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200 anni fa il Congresso di Vienna: il Trentino divenne austriaco

L’appartenenza a Vienna è durata dunque un secolo e non mille anni come qualcuno sostiene: dal 1814 al 1918

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Il Congresso di Vienna in un dipinto di Jean-Baptiste Isabey (1767-1855). 

«Gli abusi del potere generano le rivoluzioni; le rivoluzioni sono peggio di qualsiasi abuso. La prima frase va detta ai sovrani, la seconda ai popoli»
(Klemens von Metternich)
Questa osservazione fa di Metternich un grande uomo di stato. Ma era l’unico di un certo spessore al Congresso di Vienna e ha fatto quello che voleva a favore dell’Impero Asburgico.  
Apparteneva a un mondo che ormai era scomparso: fu lui a gestire la Restaurazione, provando a ripristinare lo status quo di un’Europa che non esisteva più.

È a lui che si devono addebitare tutte le lotte per l’indipendenza e la democrazia dei popoli europei che si sono succedute per tutto l’Ottocento.

Il Congresso di Vienna fu la conferenza tenuta presso Il castello di Schönbrunn, allora capitale dell'Impero austriaco vicino a Vienna, alla quale parteciparono le principali potenze europee allo scopo di ridisegnare la carta dell'Europa e ripristinare l'Ancien régime dopo gli sconvolgimenti apportati dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche che l’hanno diffusa.
Con il Congresso di Vienna si apre infatti quella che viene definita come l'età della Restaurazione. Si svolse dal 1º novembre 1814 al 9 giugno 1815 (benché vi siano diverse datazioni in merito).
Comunque sia, quest’anno ricorre il secondo centenario del primo congresso che vide gli stati europei riuniti a decidere di mettere fine alle guerre nell’Antico continente.
 
Nel Congresso di Vienna si confrontarono due linee politiche contrapposte: coloro che volevano un puro e semplice ritorno al passato e quelli che sostenevano la necessità di un compromesso con la storia trascorsa.
«Conservare progredendo» era la loro parola d'ordine. Questo contrapposto modo di pensare l'azione politica nasceva paradossalmente da un unico punto di origine ideale.
Nell'età della Restaurazione avanzava infatti una nuova concezione della storia che smentiva quella illuminista basata sulla capacità degli uomini di costruire e guidare la storia con la ragione.
Le vicende della Rivoluzione francese e il periodo napoleonico avevano dimostrato, agli occhi dei politici di allora, che gli uomini si propongono di perseguire alti e nobili fini che s'infrangono dinanzi alla realtà storica.
Secondo la logica che mosse gli uomini di stato radunati a Vienna, il secolo dei lumi era tramontato con le stragi del Regime del Terrore e il sogno di libertà nella tirannide napoleonica che, mirando alla realizzazione di un'Europa al di sopra delle singole nazioni, aveva determinato invece la ribellione dei singoli popoli proprio in nome del loro sentimento di nazionalità.
 
Il ruolo di primo piano ebbe la partecipazione delle quattro nazioni europee vincitrici, Austria, Prussia, Russia ed Inghilterra, che tentarono di dare un nuovo stabile assetto all'Europa dopo l'avventura napoleonica.
Il Congresso si basò su tre principi cardine:
1. Il principio di equilibrio, in base al quale nessuna potenza dovesse rafforzarsi eccessivamente a danno delle altre.
2. Il principio di legittimità, per il quale assiduamente combatté Talleyrand e che prevedeva il ritorno al potere di tutte quelle dinastie precedenti al dominio Napoleonico;
3. La cintura di Stati cuscinetto intorno alla Francia, per impedire la sua egemonia su tutta l'Europa.
 
Il Congresso di Vienna portò molte modifiche alla geografia politica del continente: le potenze vincitrici modificarono a loro vantaggio i confini nazionali rispetto al periodo prenapoleonico, talvolta ingrandendosi annettendosi piccoli stati o territori.
La Prussia ottenne la Renania.
Nacque il Regno dei Paesi Bassi.
L'Impero russo acquistò posizione nel centro Europa annettendo la Bessarabia, la Finlandia e parte della Polonia.
La Gran Bretagna acquisì il controllo di alcune isole ioniche (Corfù, Zante, Cefalonia) e sull'isola di Malta, che non venne restituita ai Cavalieri di Malta.
 
Il Sacro Romano Impero non fu ricostituito e al suo posto venne creata la Confederazione germanica, presieduta dagli Asburgo, costituita da 38 stati in unione, ma indipendenti, di cui due più importanti erano la Prussia e l'Impero austriaco. Quest'ultimo annesse direttamente al suo dominio le Province illiriche napoleoniche, tra cui i territori dell'Istria e della Dalmazia storicamente parte della Repubblica di Venezia e la Repubblica di Ragusa.
La regione veneta fu unita col vecchio Ducato di Milano a formare il Regno Lombardo-Veneto, diretto subalterno dell'impero austriaco, sancendo la definitiva fine della plurisecolare Repubblica di Venezia. Venne confermato il distacco della Valtellina dai Grigioni, ad opera di Napoleone, e la sua unione alla Lombardia.
La Repubblica di Genova fu unita al Regno di Sardegna allo scopo di costituire un più efficace stato cuscinetto nei confronti della Francia.
 
Nel resto della penisola italiana furono ripristinati i precedenti stati, ossia il Ducato di Parma, il Ducato di Modena, il Granducato di Toscana ed il Ducato di Lucca come trasformazione del napoleonico Principato di Lucca e Piombino che aveva sostituito l'antica Repubblica di Lucca. Tutti i governanti i quattro i ducati erano dinasticamente subordinati all'Austria, che controllando anche il Lombardo Veneto di fatto diventava il «gendarme» della penisola.
Lo Stato della Chiesa fu privato delle sue storiche enclave francesi, passate ora alla Francia, mentre mantenne l'enclave di Benevento entro il regno di Napoli.
Il Regno di Napoli venne ricondotto sotto la monarchia di Ferdinando IV di Borbone, che già governava il Regno di Sicilia. Quest'ultimo venne abolito nel 1816 con la creazione del Regno delle Due Sicilie con capitale Napoli. Il re assunse il nuovo titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie.
A Parigi, nel maggio 1814, venne insediato il nuovo re Luigi XVIII, fratello minore del decapitato Luigi XVI.
 
È evidente come il Congresso di Vienna abbia danneggiato in buona sostanza soltanto l’Italia, in quanto politicamente inesistente, che venne posta sotto il controllo diretto e indiretto dell’Impero Asburgico.
Gli Italiani, divisi in tanti staterelli, impiegarono più di cent’anni a riunirsi in un’unica nazione, strappando agli Asburgo pezzo per pezzo.
L'irredentismo italiano fu il movimento d'opinione che guidò l’intero risorgimento italiano, espressione dell'aspirazione a perfezionare territorialmente la propria unità nazionale, liberando le terre soggette al dominio straniero.
Quando anche il Trentino venne portato al Regno d’Italia, nel 1918, il disegno poté considerarsi concluso.
L’Austria, che certamente portò civiltà al nostro territorio, non fu mai la patria dei Trentini.
 
GdM

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