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«Resistenze di confine», mercoledì 1 marzo in Sala degli Affreschi

Il CSSEO organizza alla Civica Biblioteca di Trento l’incontro-dibattito al quale intervengono Giuseppe Ferrandi e Carlo Romeo. Introduce Massimo Libardi

Decimo incontro del ciclo «Figure e momenti di storia regionale».
«Resistenze di confine, mercoledì 1 marzo alla Civica Biblioteca di Trento.
Ingresso consentito fino all’esaurimento dei posti a sedere.

Dopo l’8 settembre le province di Trento, Bolzano, Belluno, divengono la «zona d’operazioni delle Prealpi», l’Alpenvorland, governata dal commissario supremo Franz Hofer, un nazista tirolese.
L’occupazione nazista vuole prefigurare il futuro assetto post-bellico, l’intenzione di annettere definitivamente quella regione al grande Reich tedesco.
I trentini ricordano d’aver vissuto quegli anni, terribili in tutta Europa, dal 1943 al 1945, in una sorta di «nicchia protetta»: governati da un prefetto locale, l’avvocato Adolfo De Bertolini, immuni da trasferimenti coatti, rispettati nelle proprie tradizioni cattoliche e filoasburgiche, senza la presenza dei fascisti (partito proibito dai tedeschi), con i giovani inquadrati nel Corpo di sicurezza trentino, istituito per mantenere l’ordine pubblico, o nell’antiarea.
 
Questa situazione di relativi benessere e sicurezza, venne però pagata con la «vergogna politica»: nella nicchia protetta i partigiani, pochi e disorganizzati, finirono per essere considerati un corpo estraneo, ribelli venuti da fuori, un pericolo per la vita, quasi normale, di ogni giorno.
La Resistenza italiana e tedesca in Alto Adige/Südtirol fu fenomeno minoritario all’interno dei rispettivi gruppi linguistici e fu fortemente condizionata dalle vicende del Ventennio (italianizzazione, opzioni etc.).
Questo fece si che nella provincia di Bolzano non vi fossero i presupposti ambientali per lo sviluppo di formazioni armate.
Nell’autunno 1943, sull’esempio di quanto avveniva nelle altre città italiane, fu costituito anche a Bolzano un Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). L’iniziativa fu di Manlio Longon del Partito d’Azione, dirigente in uno stabilimento della zona industriale bolzanina.
 
L’attività fu mirata soprattutto alla propaganda presso gli operai degli stabilimenti bolzanini e ai contatti con alcuni centri della Resistenza dell’Italia settentrionale.
Particolare successo ebbe inoltre l’attività di assistenza agli internati del Lager, resa possibile grazie ai finanziamenti del CLN-Alta Italia di Milano.
Di ciò si occupava Ferdinando Visco Gilardi, coadiuvato da molte famiglie bolzanine. Insieme ai generi alimentari e di conforto, si riuscivano a consegnare agli internati messaggi e denaro. Furono anche organizzate diverse fughe.
Il CLN bolzanino fu quasi totalmente arrestato alla fine del 1944 e lo stesso Longon venne ucciso.
Qualche mese prima era riuscito a prendere contatto con l’imprenditore Erich Amonn, esponente di spicco dei Dableiber (e futuro presidente della SVP), per concordare tra i due movimenti, italiano e tedesco, una comune base di principi democratici su cui fondare la politica altoatesina del dopoguerra.
 
Per quanto riguarda la Resistenza sudtirolese, dopo l’8 settembre 1943 alcuni leader dei Dableiber riuscirono a fuggire (come il canonico Michael Gamper) mentre altri furono internati in campi di concentramento (come Rudolf Posch e Friedl Volgger).
Diversi sacerdoti furono arrestati o strettamente controllati. Sotto la guida di Hans Egarter, l’organizzazione «Andreas Hofer-Bund» continuò clandestinamente nella sua opera di propaganda antinazista, intrattenne contatti con i servizi segreti alleati in Svizzera e aiutò i numerosi renitenti alla leva e disertori insieme ai loro familiari.
Un’altissima testimonianza morale, religiosa e civile fu quella del bolzanino Josef Mayr-Nusser, già presidente dell’Azione cattolica giovanile.
Arruolato a forza nelle SS, rifiutò per motivi religiosi di prestare il relativo giuramento e morì di stenti durante il trasporto in un Lager.
 
Nella Regione le resistenze si svilupparono così con molte difficoltà in un quadro complesso e coinvolgente soprattutto i territori di confine: con il veneto, con il bresciano.
Il termine rimanda anche ai «confini» che separavano e legavano i luoghi, la memoria, le coscienze: il confine fra Italia e Austria, fra Trentino e Tirolo, fra l’Alpenvorland e la Repubblica sociale, fra i nostalgici dell’Impero Austro-ungarico e i portatori di una forte identità italiana.
Così nelle valli ladine, dove il nemico tradizionale è l’italiano, non il tedesco, nemmeno chi si oppone al nazismo (gli internati, i disertori), si identifica con la Resistenza, che anzi condanna, perché provoca rappresaglie tedesche.
In Alto Adige-Sud Tirolo le due Resistenze, debolissime, non si incontrarono mai, tanto antitetici erano i loro obiettivi.
Quella italiana combatte perché la regione torni all’Italia, quella tedesca per la sua annessione all’Austria.
Alla fine della guerra i resistenti tedeschi rifiutarono il riconoscimento della Commissione patrioti perché fondato sull’affermazione di aver combattuto per la liberazione d’Italia!
 
Queste vicende sono ripercorse e discusse a Trento mercoledì 1 marzo 2017, alle ore 17,30 (“Sala degli Affreschi” della Biblioteca comunale, via Roma 55), da Giuseppe Ferrandi e Carlo Romeo.
L’incontro è organizzato dalla Biblioteca Archivio del CSSEO in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino.
Giuseppe Ferrandi dal marzo 2003 è direttore della Fondazione Museo storico del Trentino. Laureato in filosofia all’Università di Bologna. Dottore di ricerca in scienze storiche, dal 1997 al 2003 ha lavorato presso l’Università degli studi di Trento.
Assieme a Vincenzo Calì e Gustavo Corni, Giuseppe Ferrandi ha curato il volume «Gli intellettuali e la grande guerra» (2000); assieme a Günther Pallaver, Giuseppe Ferrandi ha curato “La regione Trentino-Alto Adige/Südtirol nel 20. secolo, Vol. 1. Politica e istituzioni” (2007).
Carlo Romeo, dopo gli studi di lettere e storia contemporanea presso la Cattolica di Milano, si è dedicato all’insegnamento.
 
Le sue ricerche di storia regionale moderna e contemporanea hanno affrontato le lotte nazionali nel Tirolo storico, la politica fascista in Alto Adige, le opzioni, il periodo bellico, la Resistenza, il cammino dell’autonomia.
Tra le pubblicazioni: «Sulle tracce di Karl Gufler il bandito» (1993), «La devozione al Sacro Cuore tra politica e religione» (1996); «Un limbo di frontiera: la produzione letteraria in lingua italiana in Alto Adige» (1998), «Alto Adige/Südtirol XX secolo» (2003), «Il Tirolo nel 1809, Andreas Hofer e il suo mito» (2009).

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