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La guerra in Galizia e la presa della fortezza di Przemysl

È online l’undicesima puntata del progetto «La Grande Guerra+100»

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Prigionieri di guerra a Tuchla, nei Carpazi.

Il nostro giornale ha già parlato della Grande Guerra nello scacchiere di cui si occupa l’undicesima puntata del «Calendario digitale della Grande Guerra», curata dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.
La tempistica delle pubblicazioni è soggettiva perché non si tratta mai di una data precisa, ma di combattimenti avvenuti anche nel corso di mesi. La fortezza di Przemysl, per esempio, è stata conquistata e perduta un paio di volte.
L’Adigetto.it sta dedicando le puntate di questo inizio d’anno alle vicende politiche interne e internazionali del Regno d’Italia che hanno portato alla guerra.
Ma, concluso il ciclo - come abbiamo detto ai nostri lettoti - dovremo fare un passo indietro per raccordarci nuovamente con le grandi battaglie sul fronte orientale.

Questa puntata è dedicata alla presa della fortezza di Przemysl, in Galizia, e alle vicende che accompagnarono il lungo assedio.
Le truppe dell'imperial-regio esercito vi si erano rifugiate 133 giorni prima, per resistere all'avanzata dei russi.
Al confine tra le attuali Polonia e Ucraina, la grande fortezza ospitava circa 100.000 soldati austro-ungarici, reduci da una serie di sconfitte subite contro le truppe dello Zar.
Numerosi i tentativi di prendere la fortezza, e con essa di strappare la Galizia all'Impero asburgico.
La vicenda della fortezza è contornata di numeri: la durata in giorni, i soldati, i caduti.
Nell'infografica del mese, incentrata appunto sull'assedio alla fortezza, i numeri di Przemysl, della resistenza austro-ungarica all'avanzata russa in Galizia.
Galizia che, fin dall'estate del 1914 e a causa della vastità del fronte in quell'area, fu teatro di avanzate e ritirate da ambo le parti.
Russi e austro-ungarici conquistavano terreno tanto velocemente quanto lo perdevano. In questa guerra di movimento a subire le conseguenze degli spostamenti del fronte, fu la popolazione civile.
Il drammatico destino di donne, bambini e anziani è protagonista della galleria fotografica di questo mese.
Con la tavola del mese, si abbandona il fronte orientale e si rimette piede nello stivale italico. Nel mese di marzo del 1915 Gianni e Federico Caproni fondarono la Società per lo sviluppo dell'aviazione e con essa avviarono la produzione industriale di aeroplani.
Se da una parte aerei sempre più veloci e moderni divennero capaci di superare trincee e fili spinati, dall'altra, ad occidente, sul fronte dello Champagne, trincee, fango e filo spinato continuavano a intrappolare i soldati.

One cannot help feeling that that there is much disgraceful in the surrender of this fortress, […], an impression heightened by the behavior of the Austrian officers, an air of complete indifference an utter lack of all national pride or even shame, […], as regards their men. All this is borne out by their behavior in the field. (F. Nielson, Capt. 10 British Royal Hussars).

Il 22 marzo del 1915, 117.000 soldati austriaci si arresero alle forze russe dopo aver resistito per 133 giorni all’interno della fortezza di Przemysl, in Galizia, in quello che è stato il più lungo assedio della Grande Guerra. Erano gli ultimi sopravvissuti di un contingente di 127.000 uomini e 18.000 civili.
L’assedio fu la conseguenza delle operazioni militari intraprese dalle forze austriache diversi mesi prima, durante l’estate del 1914, nel tentativo di attaccare la Polonia russa da Sud.
Allo scoppio del conflitto, il capo di stato maggiore austriaco feldmaresciallo Franz Conrad von Hötzendorf inviò tre corpi d’armata nella Galizia settentrionale.
Gli austriaci riuscirono ad avanzare su un fronte di 320 km ottenendo importanti vittorie a Kraśnik e a Zamosc Komarów, grazie alle truppe guidate rispettivamente dai generali Victor Dankl e Moritz von Auffenberg.
 

Mendicanti a Kolomea (Mokovina) in Galizia, 1916.
 
Non andava altrettanto bene sul versante meridionale del fronte, dove due corpi d’armata russi riuscirono a respingere la terza armata austriaca, ritiratasi presso la fortezza di Lwow e definitivamente sconfitta a Rova Russkaja.
Con l’arrivo di nuove truppe russe da Nord, gli austroungarici furono costretti ad una ritirata di 160 km perdendo così buona parte della Galizia entro gli inizi di ottobre del 1914.
Le forze austriache furono costrette a riparare sui Carpazi e la fortezza di Przemysl, nei pressi del fiume San, divenne l’ultimo baluardo di difesa contro l’avanzata zarista.
Accerchiata dall’esercito russo che cercava di incalzare gli austroungarici nei Carpazi, la fortezza si trovò, di fatto, per molto tempo oltre le linee nemiche.
 

Rabbini, sacerdoti cattolici e pope ortodossi in Galizia nel 1914.
 
Il 24 settembre del 1914 vi fu il primo tentativo di assalto alla fortezza da parte della III armata russa guidata dal generale Radko Dimitriev che, pur conscio di non avere sufficiente artiglieria, ordinò un attacco frontale.
Dopo tre giorni e 40.000 caduti da parte russa, l’assedio fu rotto grazie ad un offensiva congiunta dei tedeschi guidati da Paul von Hindenburg, che attaccarono Varsavia, e degli austro-ungarici agli ordini dal generale Svetozar Boroević von Bojna, che riuscì a raggiungere la fortezza e a respingere Dimitriev oltre la linea del San.
La temporanea rottura dell’assedio consentì l’evacuazione dei civili, ma già alla fine di ottobre Hindenburg fu sconfitto nella battaglia della Vistola e dovette ritirarsi, seguito da Boroević.
L’arretramento consentì ai russi, guidati questa volta da Andrei Nikolaevich Selivanov, di tornare ad assediare la fortezza l’11 novembre 1914.
Selivanov non ripeté gli errori del suo predecessore: evitando ogni attacco frontale attese che il nemico fosse stremato dall’accerchiamento per colpirlo con i nuovi reparti di artiglieria che giungevano dalle retrovie.
 

Un gruppo di soldati russi presi prigionieri alla fine dell’inverno del 1915.
 
L’assedio fu lunghissimo e intervallato da tentativi degli austriaci di rifornire e assistere gli assediati.
Alla fine di febbraio Hötzendorf comunicò a Hermann Kusmanek von Burgneustätten, a capo della guarnigione della fortezza, che non sarebbero stati fatti ulteriori tentativi di rompere l’assedio.
Il 13 marzo i russi aggirarono le difese a Nord delle fortificazioni dando il via ad un attacco appoggiato da un martellante fuoco di artiglieria.
Kusmanek tentò di prendere tempo nel tentativo di distruggere tutto ciò che il nemico avrebbe potuto riutilizzare. Il 19 marzo ordinò un contrattacco che non riuscì tuttavia a fare breccia tra le linee nemiche, costringendo la fortezza alla resa il 22 marzo 1915. Alla fine dell’assedio caddero nelle mani dei russi 9 generali, 93 ufficiali anziani e 2500 ufficiali.
Przemysl rappresentava una metafora dell’Impero austro-ungarico: vi combatterono fianco a fianco austriaci, ebrei e polacchi che ricevevano ordini del giorno tradotti in 15 lingue.
Anche se non seguì la temuta offensiva russa contro l’Ungheria, la perdita della fortezza pesò come un macigno sul morale delle truppe austroungariche.
Riconquistata dai tedeschi nell’estate del 1915, la fortezza rimase in loro mano fino alla fine della guerra.
 

Prigionieri russi sorvegliati a vista da soldati austriaci armati, 1916.
 
Link Divulgativo 1.
Link divulgativo 2.
Link Musei.

 Letture 
Gianluigi Fait, Sui campi di Galizia: (1914 – 1917). Gli italiani d’Austria e il fronte orientale: uomini, popoli e culture nella guerra europea, Rovereto, Museo storico italiano della guerra, 1997.
Mark von Hagen, War in a European borderland: occupations and occupation plans in Galicia and Ukraine, 1914 – 1918, Seattle/London, H.J. Ellison Center for Russian, East European and Central Asian Studies, 2007.
Albert Pethö (Hrsg.): Belagerung und Gefangenschaft. Von Przemyśl bis Russisch Turkestan. Die Kriegserinnerungen des Dr. Richard Ritter von Stenitzer 1914-1917, Graz, Ares Verlag, 2010.

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