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Per l’Agosto degasperiano 2019 un bilancio da record

Quasi 7.000 presenze all’«Agosto degasperiano - Lotta contro il tempo», organizzato dalla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi dal 26 luglio al 31 agosto

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Concerto Cristicchi.

Si è concluso con un grande successo e quasi 7.000 presenze l’«Agosto degasperiano - Lotta contro il tempo», la rassegna organizzata dalla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, che dal 26 luglio al 31 agosto ha portato in diverse località della Valsugana un festival di 13 incontri, spettacoli ed eventi dedicati a ripensare il nostro rapporto con il tempo nel solco dell’eredità degasperiana: per non rimpiangere quello che passa e scoprire il senso del tempo che c’è.
Un’occasione d’incontro e confronto, che con modalità inclusive e informali ha portato in Valsugana una piccola scuola di cittadinanza.
 
Questa l’essenza dell’Agosto degasperiano 2019, non una manifestazione di intrattenimento, ma un contenitore di stimoli, calibrati per coinvolgere intorno alla figura di Alcide De Gasperi il meglio della cultura civile e per suscitare una voglia di partecipazione positiva.
«Un aggettivo, positivo», che – come spiega il direttore Marco Odorizzi – nell’accezione degasperiana indica l’attitudine di chi è capace di vedere le possibilità anche dentro ai limiti che una data realtà impone e, di conseguenza, punta l’attenzione su quello che si può ancora fare senza accontentarsi di polemizzare su quello che non è stato fatto.»
 

De Bortoli.
 
La lezione di De Gasperi ha ispirato così un percorso poliedrico, che si è snodato attorno al grande tema del nostro rapporto con la dimensione del tempo, declinato attraverso modalità differenziate: dal teatro alle grandi lezioni pubbliche, dai dialoghi con autori a reading e concerti.
«Ognuno di noi ha nel suo Paese problemi che lo incalzano da tutti i lati… ma ciascuno di noi sente che questa è l’occasione che passa e che non tornerà più. Bisogna afferrarla e inserirla nella logica della storia.»
 
Erano state queste parole, pronunciate dallo statista a Strasburgo il 10 dicembre 1951 per spronare gli italiani a credere nel traguardo europeo, a dare l’impulso iniziale al programma della rassegna, intitolata «Lotta contro il tempo», proprio per enfatizzare la fatica con cui il nostro presente vive il rapporto con questa dimensione.
L’intero percorso ha voluto porsi come uno stimolo a capovolgere lo sguardo e riconciliarsi con il tempo: non un tiranno da combattere, ma una risorsa dal valore inestimabile, che si può addomesticare chiamandola per nome e restituendole un senso.
 

 
Ne è nato un festival in 13 appuntamenti, che hanno aperto scorci su diverse declinazione del tempo: dalla pazienza, vista attraverso l’amore per il giardino di un paesaggista come Antonio Perazzi, al difficile rapporto tra tempo e informazione, raccontato da Ferruccio de Bortoli; dalla necessità di inserire l’attualità in analisi di medio periodo, su cui ha riflettuto il sociologo Stefano Allievi parlando di migrazioni, al tema della memoria, affrontato dagli autori Lella Costa e Carlo Gabardini, che hanno rievocato le figure di Edith Stein e Winston Churchill mostrando come si possa entrare in dialogo col passato.
Al centro del programma anche la capacità di aspettare e di dare a ciascuno il proprio tempo, testimoniata da don Lorenzo Milani nel monologo di Luigi Elia, e l’idea, centrale nella lezione sulle mafie del magistrato Nicola Gratteri, che sia con le piccole scelte quotidiane che si vincono grandi battaglie di civiltà come quella per la legalità.
 
Questo e molto altro ancora è stato l’Agosto degasperiano - Lotta contro il tempo, una rassegna che pur senza grandi teorie ha cercato di aprire una strada per andare oltre le tante retoriche del nostro tempo, rinunciando a prendere posizione diretta sul dibattito d’attualità e preferendo invece armarlo di contenuti «ricostruttivi».
Perché, come diceva De Gasperi, «nelle elezioni può vincere oggi un partito e domani un altro. Ma l’importante è che il popolo decida con piena maturità, secondo programmi, secondo fatto, secondo il suo ragionamento. Quando questo avviene, allora vuol dire che il popolo sa governarsi da sé».
 

Lezione-concerto Spaesati.
 
Un’ambizione che ha raccolto l’adesione di un’intera valle, quella Valsugana dove De Gasperi nacque e morì, che per un mese ha ospitato il meglio della cultura civile italiana.
Alla fine sono state oltre 6.500 le persone che hanno deciso di strappare al riposo estivo qualche ora di pensiero: particolarmente partecipati sono stati gli incontri con Lella Costa a Borgo, Flavio Caroli a Castel Ivano, Nicola Gratteri a Civezzano, Ferruccio De Bortoli a Caldonazzo, senza dimenticare il successo della tradizionale Lectio degasperiana, con Andrea Castelli chiamato a leggere le lettere inedite di Alcide De Gasperi, e il concerto conclusivo di Simone Cristicchi.
 
«Quello che resta dopo un’edizione così apprezzata è il rapporto con un pubblico meraviglioso, che ci ha seguiti, incoraggiati e ci ha fatto capire che non siamo soli a credere che ci possa essere un futuro bello per le nostre comunità»: questo il bilancio soddisfatto di Marco Odorizzi, che ricorda come dietro a questa manifestazione ci sia un territorio attivo e vivace, che ha accolto la sfida lanciata dalla Fondazione, come dimostrano i 33 partner territoriali coinvolti.
Un bel traguardo che impone di non fermarsi e guardare già oltre.
«Stiamo già pensando al futuro e ammetto che gli interrogativi sono tanti: la crescita è stata importante e ora dovremo capire come gestire il patrimonio di relazioni, di identità e di fiducia che abbiamo tra le mani.
«L’unico punto fisso, su cui saremo irremovibili, è che anche se gli spazi iniziano ad essere stretti, continueremo a stare sui territori, a lavorare con i comuni grandi e piccoli della Valsugana, perché è questa l’anima della rassegna: abitare con idee e iniziative di qualità la valle di De Gasperi, cercando di unirla in un impegno civile e in una prospettiva comune.»

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