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A 140 anni dalla grande crisi che passò alla storia come «Il Panico del 1873»

Tutti conoscono la Grande Depressione del 1929, pochi sanno che nel 1873 scoppiò in Europa e in America una crisi delle stesse drammatiche proporzioni

La Grande crisi dei Mutui scoppiata 5 anni fa richiamò alla memoria la spaventosa Crisi del 29. Ma se tutti conoscono la Grande Depressione del 1929, pochi sanno che nel 1873 era scoppiata una crisi delle stesse proporzioni, destinata a passare alla storia come il «Panico del 1873».
Fu la prima depressione economica dell’era industriale, che creò una delle più gravi crisi finanziarie nella storia degli Stati Uniti. 
Il panico nacque da una febbre speculativa, la cui bolla scoppiò nel settembre 1873 a New York, quando le banche bloccarono tutti i pagamenti in monete (d'oro e d'argento). Al Panico seguirono cinque anni di depressione, con il fallimento delle banche e livelli record di disoccupazione.
Come nelle altre grandi crisi, gli Stati Uniti si trovavano all’apice di un boom economico senza precedenti, che aveva fatto pensare agli americani che l’aumento della ricchezza non si sarebbe mai fermato.
 
La Guerra di secessione Americana (1861-65) era scoppiata sostanzialmente perché il Nord si era industrializzato, mentre il Sud si era cristallizzato sull’economia agricola dello schiavismo. Il Nord aveva dimostrato che i lavoratori salariati costavano di meno degli schiavi perché rendevano molto ma molto di più.
A guerra finita, ai governanti di Washington si presentarono gravi problemi da risolvere. Il Sud andava riconvertito, il debito di 50 miliardi di dollari andava ripianato, ma soprattutto si doveva trovare un collocamento alle centinaia di migliaia di immigrati che erano stati fatti venire dall’Europa proprio per combattere per l’Unione.
Per questi ultimi il Governo incentivò da una parte il ritorno in Europa e dall’altra offrì loro un centinaio di acri (60 ettari) a testa gratuiti nelle nuove terre dell’Ovest.
Con l’emigrazione verso il West sorse il problema indiano, che la Guerra di secessione aveva solo rinviato.
 
Ma il guaio lo aveva creato il presidente Grant, quando decise di imporre la parità del dollaro con l’oro. Una decisione sciagurata, perché provocò una rivalutazione della moneta americana che mise in ginocchio gli agricoltori che si erano indebitati con le banche per avviare le proprie attività: si trovarono ad avere un debito superiore al valore della terra.
Intanto a Wall Street i furboni avevano scoperto quanto fosse facile fare i soldi con la compravendita di azioni di industrie più o meno sane, se non addirittura più o meno esistenti.
Fu così che la crisi bancaria provocata dalla rivalutazione del dollaro, unitamente alla prima bolla speculativa della neonata borsa americana, portò al fallimento di una prima banca. Ne seguirono altri e cominciarono a fallire un po’ tutte le industrie marginali e quelle che si erano indebitate.
Perfino le ferrovie che avrebbero dovuto attraversare il continente si fermarono, bloccate a loro volta da fallimenti concatenati. Avrebbero ripreso qualche anno dopo.
E poiché era la prima volta che accadeva una cosa del genere, scoppiò il panico presso la popolazione. Così la crisi venne chiamata il Panico del 1873.
 
Fermamente deciso di mantenere la parità aurea, Grant decise che il Paese doveva trovare altro oro. Dove? Ovviamente nei territori indiani e più precisamente nelle Colline Nere, considerate sacre dai pellerossa, ma ahimè anche il più grande giacimento d’oro al mondo (lo sono ancora).
Deciso a portar via le Colline Nere agli indiani, il Governo degli Stati Uniti cercò in tutti i modi un casus belli che potesse scatenare una guerra finalizzata all’annientamento dei pellerossa. I quali avrebbero dovuto essere sterminati, oppure relegati nelle riserve e indottrinati a tutti i costi secondo la cultura americana.
Il casus belli non fu trovato, ma ciononostante l’esercito degli USA mosse contro gli indiani ribelli di Toro Seduto e Cavallo Pazzo.
La grande spedizione del 1976 era guidata dal generale Terry, il quale a sua volta si avvaleva di tre corpi di spedizione. Uno di questi era comandato dal generale George A. Custer.
Conosciamo la fine che fece Custer. Ma conosciamo anche la fine che fecero le Colline Nere: vennero comunque portate via agli indiani senza nulla pagare e senza vincere la guerra.
 
La crisi del 1873 era scoppiata anche in Europa, per cause simili ma indipendenti da quelle americane. Il panico era scoppiato a Vienna dove, in seguito a qualche fallimento dovuto alla sovrapproduzione industriale, la gente temette di non poter più prelevare i proprio depositi. Prelevando il prelevabile, provocarono l’avvio della più grande crisi della seconda rivoluzione industriale.
Trattandosi di un momento storico in cui gli ammortizzatori sociali non esistevano neppure nelle ipotesi, ci si può immaginare quanto la crisi costò in termini sociali e umani.
In entrambi i continenti la crisi venne combattuta con l’intervento dello Stato nell’economia e con l’espansione colonialistica. Se quella americana si rivolse - come abbimao visto - all’interno del proprio paese, quella europea si orientò verso i paesi africani e asiatici: l'industria aveva trovato la vita a spese del Terzo Mondo.
 
Come sappiamo, la lezione del 1873 non servì a nulla. Nel 1929 scoppiò quella più famosa destinata a passare alla storia come la Grande depressione. Infine, sempre per aver alimentato la speculazione al di fuori di ogni logica di buonsenso, nel 2008 scoppiò la Crisi dei Mutui, per la quale stiamo ancora pagando le conseguenze.
Tenendo conto che nelle due precedenti crisi citate la depressione durò 5 anni, ci auguriamo che anche la crisi attuale cessi con il quinto anno, il 2013.
Per fornire un metro di paragone, pubblichiamo qui di seguito una tabella che riporta il PIL delle potenze europee nel 1800. 
 
 
In miliardi di dollari - Fonte: Wikipedia 
 
GdM

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