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«L’Autonomia oggi è l’eredità di quella di ieri»

La Biblioteca Archivio del CSSEO organizza a Trento, venerdì 7 aprile, alla Fondazione Caritro, l’incontro-dibattito con Fernando Orlandi e Giorgio Postal

Quattordicesimo incontro del ciclo «Figure e momenti di storia regionale».
Non poteva non riguardare le vicende dell’autonomia l’ultimo incontro del ciclo “Figure e momenti di storia regionale”. Di autonomia peraltro se ne dovrebbe discutere per imminenti scadenze politico-istituzionali della Regione autonoma Trentino-Alto Adige, ma sembra aleggiare un certo disinteresse.
Un anno fa dai due Consigli provinciali con leggi ad hoc sono state istituite due Commissioni straordinarie, chiamate Convenzione a Bolzano e Consulta a Trento. Il loro scopo è formulare una riforma globale dello Statuto d’autonomia (il primo risale al 1948 e il secondo al 1972): Trento e Bolzano lavoreranno su due binari paralleli che successivamente andranno a convergere nella sintesi finale, che sarà elaborata dal Consiglio regionale.
La decisione di istituire le Commissioni era stata presa nella convinzione di una vittoria del referendum costituzionale dell'anno scorso e quindi di cambiamento in molti punti della Costituzione (specie il Titolo V), che avrebbe richiesto un adeguamento dello Statuto.
Il fallimento del referendum del 4 dicembre ha vanificato la necessità di cambiare lo Statuto, ma sia a Bolzano che a Trento si è deciso di andare avanti ugualmente con i lavori.
 
L'iter scelto da Trento è il seguente: i membri della Consulta hanno individuato le criticità dello Statuto e per ognuna proposto più soluzioni.
Il documento preliminare contenente le indicazioni per la riforma dello Statuto di autonomia è stato pubblicato in febbraio e la società civile trentina ha tempo fino al prossimo settembre per rende note le sue osservazioni.
Da queste osservazioni prenderà corpo il documento conclusivo che verrà consegnato al Presidente del Consiglio provinciale, per l'approvazione.
Questo, una volta approvato, sarà la base del negoziato che il Consiglio stesso, in forme ancora da stabilire, farà con Bolzano.
Nello stesso periodo Bolzano avrà dato vita a un percorso analogo, la cui maggior differenza è una significativa inversione avendo proceduto prima a consultare la società civile e poi a dare corpo alle sue proposte.
 
Il testo così elaborato sarà la base del Terzo Statuto che dovrà essere presentato al Parlamento o al Governo (l'iter non è ancora chiaro) e poi ratificato da un voto dell'aula.
Le Indicazioni della Consulta confermano gran parte dell’assetto attuale: vi è una maggior insistenza sulle garanzie formali per il trasferimento dei fondi e per le competenze esclusive della Provincia; vi è anche un tentativo di tenere aperte le porte a maggiori competenze per la Regione.
I due statuti precedenti devono molto a due uomini che hanno hanno svolto un ruolo di primo piano nelle due Province che costituiscono la Regione autonoma Trentino-Alto Adige: si tratta di Silvius Magnago e Bruno Kessler
Silvius Magnago nacque nella Merano austro-ungarica poco prima dello scoppio della Grande Guerra, il 5 febbraio del 1914. Il padre, magistrato, era trentino, e la madre austriaca. Anche il figlio studiò giurisprudenza.
 
L'8 maggio del 1945 il commerciante Erich Amonn, a capo dell’organizzazione clandestina antinazista e antifascista dell’«Andreas-Hofer-Bund», fondò a Bolzano la Südtiroler Volkspartei.
Alle elezioni comunali di Bolzano del luglio 1948 Magnago ricevette il maggior numero di preferenze tra i candidati della SVP e fu nominato vicesindaco della città.
Successo che ripeté alle elezioni provinciali del novembre del 1948 e che ne fece il primo Presidente del Consiglio provinciale, e più tardi della Regione, carica che manterrà fino al 1960.
Il 17 novembre 1957 Magnago organizzò a Castel Firmiano una manifestazione a cui parteciparono 35.000 persone al grido «Los von Trient!» (Via da Trento!), che sostituì il vecchio «Los von Rom» (Via da Roma!).
 
Non uno slogan contro i trentini, spiegò Magnago, bensì contro i dirigenti trentini della Democrazia Cristiana, partito che governava con un monocolore la Regione.
D'ora in poi l'obiettivo della SVP non sarà più quello della secessione e della riunificazione all'Austria, ma la richiesta di una forte autonomia a livello provinciale.
Presidente della la Südtiroler Volkspartei per 34 anni, fino al 1991, e presidente della Giunta provinciale della Provincia autonoma di Bolzano per 29, è scomparso a Bolzano il 25 maggio 2010 all'età di 96 anni.
Una vita lunghissima, che si è innervata nella storia stessa dell’Alto Adige, da cui è difficile separarla.
Anche Bruno Kessler, che nasce a Peio il 17 febbraio 1924, giusto dieci anni dopo Magnago, studia e si laurea in giurisprudenza.
Nel 1956 viene eletto la prima volta al Consiglio della Provincia autonoma di Trento con la Democrazia Cristiana, dove rimarrà fino al 1976. Dal 1960 al 1974 ricopre l’incarico di presidente della Provincia autonoma di Trento.
 
A lui si devono i progetti di modernizzazione del Trentino, una capacità progettuale e visionaria non disgiunta da quella di saper dialogare con la gente.
Innanzitutto il primo Piano urbanistico provinciale e poi l'università.
Per aggirare la mancanza di competenze statutarie della Provincia in materia universitaria nel 1962 fondò l’Istituto trentino di cultura che a sua volta costituì l’Istituto superiore di Scienze Sociali. Quell’Istituto poi divenne la Facoltà di Sociologia, primo nucleo dell’attuale Università di Trento.
La sua vita politica si svolse in seguito lontano dal Trentino: deputato dal 1976 al 1983, ha ricoperto l’incarico di sottosegretario agli Interni nel 1979-1980. Dopo il 1983 per due legislature è stato eletto in Senato.
Morì a 67 anni il 19 marzo 1991, nel corso della X legislatura, ancora nel pieno della sua attività politica.

L’eredità di questi due uomini politici e cosa oggi è l’autonomia sono al centro dell’incontro-dibattito «L’Autonomia oggi e l’eredità di quella di ieri», che si terrà a Trento, venerdì 7 aprile 2016, alle ore 17,30, nella Sala conferenze della Fondazione Caritro (Via Calepina 1).
Fernando Orlandi e Giorgio Postal discutono con Lorenzo Dellai e Karl Zeller.
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