alla guida delle Istituzioni, dove è tutelata la dignità di chi lavora, e il lavoro ritorna ad essere un diritto, dove, finalmente, i conti tornano, dove le vittime non sono uguali ai carnefici e dove la verità e la menzogna non sono facce di un’identica medaglia.»
«È a questo Paese – ha concluso Dorigatti – che il 25 aprile ci invita a guardare: per rialzarci in piedi, per resistere come allora, per non piegare il capo e per ritrovare l’orgoglio che sempre accompagna il dovere del ricostruire e la dignità di essere Cittadini e non servi.»
 
 Ferrandi: la terribile notte del bombardamento della Portela
Prima di Dorigatti, due canti partigiani eseguiti dalla corale Bella Ciao avevano aperto l’incontro. Era seguito l’intervento del sindaco di Trento Alessandro Andreatta.
« Il 25 aprile ci ammonisce a rimettere al centro valori irrinunciabili e inattuali: l’onestà, l’impegno, la sobrietà, il lavoro, sempre che – ha osservato – a tradurre questi valori in comportamenti sia prima di tutto chi è chiamato a rappresentare i cittadini nelle istituzioni.»
Un contributo alla memoria storia è venuto poi dal direttore della Fondazione museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi.
La Resistenza – ha spiegato - è stata una «scelta collettiva» compiuta da chi tra l’8 settembre del 1943 e il 25 aprile del 1945 ha realizzato quella «riforma morale e intellettuale del nostro Paese» auspicata da Antonio Gramsci.
«Ci avviciniamo quest’anno – ha aggiunto Ferrandi – al 70° anniversario dell’8 settembre del ’43. Pochi giorni prima Trento aveva subito il terribile bombardamento della Portela, che aveva causato 191 civili, 9 militari e più di 200 feriti.»
 
 Ricordare il 70° anniversario dell’inizio della Resistenza
E proprio per il 70° anniversario dell’inizio della resistenza, il presidente dell’Anpi, l’associazione italiana partigiani del Trentino, Sandro Schmid, ha chiesto alla Provincia di attivare da subito un Comitato e di promuovere nelle scuole lo studio della Resistenza e la sua stretta relazione con la Costituzione.
Schmid ha anche preannunciato che un viaggio sarà organizzato quest’anno a Cefalonia e Corfù dalle associazioni combattentistiche per ricordare i martiri militari della Brigata Acqui.
Hanno infine portato la loro testimonianza due giovani: Federica Viviani, che ha ricordato l’esperienza, vissuta all’inizio di quest’anno, del «Treno della Memoria» grazie al quale ha potuto visitare, conoscere e vedere da vicino l’orrore di cui furono teatro i lager di Auschwitz-Birkenau; e Luca Pedron, iscritto all’Anpi, che ha letto alcuni testi di Renzo Fracalossi, recitati dal Club Armonia, riguardanti le torture subite dai prigionieri dei nazisti.
 

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