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La rivolta dei panettieri risale nell'arco dei secoli

L’11 Novembre 1628, giorno di San Martino, a Milano ci fu la rivolta del pane

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L’11 Novembre 1628, giorno di San Martino, a Milano ci fu la rivolta del pane. I cittadini assaltarono i forni a causa di una carestia. L’episodio fu descritto da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi. Quasi quattrocento anni dopo, la storia sembra ripetersi proprio in prossimità dell’11 Novembre. Questa volta a scendere in piazza sono i panificatori, i pasticcieri, i produttori di prodotti da forno. La protesta parte dalla Toscana, ma sembra allargarsi a macchia d’olio in tutto il Paese. Ai costi esorbitanti delle bollette e agli aumenti delle materie prime, si aggiungono il calo dei consumi e le difficoltà a reperire il personale. I costi, dichiarano i panificatori, superano i ricavi.
 
«Avevamo già affrontato questo problema alcune settimane fa – ha ricordato il presidente dell’Associazione Nazionale Autonomi e Partite Iva Eugenio Filograna (foto a pié di pagina)– quando abbiamo detto che il pane sta diventando un bene di lusso. Molti panifici hanno già messo in cassa integrazione i dipendenti ed il prossimo passo sarà la chiusura totale delle attività. Infatti, delle circa cinquemila imprese di panificazione in Italia, nei prossimi mesi la metà rischia la chiusura, con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. Il Ministero alle Imprese a cui si è aggiunto il “Ministero al Made in Italy”, rischia di veder ridurre un settore di alta qualità come quello dei prodotti da forno italiani. Il settore agroalimentare, così come molti gli altri, è in grave difficoltà. Sulle nostre pagine riceviamo ogni giorno richieste d’aiuto da micro, piccole e medie attività. Noi Autonomi e Partite Iva attendiamo azioni decise ed immediate da parte del Governo. Abbiamo anche proposto delle soluzioni immediate ed efficaci come il Risanamento Equitativo; esso rilancerebbe la nostra economia rispetto ad un condono che avrebbe solo un effetto placebo».
 
Insiste ancora una volta il presidente Filograna sul progetto del Risanamento Equitativo. Michele è un giovane panificatore con due aziende affermate di prodotti da forno in Puglia. La sua storia è simile a migliaia di attività come le sue dislocate in tutta Italia. Michele è anche uno dei tanti associati dell’Associazione Nazionale Autonomi e Partite Iva.
«I nostri costi – racconta Michele - sono aumentati in maniera vertiginosa, ad iniziare dalle bollette di energia elettrica e del gas che in un solo anno si sono quadruplicati. Stessa cosa dicasi per le materie prime i cui, nel migliore dei casi, si sono raddoppiati. Sto parlando di farina, burro, mozzarella, lievito di birra, olio di semi (arrivato a costare più dell’olio d’oliva). Per venire incontro ai nostri clienti abbiamo aumentato i prezzi solo del 15% mentre i profitti si sono completamente azzerati. Nonostante il contenimento degli aumenti abbiamo registrato una diminuzione di vendite dal 30 al 40%. Ma se non aumenteremo i prezzi di vendita al più presto, entro la fine dell’anno saremo costretti a chiudere.»
 

 
Quello di Michele (foto qui sopra) è un rinomato panificio che produce oltre al pane, altri prodotti da forno come focacce, biscotti ed anche panettoni natalizi artigianali. Proprio su questi egli si sofferma: «Abbiamo deciso di dimezzare la produzione rispetto allo scorso anno e di apportare un aumento di 5 euro del solo costo ricetta. Questo per cercare di limitare l’aumento del prezzo finale che sarà comunque del 50% in più rispetto a quello dello scorso anno. Ma se accadrà quello che sta già avvenendo per il pane, del quale la famiglia sembra aver ridotto i consumi, prevediamo una riduzione drastica anche dei prodotti tradizionali natalizi che in passato ci ordinavano da ogni parte d’Italia. Mantenere aperte le attività a queste condizioni è impossibile. Lavoriamo senza profitti, addirittura rimettendoci. Se il nuovo governo non ci aiuterà perlomeno con interventi strutturali per limitare l'impatto della crisi energetica, da qui a Natale non ce la faremo a sopravvivere».
 
Ma dalla storia di Michele manca un tassello significativo: il personale.
«Stiamo cercando personale da mesi, naturalmente offrendo una paga sindacale. Ci siamo rivolti all’Agenzia per l’Impiego ma abbiamo dovuto aspettare più di un mese per ricevere dei nominativi. Si sono presentati otto candidati, sette dei quali hanno subito rifiutato quando hanno appreso di dover lavorare la notte. Oltretutto si trattava di profili privi di formazione che avremmo dovuto fornire noi. Ne abbiamo in prova solo uno, ma abbiamo dubbi che rimanga».
 
In epoca romana le autorità distribuivano il grano a prezzo calmierato o addirittura gratuitamente. Per realizzare questo era necessaria una struttura che curasse il reperimento e il trasporto di grandi masse di cereali, dapprima dalla Sicilia e poi dall'Egitto. Ora, però, siamo in un’altra epoca. Non c’è più l’Impero Romano, ma una Europa che, purtroppo, corre su binari diversi. Restano i problemi: scarseggia il grano, la farina, le altre materie prime, ma soprattutto mancano misure straordinarie che evitino un finale tragico di tante storie simili a quella di Michele. E allora non ci resterà che rivolgersi al Signore per avere il nostro pane quotidiano, sperando che almeno Lui ci esaudisca.

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