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Odoardo Focherini sarà beatificato il prossimo 15 giugno

«Una vita per gli altri». È la storia di un uomo di Carpi, di origini trentine, che fra il 1943 e il 1944 salvò dalla deportazione almeno 105 ebrei

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Una storia di vita, bella anche se tragica, la storia di una persona che amava la vita e che l'ha dedicato alla causa della libertà e della fede, una scelta che ha portato alla deportazione e alla morte in un campo di concentramento in Germania, a Flossenbürg.
È la storia di un uomo di Carpi, di origini trentine, impegnato fin da giovane dell'Azione Cattolica e anche nel giornalismo, nel quotidiano l'Avvenire, che, per il suo sacrificio e il suo esempio, sarà beatificato il 15 giugno prossimo: si tratta di Odoardo Focherini, che fra il 1943 3 il 1944 salvò dalla deportazione - e quindi da sicura morte - almeno 105 ebrei, prima di essere catturato, imprigionato e deportato a sua volta.
Oggi la sua figura è stata ricordata in un incontro in Provincia alla presenza fra gli altri degli assessori provinciali Lia Giovanazzi Beltrami e Marta Dalmaso e dei suoi familiari, la figlia Paola e la nipote Maria Peri.
 
«È davvero una grande storia di vita e di speranza – ha detto l'assessore provinciale alla solidarietà internazionale e alla convivenza Lia Giovanazzi Beltrami nell'introdurre l'incontro – una storia che richiama l'importanza, nei percorsi di pace e solidarietà che ci vedono sempre impegnati, a passare attraverso esempi importanti come quello di Focherini. Abbiamo bisogno che non si dimentichi la vicenda umana di chi si è speso totalmente per gli altri, anche attraverso il sacrificio della vita; una vita che ha generato frutti attraverso il martirio e che oggi abbiamo l'obbligo di far conoscere alle nuove generazioni.»
 
«Ci confrontiamo – ha aggiunto l'assessore all'istruzione e sport Marta Dalmaso – con un grande uomo, che ebbe al fianco anche una grande donna, Il suo è un esempio importante soprattutto per i più giovani, un monito su quanto sia determinante fare scelte di responsabilità nella vita di tutti i giorni.»
 
Nato nel 1907 a Carpi, da una famiglia originaria di Peio, costretta a lasciare la sua terra a causa della povertà, Odoardo Focherini era stato impegnato fin da giovane nell'Azione cattolica. Collaboratore del quotidiano L'Avvenire d'Italia, di cui divenne anche amministratore, uomo che amava vivere, e vivere bene, come tutti gli emiliani e forse anche i trentini, si è detto stamani nel corso della conferenza stampa, durante la guerra salvò, facendoli emigrare in Svizzera, oltre 100 ebrei dalle persecuzioni nazifasciste, guadagnandosi il titolo di Giusto tra le Nazioni.
Focherini venne arrestato nel 1944, mentre stava prestando aiuto ad un ebreo ricoverato presso l'ospedale di Carpi (la segnalazione dell'aiuto che da tempo prestava agli ebrei, aiutandoli a fuggire in Svizzera, era giunta nel frattempo alle orecchie alle SS), trasferito, dopo un internamento a Fossoli e Bolzano, nel campo di lavoro di Flossenbürg, feritosi mentre lavorava, morì il 27 dicembre nell'infermeria del campo, dove non aveva ricevuto cura alcuna, per setticemia.
 
«Una morte – ha detto don Luca Baraldi, cerimoniere e direttore dell'Ufficio liturgico di Carpi – determinata non solamente dal suo impegno nel salvare gli ebrei, ma dal complesso delle sue scelte di vita, un riflesso a loro volta della sua profonda fede, che lo spinsero a non piegarsi all'unico credo allora imperante, quello al partito nazista e ad Adolf Hitler, e alla visione che questo credo sottintendeva, basata sulla supremazia della razza ariana.»
Concetti ripresi anche da don Fortunato Turrini, referente della Diocesi di Trento, che ha ricordato il forte legame che Focherini ha sempre mantenuto con il Trentino, anche attraverso la figura della moglie Maria Marchesi, che aveva conosciuto proprio in val di Sole durante una vacanza (i coniugi decisero di trascorrere in valle anche la loro luna di miele), e che dopo la scomparsa del marito ha trovato per molti anni, assieme ai numerosi figli, conforto e aiuto concreto nel paese natale, quello di Rumo.
La beatificazione di Focherini, al termine di un processo iniziato nel 1996, avrà il suo fulcro nella liturgia prevista per il prossimo 15 giugno a Carpi. L'incontro di oggi ha consentito di unire idealmente la memoria collettiva, quella che le comunità trentine e emiliane conservano degli eventi di cui Focherini fu protagonista, e i ricordi intimi, familiari. Con un particolare riguardo anche alla figura di Maria Marchesi, che la figlia Paola ha ricordato con commossa partecipazione.
 
Anche il sindaco di Rumo Michela Noletti ha ricordato il legame tra Odoardo Focherini e il paese, prima di elencare le iniziative che avranno luogo nel comune nel mese di maggio, in particolare l'intitolazione della scuola primaria del paese.
«Il suo – ha detto – è stato un grande esempio di amore e impegno civile.»
Afra Longo, assessore alla cultura di Peio, a sua volta ha ripercorso le origini e i contatti mantenuti da Focherini con la comunità di origine, e il ruolo che in essi ha conservato il rifugio Vioz (Focherini, tra i primi scritti alla locale sezione della Sat, fu tra i promotori della costruzione della chiesetta che sorge accanto al rifugio Mantova, che sarà meta di un pellegrinaggio ad agosto).
 
«La vita di mio nonno è stata straordinariamente piena di eventi importanti – ha concluso la nipote Maria Peri – pur nella sua brevità: io oggi ho 38 anni, lui non arrivò alla mia età. Segno forse che le scelte che fece mio nonno furono sempre scelte importanti, profondamente motivate.»

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