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Era il 29 agosto 1968 e Martin Luther King fece il sogno

«I Have a dream!» – Allora nessuno avrebbe mai sognato Obama, un uomo di colore, alla casa Bianca

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Il 28 agosto 1963 Martin Luther King pronunciò al Lincoln Memorial di Washington il famoso discorso durante la marcia per lavoro e libertà, destinato a passare alla storia: «I Have a dream!».
«I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal
«Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: Riteniamo queste verità di per se evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali
 
Martin Luther King era nato a Michael King, Atlanta, il 15 gennaio 1929, morì a Memphis il 4 aprile 1968 in seguito a un attentato.
Pastore protestante, politico e attivista statunitense e leader dei diritti civili ricevette il Nobel per la pace nel 1964.
Questo il testo estrapolato in italiano dal suo discorso in cui annunciò al mondo di avere un sogno.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
 
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.
 
Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.
 
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.
 
Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.
 
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi.
Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.
 
Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.
Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.
Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.
Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.
 
Ma non soltanto.
Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.
Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.
 
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: «Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente».

Morì ucciso in un attentato il 4 aprile 1968 a Memphis, Tennessee, Stati Uniti d'America.
Non riuscì dunque a vedere realizzato il suo sogno.
Ma il popolo nero ce l’ha fatta. Nel 1968 nessuno avrebbe mai sognato di vedere un nero, come Obama, alla Casa Bianca.
D’altronde, come amiamo dire noi, «l’ho sognato, quindi posso farlo!»

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