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Cent'anni fa, morto di Pio X, veniva eletto papa Benedetto XV

Fu il pontefice fermamente contrario della Grande Guerra, che definì «l'inutile strage» e per questo fu criticato da tutti i capi di stato...

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Papa Benedetto XV era nato col nome di Giacomo Paolo Giovanni Battista della Chiesa a Pegli di Genova, 21 novembre 1854.
È stato il 258º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (il 257º successore di Pietro), fermo oppositore della prima guerra mondiale.
Giacomo Della Chiesa nacque nella delegazione genovese di Pegli, allora comune autonomo, da famiglia nobile, terzo di quattro figli di Giuseppe e di Giovanna dei marchesi Migliorati.
La famiglia Della Chiesa faceva parte del patriziato genovese, nel quale aveva raggiunto, nel XVI secolo, una posizione di particolare rilievo.
Anche la famiglia materna era aristocratica: i Migliorati di Napoli, che avevano dato già i natali a un precedente pontefice, Innocenzo VII.
 
Su pressione del padre, il quale si era opposto al desiderio di Giacomo di entrare quanto prima nel seminario diocesano, egli si iscrisse nel 1872 alla facoltà di giurisprudenza della Regia Università di Genova, dove si laureò dottore in legge nel 1875.
Solo allora il padre acconsentì a fargli intraprendere la carriera ecclesiastica; impose tuttavia al figlio di proseguire gli studi, iniziati presso il seminario di Genova, a Roma presso il Collegio Capranica e la Pontificia Università Gregoriana. Qui Giacomo Della Chiesa ottenne la laurea in teologia.
Dopo essere stato ordinato presbitero il 21 dicembre 1878 dal cardinale Raffaele Monaco La Valletta, entrò nell'Accademia Pontificia dei nobili ecclesiastici per la preparazione alla carriera diplomatica, e successivamente nel servizio diplomatico della Santa Sede.
Nel 1883 partì per Madrid come segretario del nunzio apostolico Mariano Rampolla del Tindaro, e nel 1887 tornò a Roma quando questi fu nominato segretario di Stato e Cardinale da Papa Leone XIII.
Della Chiesa divenne minutante pontificio (impiegato addetto alla stesura di minute) e sostituto della Segreteria di Stato, con Rampolla e poi col cardinale Rafael Merry del Val, di cui divenne grande amico.
 
Quando il cardinale Rampolla, dopo l'elezione di Pio X, fu sostituito dall'altrettanto valente Merry del Val, Della Chiesa mantenne inizialmente il proprio posto, stimato dal nuovo Papa per le sue capacità.
Infatti l'ironico pontefice, di lui, disse «è gobbo ma fila dritto».
Ma, proprio a causa del suo stretto legame col cardinale Rampolla, principale architetto della politica di apertura di Leone XIII e rivale di Pio X nel conclave del 1903, Della Chiesa cadde rapidamente in disgrazia rispetto alla nuova linea più conservatrice del papato. Pio X decise di liberarsi della sua presenza nominandolo, il 16 dicembre 1907, arcivescovo di Bologna, secondo la nota massima latina promoveatur ut amoveatur.
 
Giunse a sorpresa a Bologna la sera del 18 febbraio 1908. Si applicò moltissimo al proprio impegno, senza risparmiarsi. Nonostante la sede di Bologna fosse tradizionalmente titolata per una berretta cardinalizia, Della Chiesa fu creato cardinale di Santa Romana Chiesa da Pio X solo sei anni dopo, il 25 maggio 1914 quando, dopo molti tentativi andati a vuoto, l'amico Merry del Val riuscì a convincere il Pontefice.
Non passarono tuttavia che pochi mesi ed egli, il 3 settembre 1914, fu inaspettatamente eletto Papa, nonostante l'opposizione dei cardinali più intransigenti, assumendo il nome pontificale di Benedetto XV in onore del pontefice Benedetto XIV, il quale era stato anch'egli arcivescovo metropolita di Bologna prima di salire al soglio pontificio.
 
Benedetto XV fu eletto papa poche settimane dopo l'inizio della prima guerra mondiale. Probabilmente la situazione bellica favorì la sua elezione, essendo egli un uomo che aveva lavorato alla diplomazia con valenti segretari di Stato, quali Rampolla e Merry del Val; restò un evento eccezionale nella Chiesa l'elezione a papa di un cardinale nominato da soli tre mesi.
Consapevole della gravità del momento, decise che l'incoronazione si tenesse non nella Basilica di San Pietro, ma, più modestamente, nella Cappella Sistina.
 
Durante la prima guerra mondiale elaborò diverse proposte di pace.
Nella sua prima enciclica, «Ad Beatissimi Apostolorum» pubblicata appena il 1º novembre 1914, si appellò ai governanti delle nazioni per far tacere le armi e mettere fine allo spargimento di tanto sangue umano.
Con l'entrata in guerra anche del regno d'Italia il 24 maggio 1915, la Santa Sede, chiusa e prigioniera in Vaticano, rimase ulteriormente isolata con la dipartita degli ambasciatori degli stati opposti. Benedetto XV non poté far altro che constatare amaramente l'ulteriore allargamento del conflitto e l'incremento dei morti e delle distruzioni.
Durante tutto il conflitto non smise di inviare proclami per la pace e per la diplomazia, oltre ad aiuti concreti alle popolazioni civili colpite dalla guerra.
Nell’aprile e nel maggio 1915, per esempio, cercò di operare come intermediario tra l'Austria-Ungheria e l'Italia per evitare che la seconda dichiarasse guerra alla prima; tra fine 1916 e inizio 1917 si adoperò come tramite fra alcune potenze dell'Intesa e il nuovo imperatore, Carlo I d'Austria, e nella primavera del 1917 si appellò al presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson nel tentativo di prevenire l’entrata in guerra dell’America.
Il suo tentativo più audace per fermare il conflitto e indurre i capi delle potenze belligeranti a riunirsi intorno a un tavolo di pace è tuttavia la Nota del 1º agosto 1917, una lettera comunemente ricordata per aver definito la guerra come «inutile strage».
E va attribuita a lui anche l'espressione, sempre al riguardo dello stesso argomento, della guerra come «suicidio dell'Europa civile».

Tuttavia, va detto, la risposta delle nazioni belligeranti fu negativa: specialmente «Woodrow Wilson accolse il messaggio in modo critico e distaccato, e ciò si rivelò determinante nell’assicurare il fallimento delle proposte di pace di Benedetto XV, perché ormai gli Stati Uniti erano entrati in guerra e le altre potenze dell'Intesa dipendevano sempre più dal contributo americano allo sforzo bellico.
Il pontefice fu profondamente deluso dal fallimento della sua missiva di pace e dalle reazioni pubbliche che ottenne: in Francia venne denunciato come «il papa crucco (le pape boche)», in Germania venne definito «il papa francese (der französische Papst)» e in Italia, addirittura, «Maledetto XV».
Tra i diversi ostacoli – spesso autoimposti – che spiegano l'insuccesso del ruolo pacificatore del Vaticano, vanno annoverati per esempio la stessa collocazione geografica dello Stato vaticano all’interno dell'Italia (stato con il quale all'epoca non intratteneva relazioni diplomatiche), l'isolamento diplomatico in cui Pio X aveva lasciato la Santa Sede, dichiaratasi neutrale e imparziale nel conflitto;, il fatto che questa «imparzialità» era «solo parziale», perché il Vaticano sperava da un lato «di beneficiare, grazie ad un qualunque trattato di pace susseguente, della riconquista di almeno una parte della sovranità territoriale dei papi», persa con la Breccia di Porta Pia, e sperava dall'altro che fosse garantita «la sopravvivenza dell’Impero austroungarico, ultima grande potenza cattolica in Europa e baluardo contro la Russia ortodossa» (e, di lì a poco, comunista).
 
Ma soprattutto, nonostante la posizione di condanna della guerra assunta dal pontefice, l'adesione ad essa da parte dei cattolici e del clero era stata, nei vari paesi, pressoché totale.
In Francia si era realizzata un'union sacrée contro i tedeschi con la piena partecipazione dei cattolici e del clero allo sforzo bellico.
In Germania i cattolici si attendevano, dal loro consenso entusiastico alla guerra, la definitiva consacrazione del proprio ruolo nazionale.
Anche in Italia la grande maggioranza dei cattolici organizzati e la grande maggioranza dei vescovi, pur con diverse distinzioni e sfumature, aveva finito per aderire senza riserve alla guerra.
Nell'agosto del 1917, in seguito alla pubblicazione della Nota di pace di Benedetto XV, il padre domenicano Antonin-Dalmace Sertillanges, un predicatore della chiesa della Madeleine a Parigi, esclamò: «Santo Padre, noi non vogliamo la vostra pace.
Il dramma dei cristiani che muovono l'un contro l'altro, invocando lo stesso Dio, farà esclamare allo scrittore irlandese George Bernard Shaw che sarebbe meglio chiudere le chiese, piuttosto che in esse si preghi per l'annientamento del nemico.
 
Al termine del conflitto il Papa si adoperò per riorganizzare la Chiesa nel nuovo contesto mondiale.
Riallacciò le relazioni diplomatiche con la Francia e con le altre nazioni.
Nel 1920 scrisse la prima enciclica sulla pace, «Pacem Dei Munus Pulcherrimum». In essa denuncia la fragilità di una pace che non si fondi sulla riconciliazione:
«Se quasi dovunque la guerra in qualche modo ebbe fine, e furono firmati alcuni patti di pace, restano tuttavia i germi di antichi rancori».
Nessuna pace ha valore«se insieme non si sopiscano gli odi e le inimicizie per mezzo di una riconciliazione basata sulla carità vicendevole»
Secondo il Papa, per realizzare la riconciliazione c'è bisogno della fede: «A risanar le ferite del genere umano, è necessario che vi appresti la sua mano Gesù Cristo, di cui il samaritano era la figura e l'immagine»
 
Durante il suo pontificato, nell'Impero ottomano si verificarono tragici massacri di cittadini cristiani e Benedetto XV cercò di sostenere in tutti i modi questi perseguitati, con la parola, con l'azione caritatevole e con quella diplomatica.
Cercò in particolare di evitare, anche mediante il segretario di Stato, cardinale Pietro Gasparri, il massacro degli armeni in Turchia nel 1915.
Questo non impedì che a Costantinopoli nel 1919, gli fosse eretta dai turchi, sebbene fosse ancora vivente, una statua di sette metri con la scritta «Al grande Pontefice della tragedia mondiale, Benedetto XV, benefattore dei popoli, senza distinzione di nazionalità o religione, in segno di riconoscenza, l'Oriente».
 
Benedetto XV è all'origine della rifondazione dell'attività missionaria della Chiesa dell'inizio del novecento. La lettera apostolica Maximum illud del 1919 favorì un nuovo impulso alle missioni, con un preciso orientamento al distacco dagli interessi politici delle potenze e di concentrazione sulla comunicazione del Vangelo.
 
Si ricollega a questa visione il tentativo di aprire una nunziatura a Pechino, al di là della politica delle potenze europee, che rappresentava un forte impedimento all'evangelizzazione. Il Papa riuscì a stabilire una delegazione in Cina, che fu all'inizio del rinnovamento del cattolicesimo di quel paese.
Nella stessa linea si impegnò per l'Oriente cattolico, e fondò nel 1917 la Congregazione per le Chiese orientali. Benedetto XV si mosse con grande rispetto per i popoli a cui la Chiesa si rivolgeva. Per lui il missionario non è portatore di interessi di parte, ma del Vangelo:
 
Apparentemente dotato di ottima salute (si vantava di aver speso solo 2,5 lire in medicine in tutta la sua vita), morì a causa di una broncopolmonite il 22 gennaio 1922.
Il Pontefice si ammalò dopo che il suo autista arrivò in ritardo a prenderlo con l'auto nei giardini vaticani, lasciandolo troppo a lungo sotto la pioggia gelida dei primi giorni di gennaio.
Gli succedette papa Pio XI.

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