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Ettore Tolomei e l’«invenzione» dell’Alto Adige

L’incontro è organizzato dalla Biblioteca Archivio del CSSEO col Museo Storico del Trentino per mercoledì 5 aprile nella «Sala degli Affreschi» della Biblioteca di Trento

La Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino, organizza a Trento, mercoledì 5 aprile 2016, alle ore 17,30, nella «Sala degli Affreschi» della Biblioteca comunale (Via Roma 55), l’incontro-dibattito «Ettore Tolomei e l’invenzione dell’Alto Adige».
Interviene Anselmo Vilardi. Introduce Giampaolo Martina.
È il tredicesimo incontro del ciclo «Figure e momenti di storia regionale».

Nella storia novecentesca del Trentino-Alto Adige poche figure hanno suscitato tante polemiche (non solo in vita ma anche e soprattutto nei decenni successivi fino a oggi) quanto quella di Ettore Tolomei (1865-1952).
Durante il periodo fascista egli fu osannato in Italia come «l’inventore dell’Alto Adige», come un sacerdote dell’italianità di questa «terra redenta» e tale giudizio, sia pure ridimensionato, è sopravvissuto in alcuni ambiti dell’opinione pubblica italiana, soprattutto nel mondo politico-culturale di destra.

D’altro canto, egli fu altrettanto oggetto di odio e riprovazione: tra i suoi detrattori, Gaetano Salvemini, uno dei più importanti intellettuali antifascisti italiani della prima metà del Novecento, lo definì nel 1932 «Il boia del Tirolo [...] l'uomo che escogitò gli strumenti più raffinati per tormentare le minoranze nazionali in Italia» e ancora oggi per la popolazione sudtirolese di lingua tedesca (ma non solo) Tolomei è considerato una delle principali «leggende nere» della narrazione inerente la storia dell’Alto Adige.
Ma perché questo personaggio ha assunto nel dibattito novecentesco (e odierno) regionale una tale importanza?
 
Per comprendere appieno il suo significato e il suo ruolo è opportuno inserire la sua figura nel contesto politico-culturale in cui egli si forma negli anni della giovinezza e in cui opera negli anni della maturità.
Nato a Rovereto nel 1852 Tolomei cresce in una famiglia di chiare tendenze patriottico-nazionali italiane. Durante i suoi studi universitari in Italia egli consolida i suoi ideali irredentistici e le sue idee di «liberazione» delle terre italiane ancora sotto l’Austria.
Dopo un decennio trascorso fuori dal paese come insegnante nelle scuole italiane all’estero si ristabilisce definitivamente in Italia, dove diviene un esponente del nazionalismo politico-culturale.
 
Inizia così nei primi anni del Novecento quella che sarà la sua «missione di vita»: dimostrare da un punto di vista storico-geografico la «naturale» appartenenza all’Italia delle terre da Salorno al Brennero, abitate essenzialmente da popolazioni di lingua tedesca, allo scopo di costruire e legittimare le pretese politico-militari del Regno d’Italia su questo territorio.
A tale scopo, a partire dal 1906 Tolomei pubblica «Archivio per l’Alto Adige», una rivista dedicata esclusivamente alla dimostrazione dell’italianità di questa terra.
 
La sua creazione più significativa di questo periodo è però proprio l’invenzione del toponimo «Alto Adige». Tale termine, nella sua accezione contemporanea, fu una costruzione di Tolomei, che attraverso l’imposizione di una denominazione italiana per questa terra nel dibattito politico-culturale cercava di affermare nella mentalità collettiva l’idea della sua italianità.
La Prima Guerra mondiale e l’annessione dell’odierno Trentino-Alto Adige al Regno d’Italia portano alla realizzazione dell’ideale tolomeiano di un Alto Adige italiano.
A partire dal 1918 l’impegno di Tolomei si concentra non più solo sull’elaborazione politico-intellettuale in merito all’italianità dell’Alto Adige ma anche sulla concreta elaborazione delle politiche per la sua reale italianizzazione.
 
Nei primi anni dell’immediato dopoguerra Tolomei entra in questo senso in contrasto con le autorità inviate dai governi liberali in Trentino-Alto Adige, favorevoli a instaurare una trattativa con la popolazione locale di lingua tedesca al fine di trovare un equilibrio tra la definitiva sanzione dell’appartenenza dell’Alto Adige allo Stato italiano e la difesa dell’identità della locale comunità tedesca.
In questi anni di tentativi di mediazione Tolomei si vede dunque frustrato nella sua linea di totale italianizzazione del territorio.
Tolomei trova da questo versante un fondamentale alleato nel crescente movimento fascista. In Alto Adige, infatti, il fascismo si presenta come l’unica forza in grado di difendere l’italianità di questa «terra redenta» e del «sacro» confine del Brennero sia contro le tendenze anti-assimilazioniste della popolazione tedescofona locale sia contro la presunta debolezza delle autorità liberali locali.
È dunque evidente la stretta connessione di intenti e ideali che si istaura da subito tra il fascismo e Tolomei sulla questione altoatesina.
 
A partire dal 1922 l’avvento del fascismo al potere è per Tolomei il vero momento di svolta. Il Ventennio fascista rappresenta infatti la sua definitiva consacrazione pubblica: a partire da questo momento Tolomei vede infatti definitivamente riconosciuto dalla classe dirigente politica e culturale del Regime il suo ruolo di «inventore dell’Alto Adige», nume tutelare dell’italianità di questa «terra redenta».
Egli è inoltre coinvolto in maniera significativa nell’elaborazione delle politiche di italianizzazione forzata attuate dal fascismo in Alto Adige, in particolare nel campo della toponomastica, da lui visto come strumento centrale per la definitiva integrazione dell’Alto Adige nella Madrepatria italiana.
 
Analizzando il peso concreto della sua figura nel governo fascista a livello locale è però possibile riscontrare una frattura tra un primo quinquennio (fino al 1927) e gli anni successivi: nella prima fase le sue indicazioni hanno un ruolo sostanziale nelle politiche di governo; in seguito, invece, l’ascesa di una nuova classe dirigente locale e il bisogno del regime di limitare l’immagine di un regime oppressivo contro la popolazione tedescofona (soprattutto nelle sue forme più esteriori) per non entrare in contrasto a livello internazionale con l’alleato austriaco prima e con la Germania nazista poi portano a un ridimensionamento del ruolo effettivo di Tolomei, alfiere di un completo sradicamento dell’eredità germanica dell’Alto Adige.
 
In questa prospettiva egli si schiera con forza a favore del patto stipulato nel 1939 tra fascismo italiano e nazismo tedesco in merito al trasferimento delle popolazioni sudtirolesi di lingua tedesca nel Terzo Reich, le cosiddette «Opzioni», viste da Tolomei come la soluzione definitiva per consacrare il Brennero come «sacro confine» settentrionale dell’Italia.
Durante la Seconda guerra mondiale il suo ruolo e la sua immagine pubblica di «supremo vate» dell’italianità dell’Alto Adige gli si rivolgono contro: dopo l’8 settembre 1943 e l’occupazione nazista Tolomei è arrestato dalle autorità germaniche e trasferito in Germania, dove rimane fino alla fine del conflitto.
Dopo il suo ritorno in patria nel 1945 Tolomei vede i suoi ultimi anni di vita (muore nel 1952) segnati da un lato dal suo desiderio di partecipare ancora una volta ai destini dell’Alto Adige e dall’altro dalle mutate prospettive politiche nell’Italia repubblicana.
 
In questa nuova fase, infatti, le nuove forze di governo paiono, infatti, sì intenzionate in parte a utilizzare le competenze di lungo corso di questa figura che per decenni si era costruito l’immagine di massimo conoscitore delle tematiche altoatesine.
Sono tuttavia altrettanto attente a presentarsi (soprattutto pubblicamente) come distanti da una figura pubblica che per coloro che stavano cercando una nuova strada di convivenza pacifica tra comunità di lingua e cultura diverse in questa regione di confine rappresentava (e rappresenta tutt’oggi) un simbolo dell’oppressione italiana contro la presenza tedesca in Alto Adige e più in generale uno dei più significativi rappresentanti politico-intellettuale di quello scontro tra i diversi nazionalismi che nella prima metà del Novecento avevano portato alla rovina il Trentino-Alto Adige e l’Europa intera.

La vicenda di Ettore Tolomei è rivisitata e discussa da Anselmo Vilardi nell’incontro-dibattito che si terrà a Trento, mercoledì 5 aprile 2016, alle ore 17,30, nella «Sala degli Affreschi» della Biblioteca comunale (Via Roma 55).
L’incontro è organizzato dalla Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino.

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Gottardi Roberto 03/04/2017
Il termine Alto Adige si trova anche in alcuni scritti molto vecchi che tendevano a identificare il percorso del fiume Adige. Partendo dalla zona di Rivoli Veronese si cita il Basso Adige a sud e l'Alto Adige a nord.
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