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Fp Cgil: «Dal 2006 esternalizzazioni selvagge»

Il sindacato è contro il dumping contrattuale: pieno appoggio all’iniziativa dei precari degli enti culturali

La Funzione pubblica Cgil, con Stefano Galvagni e il segretario generale Luigi Diaspro, considera urgente, necessario e pienamente condivisibile l'atto di accusa dei 215 precari degli istituti culturali trentini, apparsa oggi sulla stampa.
«Seguiamo da anni le vicende di questi lavoratori. Siamo stati praticamente gli unici a provare ad aiutarli, fin dai tempi di Dellai. Con l’assessore Mellarini avevamo compiuto qualche timido passo avanti. Poi è stata fatta tabula rasa di tutto.»
Galvagni ricostruisce la storia recente: «Il tema si protrae dal 2006, quando cominciarono le prime stabilizzazioni: processi che provarono a superare le allora consentite forme di collaborazione esterna che, di fatto, vedevano impegnati dei dipendenti mascherati da professionisti esterni. Una nuova stabilizzazione avvenne nel 2010, poi nient’altro. Dal 2014 i numeri sono risaliti, i pensionamenti sono stati rimpiazzati quasi solo da nuovi precari finché, per i limiti imposti dalle nuove normative, si è passati agli affidamenti esterni. Da lì in poi si è imboccata una discesa senza fine, che Fp-Cgil ha denunciato subito: si chiama dumping contrattuale, ovvero si cambia il tipo di collaborazione per sfuggire alle norme del contratto collettivo. Le condizioni diventano insostenibili, con trattamenti economici ridicoli e orari folli.»
 
In questo quadro è emersa l’ulteriore precarietà dei lavoratori degli appalti, la cui condizione è stata più volte denunciata dalla Fp Cgil, per ultimo sul loro presunto «vantaggio» di poter contare sulla cassa integrazione, espresso dal Direttore Lanzinger cui piace il sistema americano.
Nella precedente consigliatura provinciale, uno dei pochi atti concreti ha dato la possibilità ad alcuni precari del Mart di passare da collaboratori esterni a dipendenti a tempo determinato, con contratto triennale.
«Ma subito dopo è arrivata la beffa, perché le recenti stabilizzazioni li hanno esclusi in quanto non hanno tenuto conto della loro situazione specifica, che li vede precari da 10 anni.»
Spiega ancora Galvagni, che prosegue: «Fp-Cgil ha fatto presente in diversi incontri, anche all’assessore Bisesti, che questa situazione è insostenibile sia per i lavoratori sia per i musei, che non possono andare avanti con una prevalenza di precari. Ora sembra che una possibile soluzione tampone sia abbandonare la forma di appalto attuale, quando scadrà, per arrivare a un appalto tramite lavoro interinale. Migliorerebbe il trattamento economico, ma terrebbe tutti nel precariato.»
 
La richiesta di Fp-Cgil è consentire a queste persone di accedere alle forme di welfare legate all’emergenza ma non solo: «È urgente affrontare insieme alla politica, alla dirigenza, ai sindacati il tema di cosa vogliamo siano i musei trentini. Siamo consapevoli che una parte di lavoratori nei musei è funzionalmente utile se flessibile, sappiamo che i musei hanno rappresentato per tanti neolaureati un momento di specializzazione. Ma un conto è consentire queste esperienze, altra cosa è basare l’intera attività sul precariato.»
Fp Cgil proporrà e sosterrà tutte le iniziative volte a far emergere la questione e a individuare soluzioni, a partire da un processo di re-interenalizzazione dei servizi museali.

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