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Vaccino: arrivate oggi a Trento altre 5.850 dosi

Sempre alle 18 di oggi, risultavano somministrate 8.143 dosi, delle quali 2.634 ad ospiti di residenze per anziani – Bolzano fanalino di coda del Paese

Prosegue a pieno regime l’attività di vaccinazione della popolazione trentina.
Nella giornata di oggi sono arrivate a Trento 5.850 nuove dosi di vaccino, che saranno somministrate nei prossimi giorni.
Sempre alle 18 di oggi, risultavano somministrate 8.143 dosi, delle quali 2.634 ad ospiti di residenze per anziani.
 
In Alto Adige invece tanti «no vax» tra i sanitari.
Su 20.620 dosi di vaccino consegnate in provincia di Bolzano, ne sono state somministrate solo 6.078. Appena il 31,8%, la quota più bassa d’Italia (la media nazionale è del 73,6%).
Pesa la forte presenza di «obiettori», anche tra il personale sanitario: finora, infatti, ha aderito alla prima fase della campagna solo il 50,2% dei professionisti, 5.062 persone.
È l’assessore alla sanità, Thomas Widmann, a presentare i dati: «La partenza non è stata ottimale – riconosce – ma si può rimediare.
«Con Roma, siamo riusciti a trattare sulla scaletta delle fasce di popolazione da vaccinare per prime: da oggi, le dosi non utilizzate sugli operatori sanitari andranno agli over 80. L’obiettivo è somministrare entro la settimana il 60% di quelle consegnate.»
 
L’Alto Adige è, storicamente, una «fortezza» no vax: nel 2018, le vaccinazioni obbligatorie introdotte dal decreto Lorenzin avevano una copertura dell’85%. Una soglia tra le più basse d’Italia.
Per morbillo, parotite, rosolia e meningococco la percentuale scende fino ad avvicinarsi al 60%. Addirittura, contro il virus influenzale solo, il 37% dei residenti si era protetto nel 2019.
«Non c’è una forte apertura alla cultura dei vaccini, – continua Widmann. – Basti pensare che solo il 18,7% degli operatori sanitari ricorre all’antinfluenzale, mentre nelle altre regioni italiane la quota si avvicina al 60%».
Un contesto nel quale si inseriscono anche i primi dati sull’andamento della campagna vaccinale contro il Covid-19: a pesare è, soprattutto, la presenza di «obiettori» in periferia.

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