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Alle ore 21 di 40 anni fa, il disastroso terremoto del Friuli

I morti furono 989, gli sfollati più di 100.000, le case distrutte 18.000, quelle danneggiate 75.000, per un danno complessivo stimato oggi in 18,5 miliardi di euro

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- Dio mio, il terremoto!
Era stata mia zia a gridarlo, correndo da me terrorizzata, con le mani premute sulla bocca.
- Zia, stai calma, – le dissi alzandomi rassicurandola. – Non ho sentito niente.
E invece lei lo aveva proprio avvertito.
Qualche secondo dopo sentii un fragore come se un treno stesse  arrivando a tutta velocità contro di noi. Era il boato, che stava precedendo la terribile scossa del 6 maggio 1976.
Poi cominciò a tremare la casa, sembrava che i sassi dei muri balzassero uno sull’altro. 
Presi la zia e corsi giù per le scale, mentre il fragore ci stava assordando. Arrivammo all’atrio. Presi la chiave e cercai di inserirla nella serratura per aprirla. Ma non riuscii a infilarla.

Allora io e mia zia ci abbracciammo, attendendo la fine.
Quando mi accorsi che tutto era finito, aprii la porta e la zia uscì terrorizzata in giardino. Eravamo salvi.
 

Potrebbe sembrare la cronaca del minuto più spaventoso vissuto da un terremotato del Friuli che non avesse perduto la casa.
Ma con un particolare agghiacciante: tutto questo era accaduto a Trento, a quasi 300 chilometri di distanza dall’epicentro. 
GdM

Erano le 21.00.12 del 6 maggio 1976, quando una scossa di magnitudo 6.4 della scala Richter (allora in Italia si conosceva perlopiù la scala Mercalli che, misurando i danni, si era portata al 9° grado) colpì il Friuli e i territori circostanti.
Poi si susseguirono altre scosse di alta intensità, ma il disastro era avvenuto con la prima.
 
 La scossa di maggio 
La zona più colpita fu quella a nord di Udine. Il catalogo parametrico dei terremoti italiani individua un epicentro macrosismico situato tra i comuni di Gemona e Artegna nelle vicinanze della località Lessi ed un epicentro strumentale localizzato più a est fra Taipana e Lusevera, attribuendo all'evento una magnitudo 6.4.
I danni furono amplificati dalle particolari condizioni del suolo, dalla posizione dei paesi colpiti, quasi tutti posti in cima ad alture, e dall'età avanzata delle costruzioni.
La scossa, avvertita in tutto il Nord Italia e Austria, investì principalmente 77 comuni italiani con danni, anche se molto più limitati, per una popolazione totale di circa 80.000 abitanti, provocando, solo in Italia, 989 morti e oltre 45.000 senza tetto.
Anche le zone dell'alta e media valle del fiume Isonzo, in territorio allora jugoslavo (oggi in Slovenia) venne colpita, interessando in particolare i comuni di Tolmino, Caporetto, Canale d'Isonzo e Plezzo.
 
 Le scosse di settembre 
I danni del terremoto del maggio 1976 furono amplificati da altre due scosse, a fine dell'estate.
L'11 settembre 1976 la terra tremò di nuovo: si verificarono infatti due scosse alle 18.31 e alle 18.40, la prima delle quali del 5.8 della scala Richter.
Il 15 settembre 1976 prima alle ore 5.00 circa e poi alle ore 11.30 si verificarono ulteriori scosse di 6 gradi della scala Richter.
I comuni di Trasaghis, Bordano, Osoppo, Montenars, Gemona del Friuli, Buja, Venzone e la frazione di Monteaperta, le località maggiormente colpite, furono fortemente danneggiati.
La popolazione di quei comuni fu trasferita negli alberghi di Grado, Lignano Sabbiadoro, Jesolo e altre località marittime.
Là furono ospitati anche i terremotati di altri comuni, rimasti senza alloggio.
 
 La ricostruzione 
Nonostante una lunga serie di scosse di assestamento, che continuò per diversi mesi, la ricostruzione fu rapida e completa.
L'8 maggio, a due giorni dal sisma, il Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia stanziò con effetto immediato 10 miliardi di lire (40 milioni di euro del 2012).
Il Governo Andreotti 3 nominò il 15 settembre Giuseppe Zamberletti Commissario straordinario del Governo incaricato del coordinamento dei soccorsi. Gli fu concessa carta bianca, salvo approvazione a consuntivo, che regolarmente il Parlamento approvò.
In collaborazione con le Amministrazioni locali, i fondi statali destinati alla ricostruzione furono gestiti direttamente da Zamberletti assieme al governo regionale del Friuli Venezia Giulia.
Circa 40.000 sfollati passarono l'inverno sulla costa adriatica, per rientrare tutti entro il 31 marzo 1980 in villaggi prefabbricati costruiti nei rispettivi paesi.
La ricostruzione totale durò 10 anni.
 
Finito il mandato di Zamberletti, il governo regionale del Friuli Venezia Giulia - grazie a un'attenta ed efficiente gestione delle risorse - poté, nell'arco di circa dieci anni ricostruire interi paesi.
Ancora oggi il modo in cui venne gestito il dramma post-terremoto, viene ricordato come un alto esempio di efficienza e serietà.
Il conto dei contributi statali per la ricostruzione del Friuli ammontava a 12.905 miliardi di lire a fine 1995 (circa 9 miliardi di euro del 2010). Secondo altre fonti, a 29.000 miliardi di lire (una ventina di miliardi di euro).
Il motore della ricostruzione fu assicurato da 500 miliardi di lire destinati alla ripresa economica, mentre il resto dei fondi fu affidato in gestione alle amministrazioni locali, che effettuarono controlli efficaci e rigorosi sugli standard di ricostruzione.
 
 Il sisma in cifre 
Aree colpita: 5.500 chilometri quadrati;
Popolazione colpita: 600mila abitanti;
Morti: 989;
Sfollati: più di 100.000;
Case distrutte: 18.000;
Case danneggiate: 75.000;
Danni al territorio: 4.500 miliardi di lire (oltre 18,5 miliardi di euro del 2010);
Comuni coinvolti: 45 comuni «rasi al suolo» come Gemona, Venzone, Buia, Pinzano al Tagliamento, Monteaperta (frazione di Taipana) e Osoppo, 40 «gravemente danneggiati» e 52 «danneggiati»: tutti fra Udine e Pordenone, più tre soli comuni della provincia di Gorizia.
 
 Il contributo degli alpini 
Tuttora, quando la Brigata Julia fa ritorno a Udine da una missione militare, le autorità regionali e comunali intervengono per dare il benvenuto agli alpini, ricordando il prezioso contributo dato alle popolazioni colpite dal sisma.
«Siete sempre vicini al nostro cuore.»
Gli alpini lavorarono giorno e notte senza sosta per salvare il maggior numero possibile di persone rimaste sotto le macerie, per organizzare il soccorso ai feriti, per nutrirli e ricoverarli, utilizzando qualsiasi mezzo a loro disposizione.
Gemona, praticamente rasa al suolo dal sisma, ha dato la cittadinanza onoraria alla Julia.
Nei giorni 17 e 18 settembre di quest’anno ci sarà un raduno straordinario degli Alpini dell’Ana con tutte le sezioni che hanno partecipato alla ricostruzione.

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