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In ricordo di Edo Benedetti, padre della nuova sede dell’Itas

Amava vedere la sua città dall’alto dell’ottavo piano della vecchia sede, ma aveva saputo lo stesso guardare il futuro alle Albere

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Quando intervistammo l’allora presidente dell’Itas Edo Benedetti, era il marzo 2008, ci mostrò il plastico di quella che sarebbe stata la nuova sede della società.
Il plastico è ancora visibile nell’intervista tramite questo link.
In quell’occasione, il presidente Benedetti ci confidò alcune cose che oggi desideriamo riportare.
Il progetto iniziale aveva troppo vetro e Benedetti, che era il promotore della pianificazione delle Albere, impose l’adozione del legno. L’architetto Piano lo esaudì.
Poi ci confidò un segreto. Ci portò nel poggiolo dell’ultimo piano e ci mostrò la città da lassù.
«Mi domando come farò a lasciare queste due visioni. – Ci disse. – Una è questa: la mia città è qui, sotto i miei occhi…»
E la seconda?
«Guardi gli arazzi di Depero. – Ci aveva riportati all’interno e ce li mostrò. – Un tempo erano all’Hotel Trento, quando era di nostra proprietà. Poi quando l’abbiamo ceduto, abbiamo portato qui gli arazzi. Li guardi…»
 


Oggi abbiamo pensato a Edo Benedetti, perché se la sede dell’Itas è stata inaugurata alle Albere è proprio perché lo aveva voluto lui. 
Un pensierino a lui che ci ha lasciato qualche anno fa.
Nel suo ultimo ricordo la città era sotto di lui. E lì è rimasta. Non ha fatto in tempo a vedere la nuova sede.
Però non siamo stati gli unici a pensare a lui. All’ingresso della nuova sede c’è sì un’aquila gigantesca di bronzo, ma ai lati dell’atrio ci sono gli arazzi del Depero che Benedetti tanto amava.
Merita guardarli, perché sono un capolavoro: il Trentino come lo vedeva negli arazzi il Depero e come lo amava vedere in quegli arazzi Edo Benedetti.
 
GdM
 
 

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