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Il discorso del sindaco di Trento Ianeselli nel Giorno del ricordo

«La memoria che vogliamo è una memoria intera, una memoria che sa distinguere torti e ragioni, che prevede la pietà per tutte le vittime»

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Care concittadine, cari concittadini, Il 10 febbraio dovrebbe essere una data di pace.
In questo giorno del 1947 sono stati sottoscritti i trattati di Parigi che, definendo riparazioni di guerra e cessioni territoriali, hanno posto le premesse per il superamento delle ostilità del secondo conflitto mondiale e per la rinascita democratica dell'Europa.
In verità noi sappiamo che dal 2004 - anno della sua istituzione - il Giorno del ricordo è una ricorrenza contrastata e contestata: la memoria delle uccisioni delle foibe, delle violenze esercitate tra il 1943 e il 1945 dai miliziani di Tito e dell'esodo giuliano-dalmata è infatti vittima di un duplice insulto.

L'insulto di chi nega quei fatti terribili o li riduce a una resa di conti che ha colpito esclusivamente i criminali fascisti, stabilendo un'equazione falsa e fuorviante tra italiani e camicie nere.
E il secondo insulto, speculare e in qualche modo collegato al primo, di chi sfrutta politicamente il Giorno del ricordo e lo trasforma in propaganda di parte e in esaltazione del Ventennio.
Noi siamo qui invece per rivendicare il diritto a una memoria pacificata e condivisa. Siamo qui per dire che il ricordo delle foibe e delle terribili sofferenze degli italiani, cacciati dalle loro case in Istria e Dalmazia dopo il 1943, appartiene alla nostra città, che oggi annovera tra i suoi abitanti molti discendenti di quegli esuli forzati.

Siamo qui per annunciare che presto interverremo sul monumento in ricordo delle foibe, perché vogliamo valorizzare e rendere più visibile quella memoria, aggiornarla e trasmetterla alle nuove generazioni.
Credo che il modello a cui dovremmo rifarci sia quello che ci hanno indicato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il suo omologo sloveno Boris Pahor, quando a luglio dello scorso anno, mano nella mano, a Basovizza, hanno ricordato gli antifascisti sloveni fucilati dal regime di Mussolini e i duemila morti italiani, tra militari e civili, scaraventati nel famigerato pozzo sull’altopiano carsico.

La memoria che vogliamo è una memoria intera, fondata sullo studio serio e rigoroso dei documenti. Una memoria che sa distinguere torti e ragioni, che prevede la pietà per tutte le vittime.
Una memoria che promuova la riconciliazione, che non significa assolvere nessuno, ma andare oltre, aprire una stagione nuova, in cui la condanna dei crimini perpetrati ai danni della comunità giuliano dalmata diventi un’eredità feconda capace di nutrire la nostra coscienza civile.
Alla comunità trentina che in questi anni ha tenuto vivo il ricordo di quei tragici fatti, ai discendenti degli esuli, alle famiglie la cui vita è stata travolta dalla violenza vanno tutto il nostro sostegno e anche le nostre scuse, per non aver condiviso per molti anni il dovere di ricordare.
Oggi sappiamo che non possiamo aver paura della memoria, indispensabile a ogni matura e compiuta democrazia.

Franco Ianeselli
Sindaco di Trento

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Giovanni Cioffi 12/02/2021
Ogni uomo ha un ciclo che deve compiere che si chiude a fine vita tornando ad inchinarsi con le fronde, per quanto alte a toccare le proprie radici, dunque riguardando con occhi più evoluti la propria storia, le origini del suo cammino, che hanno guidato ogni passo nel suo tempo.
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