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«Storie d’arme, i lanzichenecchi invadono la Valle del Chiese»

A Lodrone di Storo rievocato passaggio delle truppe di ventura avvenuto nel 1526

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Un salto di cinquecento anni a ritroso nella storia. È lo spettacolo che si presenta in questo fine settimana a Lodrone di Storo, che agli occhi dei visitatori appare letteralmente invaso dai lanzichenecchi.
O meglio da quasi 200 appassionati italiani e tedeschi che ripropongono fedelmente costumi, armi e modi di vivere di questi soldati di ventura e della varia umanità che lo seguiva.
Esattamente come avvenne nel 1526 con il passaggio nella valle del Chiese di ventimila lanzichenecchi provenienti dalla Baviera a diretti a sud sino a diventare protagonisti del drammatico Sacco di Roma.
La rievocazione «Storie d’Arme: i Lanzichenecchi nelle terre dei Lodron» è promossa dall’associazione Lebrac di Storo, che ha messo in campo anche cinquanta propri figuranti.
Il via ieri sera al castello di San Giovanni di Bondone dove vi è stata anche la presentazione del nuovo libro, curato dall’associazione Lebrac e scritto da Gianni Poletti Gianni, Roberto Codroico e Franca Barbacovi, con il quale si fa una panoramica sui rapporti storici tra Mindelheim e il Trentino.
Sono seguite la cena medioevale, il concerto dei tamburi del gruppo Helfestein di Mindelheim e la serata di danze medioevali.
 
Nel pomeriggio di oggi si è svolto il corteo storico in centro Lodrone di Storo culminato nel piazzale antistante Palazzo Bavaria con manovre militari, esercitazioni di falconeria (a cura del Gruppo Harpia di Trento) e le spiegazioni del prof. Gianni Poletti sulle armi, il vestiario e lo stile di vita della truppe Lanzichenecche.
La cerimonia si è conclusa con il saluto delle autorità. Tra queste il sindaco di Storo Luca Turinelli, il presidente di VisitChiese Massimo Valenti, il presidente della Comunità di valle Giorgio Butterini, la presidente del Consiglio regionale Chiara Avanzo, l’assessore al Turismo Michele Dallapiccola e il senatore Franco Panizza.
Poi il folto gruppo di Lanzichenecchi si è spostato nella chiesa dell’Annunciazione per la relazione dell’arch. Codroico sui palazzi e Castelli di Lodrone.
È quindi iniziata la festa a Prà di Berti con la rievocazione dell’assalto al castello di santa Barbara, la battaglia tra le truppe e la simulazione di incendio del maniero. Domani è previsto un nuovo corteo e la messa in costume con musiche d’organo del ‘500 suonate dal giovane appassionato locale Stefano Manzoni.
 
La manifestazione di Lodrone punta a ravvivare il legame storico tra la Valle del Chiese e la famiglia dei Conti Lodron, tra il Trentino e la località tedesca Mindelheim dove iniziò l’epopea dei lanzichenecchi.
L’intento è di trasformare l’appuntamento storico in una opportunità turistica. E’ esattamente quanto accade nella località della Baviera da dove ebbe inizio la storia dei Lanzichenecchi.
Qui si svolge una manifestazione (foto 1 - foto 2) a cadenza triennale della durata di 15 giorni, che vede arrivare tra le mura della città più di 2.200 figuranti lanzichenecchi in costume, oltre 50.000 persone paganti, 200 cavalli con carri, donne e guerrieri.
Un vero e proprio esercito capace di riportare l’intera città a ritroso nel tempo di 500 anni. Proprio come sta avvenendo a Lodrone di Storo, se pur in piccolo.
Ma i progetti del vicepresidente Lebrac Giovanni Moneghini sono ambiziosi.
 

 
 LA STORIA 
Il Legame storico tra le Giudicarie e Mindelheim è legato al matrimonio tra la Contessa Anna di Lodrone e L'aristocratico tedesco Georg von Frundsberg di Mindelheim , considerato a tutt'oggi uno dei più grandi, per valore e crudeltà, comandanti di truppe di ventura del 1500.
Anna Frundsberg di Mindelheim (foto 4), nata contessa di Lodrone, era la figlia del conte Parisotto Antonio di Lodrone e di sua moglie Maria.
 Nel 1452 la famiglia Lodrone aveva ricevuto il titolo ereditario di conti dall’imperatore Federico III.
I Lodrone avevano proprietà nelle Valli Giudicarie, in Val Lagarina e a Trento. L’11 settembre 1519 Anna si sposò con Giorgio I Frundsberg (1473-1528), la cui prima moglie era morta nel 1518.
I rapporti tra i Frundsberg e i Lodron esistevano già da tempo: Udalrico, il fratello di Giorgio, era vescovo di Trento (1486-1493) e conosceva la famiglia Lodron; Giorgio aveva conosciuto il fratello di Anna, il conte Ludovico di Lodrone, nella guerra contro la Repubblica di Venezia.
Il matrimonio con la contessa di Lodrone aumentava così il prestigio del casato di Giorgio.
 

 
 IL PASSAGGIO IN VALLE DEL CHIESE 
Domata nel luglio 1526 la rivolta dei contadini a Radstadt, il Frundsberg impegnò i suoi castelli ed i suoi possedimenti, compreso il maniero di Mindelheim e i gioielli della moglie Anna: ne ricavò 38.000 fiorini che gli consentirono di assoldare un buon numero di fanti svevi, franconi, bavaresi e tirolesi, in totale circa 14.000 uomini più 3.000 donne al seguito, cui diede uno scudo a testa.
Tra i capi delle sue soldatesche mise anche il cognato conte Ludovico Lodron.
In ottobre si mosse verso sud e acquartierò tutte le truppe tra Merano e Bolzano ove fu raggiunto da altri 4500 fanti. Il 12 novembre l'armata, formata da 36 bandiere, mosse da Trento.
Il Frundsberg pagò i suoi uomini con denari e panni e, per sviare la curiosità delle spie venete che controllavano da vicino ogni suo movimento, fece preparare zattere e barche, come per prendere la strada di Verona e forzare le relative chiuse.
Di seguito, puntò apparentemente verso la Valsugana e Bassano del Grappa, ma astutamente, al contrario, si diresse, attraversando il Bus de Vela, verso Vezzano e più giù ancora a Castel Campo, Passo del Durone, Tione, Condino, Storo e Lodrone ove giungerà il 14 novembre sostando tre giorni in attesa dell'arrivo di tutte le forze.
 
L'arrivo dei tedeschi nella piana del Chiese creò una forte preoccupazione nell'apparato militare veneto che cercava in ogni modo di contrastare la minaccia verso la Repubblica controllando l'acceso a Bagolino, alla Valle Sabbia, tramite il munitissimo bastione della Rocca d'Anfo.
Il Frundsberg, privo di artiglierie, vista l'impossibilità di superare con un unico assalto le difese della Rocca d'Anfo, consigliato dal cognato il conte Ludovico Lodron e da Antonio Lodron, che conoscevano i luoghi a menadito e disponevano di guide sicure, nel pomeriggio del giorno 15, ma non prima di aver comandato una manovra diversiva di alcuni reparti verso la Rocca d'Anfo come a far intendere di voler passare di là, inerpicò, non visto dai veneziani, le prime avanguardie della sua ciurmaglia su sentieri alle spalle del castello di San Giovanni di Bondone tra gole scoscese e dirupi da camosci puntando, attraverso il monte Stino, su Capovalle per poi scendere dapprima verso Milano per poi deviare su Roma per quello che passo poi alla storia come il famoso Sacco di Roma.

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