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Un sunto della Relazione della Banca d'Italia 2019

«Ci vorrà tempo per tornare a una situazione di normalità, presumibilmente diversa da quella a cui eravamo abituati fino a pochi mesi fa»

Avviare «un dialogo costruttivo tra Governo, imprese dell'economia e della finanza, istituzioni, società civile perché nessuno deve perdere la speranza».
Così il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nella sua relazione annuale 2019.
«Le banche italiane – spiega Visco – si trovano ad affrontare la crisi in una posizione di maggiore forza rispetto a quella in cui si trovavano prima della doppia recessione del 2008-2013» e non si sono registrate tensioni sul fronte della liquidità.
Per Visco «anche grazie al rafforzamento conseguito negli ultimi anni e agli interventi di rifinanziamento della banca centrale, il sistema bancario è oggi in grado di sostenere le ingenti esigenze di liquidità delle famiglie e delle imprese.»
 
«Ci vorrà tempo – spiega Visco – per tornare a una situazione di normalità, presumibilmente diversa da quella a cui eravamo abituati fino a pochi mesi fa, ipotizzando uno scenario di base con un Pil a -9% nel 2020 che nel 2021 recupererebbe la metà della caduta e altre ipotesi più negative, anche se non estreme, con un -13% quest'anno e una ripresa molto lenta nel prossimo.
«L'incertezza oggi è forte, ma da più parti si dice insieme ce la faremo, anche avviando un dialogo costruttivo tra Governo, imprese dell'economia e della finanza, istituzioni, società civile perché nessuno deve perdere la speranza.»
 
Dalla fine di febbraio la diffusione dell'epidemia di Covid-19 ha determinato un forte impatto negativo sull'attività economica.
Nel primo trimestre il PIL ha registrato una flessione del 4,7 percento; sulla base di nostre valutazioni, il calo sarebbe stato più accentuato nelle regioni del Nord.
Alla contrazione del prodotto avrebbe contribuito soprattutto la marcata diminuzione della spesa delle famiglie.
Da marzo l'interscambio con l'estero e i flussi turistici hanno risentito della flessione della domanda globale e dell'interruzione delle attività produttive «non essenziali» disposta dal Governo per contrastare la diffusione dell'epidemia.
Gli indicatori disponibili segnalano una significativa caduta del prodotto anche nel secondo trimestre, che si rifletterebbe in un deciso calo nel complesso dell'anno in corso.
 
Da marzo l'emergenza sanitaria ha determinato una riduzione degli occupati, soprattutto tra i dipendenti a termine; nel complesso del primo trimestre è stata pari allo 0,4 per cento nel confronto con gli ultimi tre mesi del 2019.
Il calo delle posizioni lavorative è stato in parte frenato dalla sospensione dei licenziamenti per motivi economici e dal potenziamento della Cassa integrazione guadagni. Il deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro potrebbe essere più accentuato nei mesi primaverili, specie nel segmento dell'occupazione a termine.
L'inflazione è stata particolarmente moderata nel primo trimestre e si è collocata su valori appena positivi in aprile. Sia le aspettative di inflazione registrate sui mercati finanziari dell'area dell'euro, sia le intenzioni espresse dalle imprese italiane sui propri listini nei prossimi dodici mesi sono state riviste al ribasso.
 
Le prospettive della finanza pubblica sono state decisamente modificate dall'emergenza sanitaria. Nelle previsioni ufficiali il disavanzo del 2020 e quello del 2021 salirebbero rispettivamente di circa 8 e 4 punti percentuali in rapporto al PIL rispetto a quanto programmato nella scorsa sessione di bilancio; il rapporto tra il debito e il PIL aumenterebbe di oltre 20 punti percentuali quest'anno, raggiungendo il 155,7 per cento, nel 2021 diminuirebbe grazie alla ripresa economica.
Un ritorno alla crescita dell'economia italiana nel prossimo decennio è possibile con adeguati aumenti della partecipazione al mercato del lavoro e dell'occupazione, degli investimenti e della produttività.
Secondo le previsioni formulate nella primavera di quest’anno dalla Commissione europea, l’indebitamento netto dell’Italia sarebbe pari all’11,1 e al 5,6 percento del PIL rispettivamente nel 2020 e nel 2021.
 
Il rapporto tra il debito e il prodotto raggiungerebbe il 158,9 percento nel 2020 per poi scendere al 153,6 nel 2021. La Commissione ha raccomandato all’Italia di attuare, in linea con la clausola di salvaguardia generale, tutte le misure utili ad affrontare efficacemente la pandemia e sostenere l’economia.
Secondo valutazioni della Banca d'Italia gli ammortizzatori dovrebbero essere in grado di ridurre in misura rilevante l’incremento della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi da lavoro dovuto all’emergenza sanitaria: l’indice di Gini, calcolato considerando anche i trasferimenti, scenderebbe al 35 per cento nell’ipotesi che tutti i potenziali beneficiari degli ammortizzatori ne abbiano effettivamente usufruito.
Nel medio termine sussiste però il rischio che l’emergenza Covid-19 accentui le disuguaglianze, sia per la maggiore presenza di lavoratori a basso reddito nei settori con più elevato rischio di contagio e con minore possibilità di lavoro a distanza, sia perché gli ammortizzatori sociali offrono un sostegno di natura temporanea, a fronte di ripercussioni potenzialmente durature sulla capacità reddituale dei lavoratori più coinvolti.
 
L'Istat indica che l'indice nazionale dei prezzi al consumo registra a maggio una diminuzione dello 0,1% su base mensile su base annua.
Lo rileva l'Istat sottolineando che l'inflazione è negativa per la prima volta dall'ottobre del 2016. Cresce invece del 2,6% tendenziale (+0,7% su aprile) il carrello della spesa che raggruppa i beni alimentari, per la cura della casa e della persona.
Nel primo trimestre del 2020 il Pil dell'Italia è diminuito del 5,3% rispetto al trimestre precedente e del 5,4% sul 2019.

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