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Nel nuovo rapporto Euricse l’evoluzione del fenomeno

Imprese di comunità che producono beni o servizi in maniera stabile e continuativa

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Le imprese di comunità sono imprese che producono beni e/o servizi in maniera stabile e continuativa, tra cui rientrano, ad esempio, anche quelli di interesse pubblico.
Esse hanno un carattere cooperativo e si caratterizzano per il loro forte radicamento all’interno della propria comunità con l’obiettivo, attraverso le attività realizzate, di migliorarne le condizioni di vita e rispondere ai bisogni dei soggetti che la compongono.
oggi, sono 109 quelle individuate in Italia e presenti nel database che Euricse ha costruito e sta costantemente aggiornando.
Realtà che si stanno diffondendo uniformemente nel territorio nazionale, con un’equa distribuzione tra il Nord (27%), il Centro (36%) e il Sud (37%).
 
Questo fenomeno, di cui già si conosceva il valore, mostra nuovo slancio soprattutto nell’ottica della ripartenza post-pandemia, dove si riconosce nell’autorganizzazione delle comunità locali, la chiave per rispondere alle future necessità sociali ed economiche del nostro Paese.
Nel caso del Trentino, riflessioni valide anche in previsione di una normativa regionale sul fenomeno, come discusso nell’evento «Le cooperative di comunità in Trentino Alto Adige: nuove opportunità di partecipazione e sviluppo locale», organizzato a Palazzo Widmann di Bolzano il 29 gennaio 2020.
«Le imprese di comunità – è il commento del ricercatore Euricse Jacopo Sforzi – possono avere un posto di rilievo nel dibattito attuale ed essere un valido strumento quando pensiamo a come far ripartire il Paese. Mai come oggi abbiamo bisogno di ripensare il modello di sviluppo italiano facendo leva sulle comunità locali. È fondamentale valorizzare le nuove forme di imprenditorialità che nascono grazie all'impegno e alle capacità di chi i luoghi li vive realmente.»
 
La ricerca
L’analisi, condotta dai ricercatori Jacopo Sforzi e Cristina Burini, punta a cogliere la rilevanza e le potenzialità delle imprese di comunità per lo sviluppo locale, partendo dalle specificità che distinguono queste forme di impresa.
I dati sono stati raccolti tramite questionario (76 i questionari inviati, 48 restituiti).
Gli otto casi studio invece sono stati realizzati tramite interviste semi-strutturate.
L’indagine rivolge particolare attenzione ai processi generativi di questi modelli imprenditoriali, alla loro capacità di favorire e promuovere il protagonismo dei cittadini nella co-produzione e co-gestione di beni e servizi, alle ricadute delle loro attività e del loro modo di operare sulle condizioni economiche e sociali del territorio, sia esso urbano o rurale.
Il rapporto è il proseguimento, del lavoro, ormai decennale, di Euricse sul tema (rif. Euricse, Libro Bianco sulla cooperazione di comunità, 2016; P.A. Mori e J. Sforzi, Imprese di comunità, Il Mulino, 2018).
Perché si costituiscono le imprese di comunità? – Dai questionari emerge che le imprese di comunità sono state costituite principalmente per quattro ragioni: la necessità di ricostruire/rafforzare il tessuto sociale di un dato territorio (86,4%), il contrasto allo lo spopolamento (81%), la necessità di rispondere a bisogni specifici della popolazione (77,3%), e, infine, il desiderio di offrire servizi mancanti alla comunità (77%).
 
Settori di attività
I settori interessati dall’attività delle imprese di comunità sono principalmente: turismo (41%), agricoltura (21%), servizi alla persona (14%), cultura (10%), ricreazione (8%) ed energia (5%).
In generale le nuove imprese di comunità si contraddistinguono per il perseguimento dell’interesse generale di tutta la comunità, senza alcun tipo di distinzione o limitazione (sono multi-attoriali), attraverso la realizzazione e l’integrazione di molteplici attività differenti (sono multi-settoriali).
 
Il ruolo dei gruppi promotori e dell’ente pubblico
Tra i fattori fondamentali e indispensabili che contribuiscono al processo generativo di un’impresa di comunità, uno dei principali è la presenza di un gruppo promotore.
Dai dati emerge che il 74 % delle imprese di comunità nasce grazie ad un gruppo informale di individui con ideali comuni.
Si osserva, poi, una buona presenza dell’ente locale nella fase iniziale di presentazione e promozione del progetto imprenditoriale, con un 46% di organizzazioni che dichiarano di averlo coinvolto fin dalle fasi iniziali.
In questo senso, la maggior parte delle organizzazioni (58%) ha risposto che l’amministrazione locale ha sostenuto positivamente la nascita dell’impresa di comunità durante il suo processo di costituzione.
 
Forme giuridiche
La diversità dei modelli di governance adottati fino ad oggi dalle imprese di comunità emerge chiaramente dalla ricerca.
Su 109 imprese, la cooperativa di produzione e lavoro è la forma giuridica più diffusa (57 imprese), seguita dalla forma «altra cooperativa» (18 imprese) e dalla cooperativa sociale (14 imprese).
Di queste ultime, 8 hanno optato per la cooperativa sociale mista; 4 sono cooperative sociali di tipo B (orientate quindi all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati) e 2 cooperative sociali di tipo A.
 
Il rapporto è disponibile a questo link.

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