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A 100 anni dalla nascita omaggio alla figura di Giovanni Gozzer

Incontro pubblico a palazzo Trentini, patrocinato dal Consiglio provinciale

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Con un incontro pubblico oggi pomeriggio a palazzo Trentini, patrocinato dal Consiglio provinciale, il Museo storico in Trento ha provveduto a onorare una figura importante della storia trentina, nel centenario della nascita.
Si è dunque parlato di Giovanni Gozzer (1915-2006), alla presenza anche della figlia e di due nipoti.
Il principale relatore doveva essere Paolo Prodi, per parlare della scuola media unica costruita da Gozzer, ma il professore è uscito proprio oggi dall’ospedale e non ha quindi potuto esserci.
A tratteggiare la figura di Gozzer hanno pensato quindi – dopo il saluto di Alessandro Andreatta, presidente del Museo storico – il suo vicepresidente, Vincenzo Calì, e poi Vincenzo Passerini, Sandro Schmid e Orfeo Donatini.
Ad avviare i lavori è stato il presidente del Consiglio provinciale, Bruno
 

 
Dorigatti, che ha ricordato come la famiglia Gozzer abbia dato «al Trentino ed all’Italia alcune luminose figure di uomini liberi. Di antifascisti veri; di intellettuali di spessore e di autentici testimoni di una stagione tragica e straordinaria come fu quella della Resistenza all’occupazione nazista del nostro Paese, esattamente settant’anni fa.»
«Fratello di Giuseppe, militante comunista che morirà in un campo di sterminio e medaglia d’oro al valor militare e di Vittorio, anch’egli partigiano e uomo di grande cultura, Giovanni Gozzer è stato un personaggio di levatura nazionale – ha detto il presidente del Consiglio provinciale – purtroppo sempre troppo poco ricordato in questa sua terra.
«Eppure fu un protagonista del suo tempo a tutto tondo. Si occupò di formazione e di educazione scolastica ancora quando queste valli erano sottoposte al dominio del Reich germanico, per poi guidare il C.L.N. trentino e diventare, nel dopoguerra, il primo Provveditore agli Studi del Trentino liberato e poi alto funzionario del Ministero dell’Istruzione.»
  

 
Di cultura liberale, mentre cattolici e laici si confrontavano sul finanziamento pubblico alle scuole private, egli, in perfetta solitudine, sosteneva che il problema primo della scuola riguardava la libertà d’insegnamento, anticipando in ciò larga parte del dibattito nazionale sulla scuola dal dopoguerra ad oggi.
Schivo e riservato, rifiutò onori e allori, accettando solo il «Premio alla cultura» conferitogli dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma non smise mai di insegnare, con l’esempio oltreché la parola, nell’intima convinzione del valore fondamentale della cultura e della formazione, per la costruzione di una società più umana e più giusta.
Dorigatti ha concluso la sua introduzione affermando che «in un tempo così incerto e complesso, come quello che stiamo vivendo, sono figure come quelle di Giovanni Gozzer e dei suoi fratelli che vanno riscoperte.
«Non credo che il Trentino abbia bisogno di eroi. Non credo che l’enfasi posta su alcune figure del passato possa servire a formare coscienze nuove.
«Credo invece nella rilettura di percorsi umani e culturali come quelli dei fratelli Gozzer, dai quali emerge un Trentino tollerante, libero, aperto al dialogo e democratico, anziché ottuso, nostalgico e rivolto solo al passato.»
 

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