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A Palazzo Trentini una mostra per «L’ultimo giorno di pace»

Come una sorta di anteprima della Grande Guerra, la Società di Studi Trentini di Scienze Storiche ha organizzato una mostra dedicata a «L’ultimo giorno di pace».

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Suonatori trentini emigrati in America.

In vista del centenario del primo conflitto mondiale, la Società di Studi Trentini di Scienze Storiche ha deciso di organizzare una mostra dedicata a «L’ultimo giorno di pace».
La mostra – nata da un’idea del socio architetto Fabio Bartolini – sarà allestita dal medesimo Bartolini e curata scientificamente da Quinto Antonelli e Mirko Saltori, coadiuvati da un comitato composto da Marcello Bonazza, Lia Camerlengo, Ezio Chini e Luca Gabrielli.
La realizzazione della mostra potrà avvalersi della fattiva collaborazione del Consiglio Provinciale di Trento che nella persona del suo presidente, Bruno Dorigatti, ha assunto l’iniziativa nel calendario delle attività di Palazzo Trentini e che attraverso il capo di gabinetto, Renzo Fracalossi, fornirà il supporto tecnico all’allestimento.
La mostra, che sarà accompagnata da un agile catalogo, edito nelle collane della Società, aprirà i battenti a fine luglio 2014 negli spazi espositivi di Palazzo Trentini (in via Manci 27 a Trento).
Il titolo si riferisce, cronologicamente, al 27 luglio 1914, il giorno precedente alla dichiarazione di guerra alla Serbia firmata dall’imperatore Francesco Giuseppe.
Ma, più estesamente, la mostra intende rappresentare (attraverso alcune istantanee) la vita quotidiana del Trentino e dei trentini prima ch’essa fosse travolta dalla bufera della guerra. 
 

Studenti a Rovereto in Piazza Rosmini.
 
Sarà articolata in tre sezioni. Nella prima «l’ultimo giorno di pace» verrà raccontato attraverso la cronaca desunta dai giornali quotidiani, dalle lettere e dai diari di trentini di diversa estrazione sociale.
Verranno sottolineati sia gli aspetti associativi e ludici (musica, sport, giochi), sia le tensioni sociali, nazionali e politiche (lo scontro fra partiti, la pesante militarizzazione del territorio, l’emigrazione, le malattie) che connotavano il Trentino del 1914.
Quasi utilizzando una lente di ingrandimento verranno evidenziati notizie, vicende, storie, personaggi, culture che andranno a definire una società e i caratteri di un’epoca.
Alcuni di questi ambiti, sia attraverso nostri testi di approfondimento, sia attraverso raffigurazioni, riceveranno un ulteriore sviluppo. Tali oggetti e immagini (dalle fotografie, ai disegni, alle vignette) avranno un carattere fortemente evocativo e si riferiranno ad un ambito cronologico più vasto.
La seconda sezione assume caratteristiche liminari: descrive il «assaggio» del Trentino dalla pace alla guerra e trasforma i Trentini in soldati.
 

Bellissima cartolina a colori di Cavareno, con tanto di ferrovia che non c'è più. 
 
I materiali saranno di due tipi: i titoli sempre più incalzanti, riprodotti in dimensioni cubitali, dei giornali trentini nei giorni che dalla dichiarazione di guerra alla Serbia giungono all’allargamento del conflitto e alla mobilitazione generale; e le numerose fotografie dei trentini in uniforme pronti per la partenza; infine, le grandi immagini di treni carichi di soldati in partenza dalla stazione di Trento.
Nella terza sezione siamo in Galizia, sui campi di battaglia dove i soldati trentini scoprono immediatamente la dimensione tragica di una guerra moderna: eserciti di massa, armi micidiali, la morte presente quotidianamente.
Qui metteremo in scena i loro primi racconti (giunti attraverso i diari), la rievocazione del «prima», l’acuta nostalgia di quegli ultimi giorni di pace ormai divenuti nel ricordo un idillio, una sorta di «paradiso perduto».
L’esposizione cercherà di rendere tale ambivalenza: da un lato le fotografie in bianco e nero dei campi di battaglia, gli oggetti e le armi del soldato rappresenteranno la quotidiana condizione dei combattenti trentini; dall’altro la riproduzione dei brani dei loro diari sarà accompagnata da immagini del Trentino del periodo precedente alla guerra vistosamente colorate, proprio per renderne il carattere di «sogno».
La mostra, in definitiva, si apre con uno sguardo al Trentino reale e si chiude con le immagini di un Trentino trasfigurato in luogo mitico e perduto per sempre.
 

Il 9° anniversario del Club Armonia in una foto scattata nel cortine del Palazzo del Diavolo.

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