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Fenalt: «La Caporetto delle case di riposo»

Mentre i decessi fra gli ospiti delle case di riposo crescono, sale il grido silenzioso degli operatori che si sentono «lasciati allo sbaraglio»

«Nelle Apsp del Trentino la situazione è fuori controllo - racconta allarmato Roberto Moser, responsabile Fenalt per le case di riposo - Chiediamo un intervento veloce. Tantissimi operatori sono a casa ammalati, tanti di loro con sintomi da Covid-19.»
Sintomi che, come ha affermato in questi giorni il dott. Antonio Ferro, responsabile del Dipartimento prevenzione dell’Apss, danno adito a pochi dubbi, ora che la stagione dell’influenza si è conclusa.
«Gli operatori delle Apsp, dagli Oss a chi lavora in lavanderia o nelle cucine - afferma Moser - sono esposti al rischio del contagio o hanno già contratto il virus. Il personale si sente in balia di se stesso, costretto a mettere tutte le sue energie nel far fronte all’emergenza in un vortice di attività che lascia poco spazio alla cura dell’organizzazione, che invece è di fondamentale importanza per la prevenzione. Mancano DPI e tamponi. La Giunta Provinciale e l’Apss, chiamate sicuramente a sforzi eccezionali nell’attuale situazione, continuano a rassicurare sulle forniture, ma intanto il personale è allo sbaraglio.»
 
Moser raccoglie lo sfogo degli operatori: I colleghi ci dicono: «Ogni giorno arrivano circolari, una diversa dall’altra. Ci sentiamo come su un autobus senza conducente.»
In una emergenza come l’attuale la confusione appare a Moser un lusso che nessuno si può permettere: «Servono linee guida chiare – afferma il vicesegretario della Fenalt - poche, ma chiare, che vengano rispettate da tutti. Servono delle risposte chiare alle domande che i dipendenti fanno, anche a quelle più banali. Inutile dire che le mascherine non servono, meglio dire con più franchezza che non ci sono. Manca personale un po’ in tutte le Apsp, in certe realtà facciamo prima a contare i presenti rispetto agli assenti. Ma anche quelli che hanno resistito fino ad oggi al virus, quanto possono continuare con questi ritmi?»
«Devono riorganizzare il mondo delle APSP – conclude Moser - perché così non può andare avanti per molto, parliamo di giorni non mesi o anni. Siamo alla frutta.»

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