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Mercoledì 25 gennaio in Biblioteca Civica a Trento

«La deportazione dei pazienti psichiatrici di Pergine e la riorganizzazione socio-etnica di una regione alpina 1939-1945»

Settimo incontro del ciclo «Figure e momenti di storia regionale».
La Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino, organizza a Trento, mercoledì 25 gennaio 2016, alle ore 17.30, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55), l’incontro-dibattito «La deportazione dei pazienti psichiatrici di Pergine e la riorganizzazione socio-etnica di una regione alpina 1939-1945».
Interviene Michael Wedekind. Introduce Fernando Orlandi.
Ingresso consentito fino all’esaurimento dei posti a sedere.

La seconda guerra mondiale costituì una ulteriore sofferenza per i malati psichiatrici, maggiormente esposti alle epidemie e quindi alla morte per il peggioramento generale delle condizioni sanitarie.
Per i ricoverati dell’Ospedale di Pergine, si aggiunsero le conseguenze delle Opzioni, frutto degli accordi italo-tedeschi sul cambio di cittadinanza.
Il fascismo si liberava delle minoranze germanofone, che venivano trasferite nei terrori del Terzo Reich.
 
Il 26 maggio 1940, con un convoglio speciale 299 malati di origine e lingua tedesca residenti sono trasferiti da Pergine all’Ospedale psichiatrico di Zwiefalten, in Germania, e di lì in parte smistati fra gli ospedali di Schussenried e Weissenau.
Parte trovò la morte per malattia, carenze alimentari, stenti. Altri furono invece soppressi nel quadro del all’interno del programma di eliminazione sistematica degli individui fisicamente e psichicamente menomati voluto dal regime nazista (il programma Aktion T4).
L’eugenetica nazista si inseriva all’interno di un grande progetto di ingegneria sociale e territoriale.
Nella sola regione Alpe-Adria si calcola che tra il 1939, l’anno in cui ebbe inizio il cosiddetto «rimpatrio» delle popolazioni germanofone, e la fine della Seconda Guerra Mondiale, 155mila persone furono oggetto di deportazioni o spostamenti.
 
Se, invece, si studia il complesso dei vari programmi di interventi etnopolitici riguardanti la regione si constata una cifra di gran lunga superiore, cioè quasi mezzo milione di persone cui era previsto un trasferimento coatto.
Sebbene anche questa cifra colga – solo molto approssimativamente – i progetti etnopolitici tedeschi e tralasci gli interventi italiani e croati, in questi dati trova espressione numerica ciò che era concepito come un complesso riordino socio-etnico e un generale riassetto territoriale della regione.
Gli interventi etnopolitici erano legati a progetti di un riordino non solo etnico, ma anche sociale della popolazione. Davano la possibilità di passare alla realizzazione di gerarchie e strutture sociali secondo i propri criteri ideologici.
I territori di insediamento, svuotati dalle popolazioni che li avevano abitati, offrivano una terra vergine a tali progetti.
Nel caso del trasferimento di popolazioni italiane in Alto Adige, diversamente da quanto praticato nelle colonie, il regime fascista rinunciò a tali programmi e dette preferenza a criteri di carattere economico, anche perché il regime si trovava impreparato all’esodo totale della popolazione tedesca.
Per la Germania nazista invece il rimpatrio degli altoatesini ed i progettati insediamenti in Slovenia ebbero il carattere di una prova generale per ben più complessi interventi etnopolitici da attuare nei territori occupati nell’est europeo.
Le misure tedesche prevedevano inoltre la profonda ristrutturazione del territorio, e specialmente del paesaggio naturale, secondo criteri definiti germanici, militari e sociali.
Ciò includeva, fra gli altri, la complessa ridefinizione del locale utilizzo della terra, ristrutturazioni urbanistiche e complessi interventi volti, fra gli altri, persino a complesse deviazioni di corsi d’acqua ecc.
 
Questa vicenda e le politiche genocidarie del nazismo vengono ricostruite e discusse a Trento mercoledì 25 gennaio 2017, alle ore 17,30 (Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale, via Roma 55), da Michael Wedekind.
L’incontro è organizzato dalla Biblioteca Archivio del CSSEO in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino.
Michael Wedekind dal 2016 lavora come storico contemporaneista presso l’Istituto centrale per la Storia dell’arte di Monaco di Baviera. In precedenza ha insegnato storia moderna e contemporanea alle università di Münster e Vienna.
È stato «guest professor» alle università di Bucarest e Trento e all’Istituto Italo-Germanico di Trento (Fondazione Kessler).
Dal 1994 collabora con la Fondazione Museo storico del Trentino (per la quale, assieme a Rodolfo Taiani, attualmente cura il terzo volume della Storia regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol nel XX secolo, dedicato alla storia demografica della regione).
 
I suoi campi di ricerca e di pubblicazione riguardano la storia moderna e contemporanea tedesca, austriaca e italiana, specialmente quella della regione Alpe-Adria, nonché il Sudest europeo (Romania, Slovenia, Ungheria).
Le sue pubblicazioni sono dedicate alla storia dei nazionalismi, dei problemi etnopolitici e delle minoranze etnolinguistiche come pure ai regimi fascisti nell’Europa del periodo interbellico e alla storia della Seconda guerra mondiale.
Su queste vicende si trovano on-line, liberamente scaricabili, in formato pdf, il n. 11 (2003) di «Altrestorie», pubblicazione della Fondazione Museo storico del Trentino: http://fondazione.museostorico.it/index.php/Pubblicazioni/Riviste/Altrestorie/AltreStorie-n.-11
E il volume «Psichiatria e Nazismo», che raccoglie gli atti del convegno tenuto a San Servolo il 9 ottobre 1998.

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